domenica 14 giugno 2026

La delega nucleare alla Camera (Puntata 724 in onda il 9/6/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
La Camera dei Deputati ha approvato, nella terza settimana di maggio 2026, il disegno di legge delega al Governo in materia di energia nucleare “sostenibile” che ora passa al Senato.

È il secondo tentativo di riportare il nucleare in Italia in meno di quarant'anni. Dopo il referendum del 1987 (sull'onda di Chernobyl), un altro tentativo nel 2009-10 fu spazzato da Fukushima e dal referendum del 2011. Questa volta il Governo punta sulla narrativa degli SMR - reattori più piccoli e teoricamente meno costosi di quelli di grossa taglia grazie alla possibilità di produrli in serie - anche se nessun SMR ha ancora raggiunto l'esercizio commerciale nel mondo e diverse delle aziende che in occidente lo hanno annunciato sono in difficoltà finanziaria e, soprattutto, resta incomprensibile come tanti siti relativamente piccoli, ma tutti con necessità dei presidi di sicurezza propri di un impianto nucleare, potrebbero abbassare il costo complessivo rispetto ai livelli proibitivi delle tecnologie attuali. Su quanti potranno essere i piccoli reattori sparsi per l’Italia, il ministro Pichetto nella conferenza poco dopo l’approvazione della delega ha detto che lui sente parlare (in realtà ha detto “sparare”) di 70 impianti, ma che a suo avviso possono bastarne anche molti meno. Così ha detto.

Recentemente il presidente di Confindustria ha ribadito che aspira a piccoli reattori di vicinato per l’industria, come se fosse minimamente credibile che una classe capitalista che – complice il neodirigismo pubblico – scappa pressoché da ogni settore che non sia garantito, metta capitali su impianti nucleari, oltretutto con le garanzie finanziarie previste nella legge-delega (giustamente) a carico dello sviluppatore .

Credo che la ricostituzione di un’infrastruttura normativa e istituzionale per approvare un impianto nucleare paleserà che da noi, come pressoché ovunque, gli impianti nucleari si fanno solo se li paga o li garantisce la collettività con le tasse. Nel nostro caso, vista l’incapienza del settore statale, a sostenere l'onere sarà più verosimilmente la parte regolata della bollette, ossia quella finanziaria impropria di oltre dieci di miliardi che ogni anno sfugge al controllo diretto del Parlamento e in parte anche alle regole di bilancio europee, ma purtroppo non alle tasche di chi paga, appunto, le bollette.

Per ora di risorse pubbliche vere e proprie nella norma ci sono solo un centinaio di milioni, una parte dei quali serviranno alla propaganda nucleare pubblica. In un paese in cui di energia il pubblico comune non viene informato quasi per nulla e dove i venditori porta a porta o telefonici sfruttano ancora evidentemente con profitto questa ignoranza diffusa, almeno vedremo campagne sui fantomatici impianti del nuovo nucleare. Che siano 70 o molti meno. Se li ipotizzassimo fatti con logiche di rischio imprenditoriale e senza sussidi, quel molto meno potrebbe convergere su un numero su cui Derrick si arrischia a fare una previsione: zero.

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domenica 24 maggio 2026

Alpi Apuane in polvere (Puntate 722-3 in onda il 26/5/26 e 2/6/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Qui a Derrick abbiamo parlato spesso delle forme con cui le regole, fiscali e non, possono avvantaggiare le attività dannose all’ambiente.

L'attuale disciplina del bilancio pubblico per fortuna obbliga il nostro Governo a tenerne traccia, e sancisce valori di sussidi pubblici dannosi all’ambiente per circa 20 miliardi di euro all’anno.

Uno dei settori dove in Italia facciamo particolarmente male è il trattamento economico dei concessionari di aree demaniali. Molti sanno che quasi regaliamo l’uso delle spiagge ai lidi privati, che perlomeno non le distruggono permanentemente, in meno forse sanno che l’estrazione di petrolio e gas o di materiali vergini di cave sono in generale troppo economici in Italia quando non addirittura gratuiti, e che le cose sono rese peggiori nel caso delle cave per scarsa vigilanza sulle concessioni.

Regalare o quasi risorse naturali pubbliche ai concessionari significa dar via un patrimonio non rinnovabile a condizioni che da un lato non ne incentivano la giusta valorizzazione e quindi maggiore conservazione, né l’uso di materiali alternativi riciclati, dall’altro impoveriscono tutti noi, che di quel patrimonio eravamo comproprietari.

Alcuni casi sono più impressionanti di altri. Ho avuto modo di confrontarmi con Marco Giudici, attuale presidente dell’associazione Apuane Libere fondata da Gianluca Briccolani, che mi ha raccontato come il parco delle Alpi Apuane, un circo carsico e naturalistico di eccezionale importanza, nonché fonte idrica decisiva per la zona, sia devastato dalle cave di marmo gestite sulla base di norme locali più lasche di quelle di riferimento nazionale, quando non nella completa illegalità.

L’intervista a Marco Giudici di Apuane Libere è qui.

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  • L'associoazione Apuane Libere su Facebook e sul web.
  • Una videolocandina della camminata pubblica organizzata da Apuane Libere per visitare alcuni dei luoghi il 7 giugno 2026

lunedì 18 maggio 2026

In viaggio con Armando Costantino (Puntata 721 in onda il 19/5/26)

Armando Costantino
visto da Paolo Ghelfi

L'intervista ad Armando Costantino è qui.

L’aumento del prezzo dei combustibili sta colpendo i paesi del mondo in modo diverso a seconda che i prezzi al consumatore siano sussidiati o no. Dove sì, come in Indonesia, si configurano crisi di bilancio pubblico che avranno effetti di deficit eccessivo o prosciugamento di risorse ai danni di altre voci di spesa. Qui il problema insiste in una situazione già critica dopo che l’attuale presidente Prabowo, genero del dittatore Suharto, ha ipotecato una parte consistente della spesa pubblica con un piano di pasti gratis nelle scuole primarie dell’immenso paese, impiegando anche l’esercito per occuparsene.

Altre nazioni dell’estremo oriente con meno capacità di spesa e scarse riserve di petrolio, come il Laos (che però come abbiamo visto in un reportage di Derrick - link sotto - è ricco di energia idroelettrica), stanno lasciando invece volare alle stelle il prezzo dei carburanti, come emerge da un rapporto dell’Economist (link sotto).

C’è qualcuno però che pur macinando in questi giorni un sacco di chilometri in Laos non sta subendo il problema del prezzo del gasolio, e anzi forse se ne sta avvantaggiando in termini di minor traffico di camion sulla strada. Quel qualcuno è Armando Costantino, un italo-svizzero partito all’inizio del 2025 dal Ticino in bici e tenda e che sta ora attraversando il Laos centrale dal confine con il Vietnam verso quello con la Thailandia presso Thakhek.

Uno zio alpinista che già da ragazzino lo portava in alta montagna (e oggi lo aiuta a distanza a risolvere qualche inghippo di visto alla frontiera), la passione per il downhill in mountain bike, anni di risparmio per prepararsi, e finalmente la partenza. Ha già fatto oltre 17 mila chilometri in 26 paesi in condizioni climatiche estreme e opposte, e ne ha molti di più davanti a sé.

In uno dei suoi rari momenti stanziali ha concesso un’intervista a Derrick disponibile integralmente su Radio Radicale e al link sotto (e sopra).

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