lunedì 4 maggio 2026

Come lavora un'agenzia di promozione contratti energia porta a porta (Puntata 719 in onda il 5/5/26)

 

Illustrazione di Paolo Ghelfi

Qualche giorno fa mentre lavoravo in casa è successo di nuovo: uno squillo alla porta e alla mia richiesta di chi fosse: “Servizio elettrico”.

Più che sufficiente per capire che sarebbe stato l’ennesimo tentativo di vendita scorretta d’energia. Apro e al solito c’è un giovane che si identifica con un tesserino con il logo di una nota azienda energetica, mentre a leggere bene a mandarlo è un’agenzia (una s.r.l.s.) che a sua volta lavora per un’altra la quale – scopriremo – ha effettivamente un mandato dall’azienda del logo.

Dopo un paio di mie contestazioni è il ragazzo a farmi domande e di lì a poco accetta di raccontarmi la sua storia di una settimana con l’agenzia. Eccola.

L’agenzia attira ragazzi inizialmente senza dire loro che si tratta di un lavoro di vendita porta a porta, ma nel contratto che poi propone la cosa è invece chiarissima. Si tratta di promozione senza vincolo di subordinazione e anzi con espressa assunzione di responsabilità rispetto alle pratiche di vendita che, scrive il contratto, devono essere ineccepibili in base alle norme.

Però i venditori vengono formati a ingenerare confusione ai potenziali clienti con informazioni parziali, vaghe e suggestive e perfino a intimidirli. Per esempio a spacciarsi per i mandatari di un’autorità o servizio pubblico, e perfino minacciare una non meglio specificata segnalazione alle autorità in caso di diniego ad aprire la porta.

La scusa con cui in questo caso il venditore diceva di essere legato a un’autorità è che il cliente dell’agenzia (l’azienda elettrica) è tra i vincitori di una gara per la fornitura a condizioni standard effettivamente amministrata dall’ARERA (Autorità per l'energia), fornitura chiamata Servizio a Tutele Graduali (STG) e destinata ai clienti che a metà del 2024 si trovavano ancora nel servizio standard di “maggior tutela”. Inutile dire che il contratto offerto dai promotori non ha nulla a che vedere con l’STG, la cui attivazione del resto non prevedeva la firma presso alcun promotore.

Il promotore chiede di vedere una bolletta per avere tutti i dati per proporre un contratto da firmare. Le condizioni economiche della fornitura vengono descritte riferendosi unicamente al prezzo della componente materia prima energia, che è un parametro insufficiente a stabilirne la convenienza, e al contratto dato in visione mancano addirittura alcune pagine.

Al promotore vanno 25 euro per contratto firmato (salvo ripensamento del cliente) più 10 se il cliente fornisce anche l’IBAN, più altro in caso di vendita anche di contratti assicurativi ancillari.

Ora, è evidente da un lato che le agenzie stanno attente a non formalizzare nell’incarico alcunché di scorretto, dall’altro che i venditori vengono istruiti ad essere scorretti, probabilmente da parte di venditori senior a loro volta senza alcuna subordinazione all’agenzia e che formalmente se ne assumono la responsabilità.

Sta di fatto che il modus operandi, da anni, è lo stesso, almeno alla mia porta.

Alcuni consigli:

  • Ai consumatori: non fornite il vostro POD (codice univoco del punto di fornitura) a promotori, non firmate contratti che vi siano stati proposti sul momento. In generale, siate voi a contattare un fornitore, magari online, per confrontare tutti gli aspetti della sua offerta con quella attuale. Esistono siti sia istituzionali (il portale dell’ARERA - link sotto) sia commerciali per confrontare.

  • A chi cerca un lavoro: se proprio volete o dovete provare a vendere porta a porta, pretendete che la formazione vi venga fatta nella stessa sede del datore di lavoro da persone formalmente riconducibili ad esso. Chiarite con queste stesse persone (e non con colleghi senior sul campo) tutti gli aspetti che non vi convincono. Non mettete la vostra faccia in qualcosa che non vi sembra limpido.

Intuisco quanto cercare un lavoro dignitoso non qualificato sia difficile, e quanto deprimente passare per organizzazioni che abusano dell’inesperienza o del bisogno altrui.


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martedì 28 aprile 2026

L'assurda metanizzazione della Sardegna (Puntata 718 in onda il 28/4/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

Un decreto della presidenza del consiglio di settembre 2025 (link sotto) si è occupato delle opere sull’infrastruttura energetica sarda necessarie secondo il Governo ad accompagnare la chiusura delle centrali a carbone. Opere che includono adeguamenti a due rigassificatori in Liguria e Toscana, la predisposizione di una flotta di metaniere di piccola taglia per fare la spola tra questi e la Sardegna, un rigassificatore a Oristano per accoglierle, un altro a Porto Torres nell’ipotesi di trasformare a gas la locale centrale a carbone, reti di trasporto (cioè dorsali ad alta pressione) del gas, una da Oristano verso il Sulcis e Cagliari, un'altra verso Stintino, adeguamenti alle reti di distribuzione (cioè di vicinato e a bassa pressione) attualmente alimentate con gas diversi dal metano, un sistema di camion per il trasporto del gas in forma liquida per alimentare reti di distribuzione gas non fisicamente collegate, depositi criogenici per stoccare il gas liquido presso i relativi punti di rigassificazione e alimentazione.

