| Illustrazione di Paolo Ghelfi |
Chi viaggia in treno sulla linea Roma-Avezzano avrà notato ogni tanto il suono del convoglio che urta la chioma di alberi. Un sistema di potatura passiva, diciamo così.
Anche pensando a questo non mi sono stupito
granché quando il 13 agosto 2026 sul treno da Avezzano per Roma Tiburtina che
avrebbe dovuto partire alle 18.25, e che invece non partiva, si è sentito che
la causa erano rami sulla linea.
Come al solito, il problema è stato comunicato solo dopo
l’orario di partenza del treno e dopo che i biglietti della corsa erano stati
venduti fino all’ultimo momento utile e non erano più modificabili.
E purtroppo, oltre all’incapacità di Rete Ferroviaria
Italiana di garantire in quel frangente la funzionalità della linea (che due
giorni prima era in crisi per un passaggio a livello guasto a Guidonia e che è
stata chiusa solo un paio di mesi fa per aggiornamenti), sono riemersi una
serie di comportamenti vessatori di Trenitalia verso i clienti dei treni
regionali. Ricordandoli pubblicamente, spero di contribuire a qualche
miglioramento.
Intanto c’è un problema di onestà nella comunicazione. La
capatreno dopo oltre mezz’ora dall’orario di partenza ha annunciato che il
treno sarebbe stato “accorpato” al successivo di oltre 2 ore e mezza dopo e che
non ci sarebbero stati mezzi sostitutivi. Accorpato un corno, il treno è stato
soppresso senza alcun supporto ai clienti. Nemmeno la possibilità di attendere
a bordo perché “io devo chiudere il treno” ha detto tautologicamente sempre la
capatreno.
Quel che nessuno ha raccontato ai clienti lasciati sulla
banchina è che il fantomatico rimborso dei treni regionali in ritardo di più di
un’ora non è affatto automatico come l’azienda ha raccontato dopo l’ultimo
aggiornamento delle regole. Per aver indietro i soldi infatti il personale di
bordo deve aver scansionato il biglietto. Cosa che non avviene perché durante i
disservizi i capitreno tipicamente si nascondono nell’area chiusa della
conduzione del treno e, anche quando non lo fanno, i biglietti li controllano a
campione o niente affatto. A maggior ragione, se il treno non parte proprio,
nessuna scansione avviene. La mia esperienza poi è perfino peggio: l’unica
volta che in un regionale in ritardo di più di un’ora ho fatto scansionare il
biglietto andando a stanare il capotreno che non si era mai fatto vedere nel
vagone, non ho ricevuto comunque alcun rimborso.
Questo del finto rimborso automatico è particolarmente
vessatorio visto che il biglietto si considera usato al momento della partenza
del treno e da allora non è più riutilizzabile anche se il treno in realtà è
soppresso. Conseguenza: se compri un biglietto di un treno regionale che poi
non parte o magari non si fa nemmeno vedere in stazione l’unica certezza che
hai è di aver perso anche i soldi.
“Il personale di bordo è a disposizione per qualunque
necessità” recita un irritante annuncio periodico sui convogli. Sarebbe apprezzabile che lo fosse almeno per ciò che attiene il loro dovere.
Derrick sarà felice di ospitare qui repliche del gruppo FS sui punti sollevati.
Link
- Delle regole vessatorie dei biglietti regionali Trenitalia avevamo già parlato qui.
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