domenica 26 settembre 2021

Impennata dei prezzi elettrici a fine estate 2021 (Puntate 497-8 in onda il 21-28/9/21)

Batteria nei pressi di Playa Divisidero
Una batteria nel bosco
nei pressi di Chacala
(Stato di Nayarit - Messico)
(Foto Derrick, 2021)
Puntata 497 (21/9/21)

Il prezzo dell’elettricità, i lettori di Derrick lo sanno ma temo siano tra i pochi vista la qualità del dibattito in corso, è determinato da fattori sia regolati sia di mercato. I primi sono un insieme di oneri che coprono soprattutto i costi delle politiche ambientali – in particolare i sussidi alle fonti rinnovabili - e i costi delle reti, i secondi sono soprattutto i costi di combustibile della produzione termoelettrica che determinano, quando le centrali termoelettriche sono necessarie a soddisfare la domanda, il prezzo all’ingrosso momentaneo dell’energia.

Anche se ormai la maggior parte dell’energia al dettaglio è venduta a condizioni liberamente proposte (e scelte) sul mercato, ha ancora molto seguito mediatico l’aggiornamento periodico che l’Autorità dell’energia fa delle tariffe regolate dedicate ai clienti soprattutto domestici che non hanno mai scelto un fornitore sul mercato.

L’imminente aggiornamento molto al rialzo di questa tariffa ha scatenato un dibattito pubblico in cui, come spesso capita, le posizioni che hanno fatto più rumore sono quelle più infondate, propugnate anche da politici e giornalisti generalisti.

Sperando di contribuire in modo utile, ecco qui alcune affermazioni facili da verificare:

  • L’aumento repentino del prezzo all’ingrosso dell’elettricità (che a settembre [2021] si è mosso ampiamente oltre i 100 €/MWh e negli ultimi giorni attorno ai 150 € - mentre un anno fa nello stesso periodo era sui 50) è determinato perlopiù da un aumento violento del prezzo del gas che nel nostro paese è ancora determinante per coprire la punta di domanda elettrica. Infatti, le centrali a gas offrono energia nella borsa elettrica a un prezzo non inferiore a quello necessario a coprire i costi di combustibile (e i permessi a emettere CO2, si veda poco sotto), e non potrebbero fare altrimenti. L’aumento del prezzo del gas a sua volta è causato dalla ripresa globale dei consumi che ha colto gli stoccaggi meno pieni di quanto normalmente siano in questa stagione, anche a causa della scorsa primavera più rigida del previsto.
    Il prezzo all'ingrosso dell'elettricità dipende però non solo dal gas, ma anche dai permessi a emettere CO2 che le centrali termoelettriche devono acquistare. Il prezzo di questi permessi è aumentato a inizio settembre [2021] rispetto a metà agosto di una decina di €/t (con un impatto sui costi di un Megawattora a gas di meno della metà), ma è comunque rimasto in un'area tra 50 e poco più di 60 €/t da maggio [2021] alla data di questo post (link sotto), e quindi ha un impatto minimo rispetto agli aumenti recenti del prezzo all'ingrosso dell'elettricità.

  • Anche le politiche ambientali costano, certo, al momento una decina di miliardi all’anno nelle bollette, cioè una trentina di € per ogni MWh che consumiamo, ma questo conto non solo non si muove in modo repentino, ma è in fase di calo strutturale da anni, perché da anni le convenzioni inizialmente troppo generose per sostenere gli impianti rinnovabili sono state sostituite da altre che lo sono molto meno (tanto che gli obiettivi di nuova capacità rinnovabile che il Governo si propone non vengono al momento raggiunti).

  • Più rinnovabili non programmabili comportano anche più costi di bilanciamento della rete, ma si tratta di una voce per ora relativamente modesta rispetto al prezzo complessivo (una decina di € a MWh) e le cui fluttuazioni quindi non hanno al momento un effetto paragonabile a quelle determinate dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili.

Conclusione: l’impennata di prezzo elettrico di questo periodo non c’entra quasi per nulla con le politiche ambientali.

