martedì 25 agosto 2026

Alpi Apuane in polvere (Puntate 722-3 in onda il 26/5/26 - con replica il 25/8/26 - e 2/6/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Qui a Derrick abbiamo parlato spesso delle forme con cui le regole, fiscali e non, possono avvantaggiare le attività dannose all’ambiente.

L'attuale disciplina del bilancio pubblico per fortuna obbliga il nostro Governo a tenerne traccia, e sancisce valori di sussidi pubblici dannosi all’ambiente per circa 20 miliardi di euro all’anno.

Uno dei settori dove in Italia facciamo particolarmente male è il trattamento economico dei concessionari di aree demaniali. Molti sanno che quasi regaliamo l’uso delle spiagge ai lidi privati, che perlomeno non le distruggono permanentemente, in meno forse sanno che l’estrazione di petrolio e gas o di materiali vergini di cave sono in generale troppo economici in Italia quando non addirittura gratuiti, e che le cose sono rese peggiori nel caso delle cave per scarsa vigilanza sulle concessioni.

Regalare o quasi risorse naturali pubbliche ai concessionari significa dar via un patrimonio non rinnovabile a condizioni che da un lato non ne incentivano la giusta valorizzazione e quindi maggiore conservazione, né l’uso di materiali alternativi riciclati, dall’altro impoveriscono tutti noi, che di quel patrimonio eravamo comproprietari.

Alcuni casi sono più impressionanti di altri. Ho avuto modo di confrontarmi con Marco Giudici, attuale presidente dell’associazione Apuane Libere fondata da Gianluca Briccolani, che mi ha raccontato come il parco delle Alpi Apuane, un circo carsico e naturalistico di eccezionale importanza, nonché fonte idrica decisiva per la zona, sia devastato dalle cave di marmo gestite sulla base di norme locali più lasche di quelle di riferimento nazionale, quando non nella completa illegalità.

L’intervista a Marco Giudici di Apuane Libere è qui.

Link

  • L'associoazione Apuane Libere su Facebook e sul web.
  • Una videolocandina della camminata pubblica organizzata da Apuane Libere per visitare alcuni dei luoghi il 7 giugno 2026

martedì 18 agosto 2026

Le vessazioni dei biglietti regionali Trenitalia (Puntata 734 in onda il 17/8/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata può essere ascoltata qui.

Chi viaggia in treno sulla linea Roma-Avezzano avrà notato ogni tanto il suono del convoglio che urta la chioma di alberi. Un sistema di potatura passiva, diciamo così.

Anche pensando a questo non mi sono stupito granché quando il 13 agosto 2026 sul treno da Avezzano per Roma Tiburtina che avrebbe dovuto partire alle 18.25, e che invece non partiva, si è sentito che la causa erano rami sulla linea.

Come al solito, il problema è stato comunicato solo dopo l’orario di partenza del treno e dopo che i biglietti della corsa erano stati venduti fino all’ultimo momento utile e non erano più modificabili.

E purtroppo, oltre all’incapacità di Rete Ferroviaria Italiana di garantire in quel frangente la funzionalità della linea (che due giorni prima era in crisi per un passaggio a livello guasto a Guidonia e che è stata chiusa solo un paio di mesi fa per aggiornamenti), sono riemersi una serie di comportamenti vessatori di Trenitalia verso i clienti dei treni regionali. Ricordandoli pubblicamente, spero di contribuire a qualche miglioramento.

Intanto c’è un problema di onestà nella comunicazione. La capatreno dopo oltre mezz’ora dall’orario di partenza ha annunciato che il treno sarebbe stato “accorpato” al successivo di oltre 2 ore e mezza dopo e che non ci sarebbero stati mezzi sostitutivi. Accorpato un corno, il treno è stato soppresso senza alcun supporto ai clienti. Nemmeno la possibilità di attendere a bordo perché “io devo chiudere il treno” ha detto tautologicamente sempre la capatreno.

Quel che nessuno ha raccontato ai clienti lasciati sulla banchina è che il fantomatico rimborso dei treni regionali in ritardo di più di un’ora non è affatto automatico come l’azienda ha raccontato dopo l’ultimo aggiornamento delle regole. Per aver indietro i soldi infatti il personale di bordo deve aver scansionato il biglietto. Cosa che non avviene perché durante i disservizi i capitreno tipicamente si nascondono nell’ara chiusa della conduzione del treno e, anche quando non lo fanno, i biglietti li controllano a campione o niente affatto. A maggior ragione, se il treno non parte proprio, nessuna scansione avviene. La mia esperienza poi è perfino peggio: l’unica volta che in un regionale in ritardo di più di un’ora ho fatto scansionare il biglietto andando a stanare il capotreno che non si era mai fatto vedere nel vagone, non ho ricevuto comunque alcun rimborso.

Questo del finto rimborso automatico è particolarmente vessatorio visto che il biglietto si considera usato al momento della partenza del treno e da allora non è più riutilizzabile anche se il treno in realtà è soppresso. Conseguenza: se compri un biglietto di un treno regionale che poi non parte o magari non si fa nemmeno vedere in stazione l’unica certezza che hai è di aver perso anche i soldi.

“Il personale di bordo è a disposizione per qualunque necessità” recita un irritante annuncio periodico sui convogli.

Derrick sarà felice di ospitare qui repliche del gruppo FS purché affrontino dettagliatamente i punti sollevati e siano meno ipocrite degli annunci sui treni.

Link

  • Delle regole vessatorie dei biglietti regionali Trenitalia avevamo già parlato qui.

 

lunedì 10 agosto 2026

Il carbone chiude - con Alfredo Spalla (Puntata 733 in onda l'11/8/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Il 7 agosto 2026 ho intervistato Alfredo Spalla, reporter di Montel, sulle novità riguardo alla chiusura delle centrali termoelettriche a carbone in Italia. Che ora sembra confermata dopo le molto assertive affermazioni contrarie del Governo.

L'audio della puntata è qui.

Grazie Alfredo Spalla.

Tutte le puntate di Derrick sul carbone, in ordine anticronologico, sono qui.