domenica 13 settembre 2026

Banche e concorrenza (Puntata 736 in onda il 13/9/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

Dopo un po' di tempo, torniamo sulle banche.

La mia, Fineco, è stata forse la prima online in Italia e permette anche operazioni complesse tutte online. Eppure negli ultimi 3 mesi mi ha già chiesto 2 volte di stampare, firmare a mano, fotografare e rispedire via mail un modulo. In un caso si trattava di svincolare un deposito che avevo invece aperto online. Capito? Lo apri online, ma senza stampante non lo puoi chiudere.

E hai voglia a dirgli “Cambio banca”. Da un lato è una gran perdita di tempo, dall’altro anche solo confrontare le condizioni tra istituti è difficile, per non parlare del trasferimento dei fondi.

Se parliamo di commissioni di trading, la loro articolazione è complessa: di solito si tratta di un importo proporzionale alla transazione, spesso diverso per i vari mercati, con un valore minimo e uno massimo che hanno un impatto enorme sulla spesa effettiva. Mario Zannino, che ringrazio per l’aiuto a questa puntata, mi segnala che Intesa San Paolo ha recentemente abolito il limite massimo rendendo le grosse operazioni costosissime, e senza togliere anche il limite minimo.

E tornando alla digitalizzazione: c’è solo quando fa comodo agli istituti: un trade, che alla banca frutta, lo puoi spesso fare con tre clic, ma se devi aderire a un’operazione straordinaria (dove magari si tratta solo di dire sì o no) ci si sbizzarrisce in moduli da firmare, quando va bene facendo inutile editing di pdf, quando va male, come dicevo, stampando scartoffie, col rischio di apprendere ex post che c’è un vizio e perdere la finestra temporale utile, com’è successo ad Antonio Iliceto (altro contributore che ringrazio) con Unicredit per l’OPA di Poste su TIM.

Per trasferire un credito d’imposta sui capital gain tra banche ti chiedono di spedire il rendiconto cartaceo dell’istituto in cui il credito è maturato a quello destinatario, via raccomandata. Non è incredibile che non ci sia obbligo di scambiarsi digitalmente dati che afferiscono al ruolo di sostituti d’imposta?

E se ti arrabbi e cambi davvero istituto, i tempi di trasferimento titoli sono lunghi e incerti come se dovessero inviarli a cavallo tra un punto e l’altro dell’impero, e per tutto quel tempo non è possibile alcuna operazione (auguriamoci che in quel tempo gli stessi titoli non vengano prestati per vendite allo scoperto, ipotesi molto maligna che spiegherebbe però l’interesse a tanta lentezza).

Nel settore energia, per inciso, l’Autorità impone da un lato forme di standardizzazione, fornisce un simulatore delle tariffe e impone tempi certi per lo switch tra fornitori. Magari non risolve tutto, ma ci si potrebbe provare anche sui servizi bancari.

Tra i problemi che causano queste inefficienze escluderei la mancanza di redditività. Ricordate l’era dei tassi di interesse alti fino al primo decennio del secolo? Allora i conti correnti erano fruttiferi. Adesso che i tassi sono risaliti, com’è possibile che lo siano solo conti di deposito perlopiù vincolati? (Leggo che fanno eccezione virtuosa BBEVA e Webank, e credo ci siano altri casi di periodi fruttiferi promozionali limitati per i soli nuovi clienti, cosa interessante perché mostra la convinzione che una volta preso il cliente sia acquisito).

Per verificare quando un settore non è correttamente competitivo i microeconomisti hanno metodi molto sofisticati. Uno più cialtrone ma che spesso funziona è constatare angherie come quelle descritte qui.

Comunque: alla mail del customer care Fineco mi sono rifiutato di mandare il modulo stampato firmato a mano e poi fotografato. L’ho firmato elettronicamente con la app Cie Sign del ministero degli interni, senza ottenere alcuna risposta da un paio di giorni. Staranno cercando formule settecentesche per spiegarmi che non è abbastanza affidabile? Vi tengo aggiornati.

domenica 6 settembre 2026

Fine dello sconto sul diesel o vendita della Sardegna? (Puntata 735 in onda l'8/9/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

Benvenuti alla prima puntata di Derrick in versione domenicale su Radio Radicale, con vicini di palinsesto molto autorevoli.