Nello stesso tempo, politiche incoerenti con la decarbonizzazione (per esempio nuovi investimenti sulle stesse fossili che dovranno essere abbandonate, si pensi alla metanizzazione della Sardegna) molto verosimilmente aumenteranno il costo della decarbonizzazione stessa, perché dovranno essere ripagate anche se si riveleranno presto – o addirittura subito – inutili.


Puntata 498 (28/9/21)

Bentornati a Derrick. Nella scorsa puntata abbiamo cercato di fare chiarezza sulla causa degli aumenti recenti dell’elettricità, dovuti in gran parte a una carenza momentanea di gas a livello mondiale non dissimile da altri settori che coinvolgono per esempio materie prime alimentari, della manifattura pesante, dell’elettronica.

Scorte ridotte e investimenti rimandati in molti settori durante il Covid per limitare il capitale immobilizzato dalle aziende in difficoltà, uniti alla ripartenza dei consumi, stanno causando un’insufficienza temporanea di capacità produttive che era stata ampiamente anticipata da osservatori come l’Economist. Conseguenza di questo è l’inflazione, che infatti si sta risvegliando rapidamente e di cui, certo, l’energia è una componente importante. (Solo io sto notando che da noi un primo piatto in trattoria ora non costa meno di 12 euro mentre la norma fino a poco fa era 10 o meno?).

Il Governo sta predisponendo mentre scrivo questa trasmissione un decreto per contenere gli aumenti del prezzo dell’energia con l’utilizzo di risorse fiscali per alcuni miliardi nell’ultimo trimestre del 2021. Con tutele più forti per i clienti a basso reddito, ma con effetti su tutti, anche su chi ha un contratto a prezzo fisso e non sta subendo alcun aumento di bolletta. Ha scritto sul tema Carlo Cottarelli su Repubblica il 24 settembre [2021]:

Per anni le istituzioni internazionali e tutti coloro che hanno a cuore il futuro del pianeta hanno sottolineato le conseguenze negative di sussidi generalizzati (all’energia e non). Qui, per giunta, si sussidia l’energia “sporca”. L’incoerenza con le politiche di transizione ecologica è evidente. Questo vale soprattutto per la parte dell’aumento dovuta al maggiore costo dei permessi di emissione, il cui scopo è quello di scoraggiare i consumi. Ma l’incoerenza è presente qualunque sia la causa dell’aumento dei prezzi.

Aggiungerei che fenomeni simili, come accennavo, li stiamo vedendo in altre materie prime. Fiscalizzeremo l’aumento delle farine, dei minerali ferrosi e no, dei chip, magari riducendone l’IVA?

Per un Paese con livelli di spesa fiscale e di imposte sui redditi molto alti, aumentare ancora la spesa fiscale e quindi le future nuove imposte a me sembra folle. Nel caso dell’energia, poi, la capacità dei consumatori di reagire a segnali di prezzo è fondamentale perché le politiche ecologiche del “chi inquina paga” siano efficaci. Se gli aumenti di prezzo vengono contrastati con le tasse anche a spese di chi non consuma, e indipendentemente dal mix di fonti energetiche scelte da un cliente, buona parte delle politiche di responsabilizzazione dei consumatori va a ramengo.


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domenica 12 settembre 2021

Camminate (im)possibili: il parco della Maremma (Puntata 496 in onda il 14/9/21)

Il mare visto da uno dei sentieri
sui monti dell'Uccellina (foto Derrick)
Chi come me cammina o va in bici sa che purtroppo quasi tutti i percorsi interessanti devono fare i conti con accessi a proprietà private più o meno presidiate da minacce di cani cattivi (che per fortuna di solito non lo sono), cancelli, fili spinati.

