| Illustrazione di Paolo Ghelfi |
Dopo l’esito del referendum giustizia, temevo che la presidente del Consiglio avrebbe adottato un atteggiamento ancor più cauto contro ogni possibile impopolarità, che è ciò che rende a mio avviso uno dei Governi più popolari della Repubblica incapace di fare riforme utili.
Invece, almeno rispetto ai fatti che seguono, devo ricredermi.
Fatto numero uno. Quando il capo dell’Eni, già confermato
per il terzo mandato, se n’è uscito a un evento della Lega con l’auspicio di
ricominciare a comprare gas dalla Russia, sia il ministro Fratin sia Meloni lo
hanno, pur cortesemente, isolato, spiegando che la questione riguarda la
strategia UE di sostegno all’Ucraina e che – ha detto Meloni – indebolire la
Russia economicamente è la linea da tenere.
Non male per un Paese dove vale il triste detto che l’AD dell’Eni è il ministro
degli esteri di fatto.
Peraltro Descalzi deve sentirsi veramente intoccabile per
fare un’affermazione del genere dopo che la sua azienda ha puntato sullo
sviluppo di fonti di gas che in caso di normalizzazione dei rapporti
commerciali con la Russia potrebbero dimostrarsi poco competitive. Se fossi
un’azionista sarei ulteriormente sconcertato dalla sua affermazione, in
aggiunta a come lo sono già da cittadino.
Ma veniamo al fatto numero due.
Sia Pichetto sia Meloni, di nuovo, hanno messo in
discussione la proroga dell’infausto sconto sulle accise dei carburanti deciso
per mitigare gli effetti della crisi sui prezzi, riprendendo argomentazioni che
già prima dell’adozione della norma aveva diffuso il ministro Urso, poi
smentito purtroppo dalla decisione del Governo.
La misura, torna ora a dire il Governo, è inefficace e
soprattutto iniqua. Non c’è infatti il minimo motivo per cui un contribuente
debba pagare parte del pieno di benzina a chiunque senza limite di reddito e di
consumi. Non solo: più il prezzo viene calmierato meno scattano quelle
riduzioni di consumo che servono a evitare ben più problematici razionamenti
forzosi.
Mi fa piacere che Meloni si adegui per una volta, almeno a
parole, non solo alla teoria economica e alla posizione per esempio dell’OCSE,
ma anche alla più assertiva affermazione del commissario UE all’energia Jorgensen,
che ha definito una sciocchezza il taglio di accise alle energie fossili. A
maggior ragione in una fase in cui la Commissione tenterà di nuovo di far
passare una modifica alla fiscalità di tutti i Paesi membri per sgravare i
consumi elettrici ai danni di quelli di combustibili fossili, nell’ambito della
strategia di elettrificazione.
Tutto bene quindi in questa parzialissima e contingente
pagella di Derrick al Governo? Beh, aspetterei di vedere se effettivamente il
taglio delle accise viene terminato e se la posizione italiana contro la carbon
tax ETS – peraltro già in buona parte rinviata al mittente dal Consiglio Europeo
come dicevamo qualche puntata fa – viene abbandonata.
Link
- Puntata precedente sul braccio di ferro Italia-UE sull'ETS: https://derrickenergia.blogspot.com/2026/03/a-che-punto-e-la-crisi-puntata-713-in.html