Vista l’aria di novità, non farò il solito pippone su quant’è sciocco e sbagliato mettere soldi pubblici per fare uno sconto al pieno di carburante di chiunque. Oltretutto è anche poco efficace.

Vorrei invece oggi affrontare il tema da un altro punto di vista, provando a mettermi nei panni di un Governo in fase preelettorale. In termini di consenso quello a cui stiamo assistendo ha senso? Io ho l’impressione di no e ora provo ad argomentare perché.

Mettere soldi pubblici prima delle elezioni in misure che si spera facciano piacere agli elettori è un grande classico, c’è una letteratura economica sui cicli elettorali della spesa.

Quel che abbiamo visto con le accise sui carburanti dopo l’inizio della guerra del Golfo è una sequenza di operazioni di emergenza, sempre finanziate per periodi relativamente limitati – in qualche caso come per l’ultima proroga di fine agosto limitatissimi – ma che tutti insieme hanno trasformato l’atto politico dello sconto non più in una novità positiva per gli automobilisti bensì in una maratona di incertezza, per l’aspettativa che il pur piccolo sconto s’interrompa a un certo punto, cosa che dovrà pur avvenire se il Governo per finanziare l’ulteriore proroga non vorrà dover vendere la Sardegna come in un vecchio sketch di Corrado Guzzanti nei panni dell'allora ministro Tremonti.

E il contesto finanziario non è buono, con rendimenti dei titoli di Stato di mezzo mondo in aumento e in generale tassi d’interesse verso l’alto.

Ma se la fine dello sconto avverrà prima della fine della crisi cosa ricorderanno gli elettori sensibili al tema del governo più longevo della storia della Repubblica? Ricorderanno la mancata proroga più dell’esoso lungo sconto.

Tutti i soldi messi fino a ora, paradossalmente, potrebbero avere l’effetto di far arrabbiare gli elettori proprio a ridosso delle urne. Se non fossero stati messi, ci sarebbe invece forse il budget per un gesto preelettorale gradito in materia.

Staremo a vedere. Taglio del sussidio sotto elezioni, o vendita della Sardegna?

martedì 25 agosto 2026

Alpi Apuane in polvere (Puntate 722-3 in onda il 26/5/26 - con replica il 25/8/26 - e 2/6/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Qui a Derrick abbiamo parlato spesso delle forme con cui le regole, fiscali e non, possono avvantaggiare le attività dannose all’ambiente.

L'attuale disciplina del bilancio pubblico per fortuna obbliga il nostro Governo a tenerne traccia, e sancisce valori di sussidi pubblici dannosi all’ambiente per circa 20 miliardi di euro all’anno.

Uno dei settori dove in Italia facciamo particolarmente male è il trattamento economico dei concessionari di aree demaniali. Molti sanno che quasi regaliamo l’uso delle spiagge ai lidi privati, che perlomeno non le distruggono permanentemente, in meno forse sanno che l’estrazione di petrolio e gas o di materiali vergini di cave sono in generale troppo economici in Italia quando non addirittura gratuiti, e che le cose sono rese peggiori nel caso delle cave per scarsa vigilanza sulle concessioni.

Regalare o quasi risorse naturali pubbliche ai concessionari significa dar via un patrimonio non rinnovabile a condizioni che da un lato non ne incentivano la giusta valorizzazione e quindi maggiore conservazione, né l’uso di materiali alternativi riciclati, dall’altro impoveriscono tutti noi, che di quel patrimonio eravamo comproprietari.

Alcuni casi sono più impressionanti di altri. Ho avuto modo di confrontarmi con Marco Giudici, attuale presidente dell’associazione Apuane Libere fondata da Gianluca Briccolani, che mi ha raccontato come il parco delle Alpi Apuane, un circo carsico e naturalistico di eccezionale importanza, nonché fonte idrica decisiva per la zona, sia devastato dalle cave di marmo gestite sulla base di norme locali più lasche di quelle di riferimento nazionale, quando non nella completa illegalità.

L’intervista a Marco Giudici di Apuane Libere è qui.

Link

  • L'associoazione Apuane Libere su Facebook e sul web.
  • Una videolocandina della camminata pubblica organizzata da Apuane Libere per visitare alcuni dei luoghi il 7 giugno 2026