In quest’episodio delle camminate impossibili di Derrick parlerò di un’area naturale pubblica anch’essa purtroppo di difficile accesso: il parco regionale della Maremma. In un’assolata mattina di inizio settembre [2021] guidavo pigramente sull’Aurelia in direzione Roma da Grosseto e mi sono fermato a Talamone per una passeggiata. Ho sempre nel bagagliaio scarpe e zaino pronti per camminare, quando non c’è anche la bici, e ho pensato di farmi un giro per il parco della Maremma, che si estende nei monti dell’Uccellina che si alzano tra Talamone a Sud e, credo, un canale poco sotto la Principina nei pressi di Marina di Grosseto, a Nord.
Una zona non vastissima, ma meravigliosa, e con accessi al mare solitari in cui – nella mia piccola esperienza – i pochi bagnanti arrivano perlopiù via mare con barche private. Lasciata l’auto nel parcheggio dell’acquario di Talamone (chiuso, immagino per covid) dove c’è anche la Pro Loco (era chiusa) ho iniziato a salire a piedi verso uno dei sentieri più ovvi che vedevo nelle mie applicazioni di mappe per bici e trekking, che si stacca da una delle tante strade private verso le ville sul mare.

Trovo una barriera per impedire auto e moto, ma anche un inaspettato cartello che indica l’obbligatorietà di prenotare una visita guidata nel periodo estivo.
Io avevo lì per lì deciso di mettermi gli scarponcini, e in generale pianifico molto poco delle mie scorribande. Mentre avrei senza problemi pagato un biglietto sapendo che contribuisce alle spese del parco (anche se ho qualche dubbio che le zone naturali demaniali debbano essere messe a reddito), ho trovato poco ragionevole non potermi muovere in autonomia. I tour guidati richiedono investimenti di tempo, attese, lentezze di cui non avevo e generalmente non ho voglia: camminare o andare in bici nella natura è anche un modo per stare con me, per assecondare i miei ritmi. Voglio poter andare veloce e sudare quando mi va, o fermarmi con l’ebookreader per ore se e dove ne ho voglia.
Capisco dal sito del parco della Maremma, che linko sotto, che il controllo degli accessi – che include quello dell’identità immagino - ha anche la funzione di prevenire incendi dolosi, e va bene. Ma addirittura imporre la scorta mi sembra eccessivo, anche perché i malintenzionati possono comunque accedere, perché difficilmente un recinto molto vasto è inviolabile a chi voglia violarlo. E in generale: un parco naturale non dovrebbe essere troppo difficile da fruire, a mio avviso.

Uno dei motivi per cui ho trovato complessivamente deprimente il mio unico safari africano è proprio l’impossibilità di muovermi in autonomia. Lì c'era il rischio di essere sbranato da un leone, ma in generale (e questo vale anche per i grandi parchi nordamericani dove nemmeno mancano animali pericolosi come l’orso bruno) credo che l’obbligo di pagare un biglietto dovrebbe essere scisso dalla privazione della libertà di fruizione eventualmente solitaria, quand’anche nel rispetto delle regole che sempre i parchi hanno.
Avviso a Talamone

Insomma, lo confesso: ho proseguito il mio giro, anche perché il sentiero di ingresso da Talamone non aveva cancelli chiusi. Ho camminato per un paio d’ore su un crinale di bosco da dove ogni tanto si aprivano splendide viste verso le calette sotto – puntinate da barche di diportisti a bagno – fino a scendere in una zona dove un torrente secco, che in alcune mappe vedo chiamato Fosso della Campana, raggiunge il mare in un’ampia, accogliente, pacifica spiaggia di scogli e vegetazione. Peccato che proprio alla fine della discesa del sentiero si stagli un cancello ermetico che protegge una vasta recinzione: ero, in altri termini, in gabbia.




