| Illustrazione di Paolo Ghelfi |
Preparando questa puntata mi sono subito accorto di essermi messo in un pasticcio più faticoso di quanto pensassi.
Parliamo di infrastrutture per la mobilità ciclistica nelle
coste dell’Italia continentale, tentando un confronto tra Tirreno e Adriatico. Userò
anche la mia esperienza, che nell’Adriatico copre quasi interamente la tratta da
Milano Marittima a Barletta e da Brindisi a Marina di Lecce, e sulla riva
opposta da Savona a Genova e vari tratti in Toscana e Lazio.
Quantificare la parte di costa percorribile in ciclabili è
più difficile di quanto si possa pensare, per diversi motivi.
Uno: perché dipende dalla disponibilità a seguire sempre o
quasi sempre la costa anche quando ci sono penisole impegnative (il Gargano,
per esempio, se fatto tutto sulla costa aggiunge quasi 200 km e paradossalmente
aumenta il tratto su strade automobilistiche trafficate, ci sono passato solo
un mese fa. Situazione simile – ma non l’ho testato in bici – nello splendido
Cilento).
Due: perché dipende da cosa s’intende per pista ciclabile.
Un sentiero lo è? Fino a che livello di difficoltà? Quanto consideriamo la bici
un mezzo di trasporto e quanto uno strumento per cimentarsi in piccole imprese
sportive o d’avventura inoltrandosi nelle diverse are protette delle due coste?
(Per esempio il pur piatto Polesine, il monte Conero a Sud di Ancona, la
riserva naturale di Punta Aderci a Vasto, la lunga striscia di terra della riserva
del lago di Lesina nel foggiano, resa impervia dalla sabbia e dove – esperienza
personale – avere poca acqua ed esaurire i ricambi per gli pneumatici può
mettere in seria difficoltà ed è improbabile incrociare anima viva sull’intero
percorso. Sul Tirreno, le Cinque Terre con solo una parte di percorso ciclabile
costiero agibile costringono a notevoli dislivelli per prendere e abbandonare
le strade montane, la riserva tra Populonia e Piombino e ancora di più il parco
naturale della Maremma sono meravigliose ma impegnative, e la seconda presenta irritanti
restrizioni di accesso. La disponibilità a trasformare il percorso in un
trekking per mountain bike lo modifica molto in termini di tempo, impegno e
proporzioni tra tipi di superfici.
Tre: sembra forse strano, ma non ci sono fonti complessive ufficiali
sulle ciclabili italiane. Del resto si tratta di progetti spesso di competenza
locale. I numeri che riporterò sono in larga parte il risultato di simulazioni
con il software di navigazione Komoot e, quando possibile, della mia
esperienza.
Visto che ho già finito il tempo per la prima puntata vi lascio
anticipando che come sospettavo l’Adriatico batte il Tirreno in termini di
copertura ciclabile. Muggia-Otranto (sempre con le variabilità di cui sopra) è
più breve di quasi 300 km rispetto a Imperia-Reggio Calabria, eppure ha circa 100
km in più di percorso su ciclovia rispetto ai circa 300 del Tirreno, dove peraltro
l’infrastruttura è quasi tutta in Liguria e Toscana del Nord, più qualcosa nel
litorale romano e salernitano e brevi tratti urbani altrove.
Link
- Le "Camminate (im)possibili" di Derrick: https://derrickenergia.blogspot.com/search/label/Camminate%20%28im%29possibili
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