| Illustrazione di Paolo Ghelfi |
Dopo la crisi energetica dell’invasione dell’Ucraina, alcune
delle reazioni pubbliche di messa in sicurezza contro gli effetti della
scarsità di gas ci sono costate molto care, soprattutto quella (con Draghi al
governo) di riempire gli stoccaggi nell’estate del 2022 in vista dell’inverno
successivo indipendentemente dal prezzo del gas del momento. Con risorse
pubbliche gli stoccaggi sono stati riempiti per la gioia dei trader che ne
hanno venduto il gas al prezzo più alto di sempre, e la differenza tra quel
prezzo e il valore di mercato successivo è diventata una perdita secca per la
collettività la cui valorizzazione definitiva dipende appunto dal prezzo del
momento in cui si chiuderà del tutto l’operazione rivendendo il gas, ma che
salvo nuove impennate catastrofiche ammonta a diversi miliardi.
L’attuale via libera europeo a fare una quindicina di
miliardi di nuovo debito per gestire la crisi attuale mi fa tremare le gambe,
soprattutto se penso che avviene in un paese ormai in campagna elettorale e dove
il governo già prima di questa fase ha inanellato – anche sull’energia –
posizioni perlopiù di propaganda anziché proposte di riforme o decisioni di
investimenti strutturali. E quando gli investimenti ci sono, possono essere
scellerati come la metanizzazione tardiva della Sardegna che ci condanna a pagare
ulteriori aggravi sulle forniture gas per i prossimi 10-15 anni almeno (link sotto alla puntata specifica).
Per fortuna le decisioni più quotidiane e tecniche dei
ministeri hanno continuato a perseguire anche azioni corrette e indispensabili,
come lo sviluppo della capacità di accumulo e delle reti elettriche per usare
al massimo l’energia rinnovabile e i sistemi pubblici di fissazione anticipata
del prezzo di acquisto dell’energia dai produttori di fonti rinnovabili, che da
un lato ne aiutano lo sviluppo, dall’altro riducono la volatilità del prezzo
dell’energia ed eliminano i cosiddetti extraprofitti dei produttori quando il
prezzo di mercato è più alto di quello garantito (come ora in cui il primo è
circa il doppio del secondo e quindi questi meccanismi stanno calmierando di
tanto la bolletta rispetto a quel che succederebbe in loro assenza).
Come ha dichiarato Energy Advisor, se il nuovo debito d’emergenza
lo evitassimo anziché uscire con qualche trovata di sussidio pre elettorale,
magari di nuovo al gas, non sarebbe affatto male. Quando questa puntata sarà in
onda, forse ne sapremo già di più.
Nel frattempo alcune aziende dell’energia, almeno nelle loro
campagne pubblicitarie, sembrano ritenere la loro clientela di riferimento una
manica di fessi. Una sta proponendo ai
clienti di fissare il prezzo dell’energia per tre anni. Adesso, quando è vicino ai massimi di sempre. È come una banca che ti suggerisce il mutuo a
tasso fisso quando i tassi di interesse di mercato sono alle stelle. Oppure produttori di apparecchi scaldaacqua
domestici, attivi sia su quelli elettrici che a gas, che propongono di
risparmiare sulla bolletta installando caldaie a gas anziché pompe di calore elettriche
molto più efficienti e combinabili con l’autoproduzione fotovoltaica.
Qui sotto il link a una piccola guida al
risparmio energetico in casa e alla scelta del contratto d’energia.
Link
- Quattro consigli di Derrick ai consumatori domestici di energia
- La puntata sulla metanizzazione della Sardegna, con l'ormai celebre nuraghe a gas di Paolo Ghelfi