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sabato 4 settembre 2021

Covid: rientro da Paesi "gruppo E" (Puntata 495 in onda il 7/9/21)

Templo El Refugio, Guadalajara

Il 28 agosto [2021] è avvenuto un aggiornamento delle regole italiane di profilassi Covid per i
viaggiatori da e per l’estero, compresi i rientri di cittadini italiani. Per la maggioranza dei Paesi extraeuropei, riuniti in un elenco denominato “E” dal Ministero della Salute, valgono tutt’ora le seguenti regole generali:

  • Non si può viaggiare per turismo ma solo per ragioni specifiche tra cui salute e lavoro
  • Al rientro occorre un tampone negativo negli ultimi 3 giorni prima dell’ingresso in Italia
  • Occorre compilare un modulo elettronico europeo chiamato “passenger locator form” con tutti i dati su identità, tragitto e destinazione
  • Occorre sottoporsi al rientro a 10 giorni di cosiddetto “isolamento fiduciario” dichiarandolo all’autorità sanitaria locale.

Avendo io viaggiato in Messico (gruppo E) durante la validità di queste norme, voglio raccontare com’è andata.

Nodo decisivo è sempre il primo check-in in aeroporto, anche se è per un volo locale o continentale e non per il volo verso il Paese che determina passivamente o attivamente le restrizioni. A Fiumicino quindi mi hanno controllato il green pass europeo esito del vaccino e richiesto dalla Spagna dove avrei fatto scalo. Il Messico non richiede né vaccino né tampone in ingresso, ma di compilare un questionario sullo stato di salute, cosa che a Fiumicino mi è stata menzionata senza un effettivo controllo. Nulla mi è stato né chiesto né controllato dalle autorità italiane o dagli addetti della compagnia aerea sul motivo del viaggio, che pure è regolato in modo molto stringente dalla nostra legge.

Le maggiori complicazioni, mi aspettavo, sarebbero avvenute al ritorno. A Guadalajara in una clinica molto efficiente ho fatto un tampone antigenico il giorno prima di partire e poi sotto una pioggia violentissima, che aveva bloccato le auto in alcune vie cittadine ma per fortuna non il mio bus di linea per l’aeroporto, mi sono recato al primo fatidico check-in. Avevo compilato già un modulo di autodichiarazione messicano, avevo ottenuto online il green pass spagnolo per far scalo di nuovo a Madrid, e avevo con me l’esito negativo del tampone. Ma una volta imbarcatomi per il primo segmento di volo per Città del Messico, non avrei mai più avuto controlli se non il green pass a Madrid (a Città del Messico, addirittura, è stato l’addetto all’imbarco del volo per Madrid a ritirarmi il talloncino del visto dal passaporto).

Atterrato a Fiumicino nessun controllo, nemmeno il passaporto (venivo da Madrid) (salvo, immagino, controlli a distanza della temperatura di cui non mi sono accorto).

Le esenzioni alla quarantena al rientro possono essere chieste in anticipo al ministero della Salute con una particolare procedura formale. Io l’ho fatto, e a distanza di oltre un mese e mezzo, preparando questa trasmissione, non ho mai ricevuto una risposta, nemmeno uno straccio di avviso di ricevimento, e quindi sono stato costretto a considerare respinta la richiesta.

Arrivato a casa, ho scritto quindi una mail all’indirizzo PEC della mia ASL per comunicare l’inizio dell’isolamento. Nessuna risposta nemmeno ora.

A fine isolamento ho fatto un tampone in farmacia che è stato comunicato dalla farmacia al database del ministero della Salute e che mi è valso un inutile green pass di tre giorni (inutile perché sono vaccinato e ho già il green pass permanente).

Ora, in sintesi, la mia impressione è questa: non mi permetto di valutare la congruità delle restrizioni, che indiscutibilmente sono piuttosto pesanti e – per i Paesi “gruppo E” - indipendenti dall’essere vaccinati.

Credo però si possa affermare l’apparente disinteresse delle nostre istituzioni nel farle rispettare. Non ho mai ricevuto risposte alle mail, nemmeno a quella obbligatoria, e non ho mai subito nessun controllo, almeno di cui io sia consapevole. Il mio tampone in Messico in nessun modo può essere noto alle autorità italiane, se non attraverso la verifica dell’addetto al check-in dell’aeroporto di Guadalajara.

Forse avrebbero senso norme meno vessatorie ma fatte rispettare non solo a chi vi si attiene spontaneamente?


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