L’Autorità per l’energia, in seguito al decreto, ha appena pubblicato un documento di consultazione (link sotto) per definire l’adeguamento delle bollette del gas nazionali necessario a ripagare questi costi di metanizzazione tardiva della Sardegna. La stessa Autorità nel documento suggerisce qualche moderazione rispetto agli investimenti proposti dal decreto – per esempio ricorda che Terna, il gestore della rete ad alta tensione responsabile della sicurezza elettrica nazionale, non ravvisa alcuna necessità di convertire a gas la centrale a carbone di porto Torres. (Per inciso, uno studio recente del Politecnico di Milano e dell’Università di Cagliari promosso da FREE con anche il supporto di ECCO con cui io collaboro - link sotto - afferma che in Sardegna non serve alcuna nuova infrastruttura per il gas se si fanno fonti rinnovabili, accumuli e reti elettriche).

L’Autorità fa una prima stima di costi per la metanizzazione della Sardegna che arriverebbero a regime a oltre 280 milioni all’anno. Fino a 280 milioni all’anno per un decennio nelle bollette del gas di tutta Italia.

Ora, allontaniamo lo sguardo e mettiamo le cose in prospettiva. Il Governo a settembre ha deciso che per chiudere il carbone in Sardegna serve metanizzare l’isola. Questo mentre Terna sta realizzando nuovi cavi elettrici tra Continente e Sardegna che servono proprio a permettere alla Sardegna di funzionare in sicurezza senza centrali termoelettriche grazie alle fonti rinnovabili. Cavi che, com’è giusto, pagheremo nelle bollette elettriche. Il Governo ha però anche deciso (e lo aveva già anticipato con un parere in Parlamento ad agosto) che in realtà il carbone non si chiude più, in violazione del Piano Energia-Clima, né in Sardegna né nel continente, fino al 2038. Decisione che naturalmente nemmeno questa è gratis, perché le centrali a carbone dovranno essere pagate 12 anni per stare spente. Come? Con le bollette elettriche, attraverso meccanismi che il Governo non è ancora stato in grado di definire anche perché sono incompatibili con l’attuale assetto regolatorio del mercato.

Per chiudere il carbone, che non chiuderà, e per la cui chiusura, che non ci sarà, stiamo già costruendo un’infrastruttura elettrica, pagheremo miliardi in bolletta per metanizzare la Sardegna. La quale Sardegna – parole della stessa ARERA – sta elettrificando sempre più i suoi consumi e ha quindi prospettive di uso di gas minime e decrescenti. E per non chiudere le centrali a carbone pagheremo altri oneri ad hoc.

Questa è la politica energetica di un Paese la cui classe di Governo afferma compattamente che il caro-energia è un’emergenza.


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martedì 21 aprile 2026

La cosa giusta (Puntata 717 in onda il 21/4/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

Una prima versione del testo erroneamente affermava che Descalzi si avvia al terzo mandato di guida dell'Eni. In realtà è il quinto. Il podcast non è aggiornabile, mi scuso coi lettori e gli ascoltatori. MG

Dopo l’esito del referendum giustizia, temevo che la presidente del Consiglio avrebbe adottato un atteggiamento ancor più cauto contro ogni possibile impopolarità, che è ciò che rende a mio avviso uno dei Governi più popolari della Repubblica incapace di fare riforme utili.

Invece, almeno rispetto ai fatti che seguono, devo ricredermi.

Fatto numero uno. Quando il capo dell’Eni, già confermato per il quinto mandato, se n’è uscito a un evento della Lega con l’auspicio di ricominciare a comprare gas dalla Russia, sia il ministro Fratin sia Meloni lo hanno, pur cortesemente, isolato, spiegando che la questione riguarda la strategia UE di sostegno all’Ucraina e che – ha detto Meloni – indebolire la Russia economicamente è la linea da tenere.
Non male per un Paese dove vale il triste detto che l’AD dell’Eni è il ministro degli esteri di fatto.

Peraltro Descalzi deve sentirsi veramente intoccabile per fare un’affermazione del genere dopo che la sua azienda ha puntato sullo sviluppo di fonti di gas che in caso di normalizzazione dei rapporti commerciali con la Russia potrebbero dimostrarsi poco competitive. Se fossi un’azionista sarei ulteriormente sconcertato dalla sua affermazione, in aggiunta a come lo sono già da cittadino.

Ma veniamo al fatto numero due.

Sia Pichetto sia Meloni, di nuovo, hanno messo in discussione la proroga dell’infausto sconto sulle accise dei carburanti deciso per mitigare gli effetti della crisi sui prezzi, riprendendo argomentazioni che già prima dell’adozione della norma aveva diffuso il ministro Urso, poi smentito purtroppo dalla decisione del Governo.

La misura, torna ora a dire il Governo, è inefficace e soprattutto iniqua. Non c’è infatti il minimo motivo per cui un contribuente debba pagare parte del pieno di benzina a chiunque senza limite di reddito e di consumi. Non solo: più il prezzo viene calmierato meno scattano quelle riduzioni di consumo che servono a evitare ben più problematici razionamenti forzosi.

Mi fa piacere che Meloni si adegui per una volta, almeno a parole, non solo alla teoria economica e alla posizione per esempio dell’OCSE, ma anche alla più assertiva affermazione del commissario UE all’energia Jorgensen, che ha definito una sciocchezza il taglio di accise alle energie fossili. A maggior ragione in una fase in cui la Commissione tenterà di nuovo di far passare una modifica alla fiscalità di tutti i Paesi membri per sgravare i consumi elettrici ai danni di quelli di combustibili fossili, nell’ambito della strategia di elettrificazione.

Tutto bene quindi in questa parzialissima e contingente pagella di Derrick al Governo? Beh, aspetterei di vedere se effettivamente il taglio delle accise viene terminato e se la posizione italiana contro la carbon tax ETS – peraltro già in buona parte rinviata al mittente dal Consiglio Europeo come dicevamo qualche puntata fa – viene abbandonata.

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