| Illustrazione di Paolo Ghelfi |
Questa puntata in audio inizia con la voce di Claudio Catalano che chiede perché
forniture domestiche di elettricità vendute come “100% rinnovabile” abbiano un
prezzo che dipende da quello all’ingrosso generico, che a sua volta dipende in
Italia ancora molto dal gas.
Ne abbiamo parlato più volte, ma visto che siamo
nell’ennesima crisi energetica per problemi di approvvigionamento di energie
fossili (cioè gas, petrolio e derivati) il tema torna popolare.
Quasi tutte le offerte “100% rinnovabile” prevedono che il fornitore
acquisti una pari quantità di certificati di origine da fonti rinnovabili,
venduti da produttori di energia rinnovabile separatamente all’energia, la
quale potrebbe essere per esempio venduta sui mercati all’ingrosso. L’effetto è
che il cliente finale con questa opzione sta sì supportando le fonti pulite, ma
non modificando la formazione del proprio prezzo.
Per pagare effettivamente i costi delle rinnovabili (che
sono perlopiù fissi, cioè legati a costruzione, manutenzione, canoni eccetera)
servono contratti più complessi che rendano possibile in qualche forma quanto
segue:
Il cliente diventa socio o comunque finanziatore di determinati
impianti da fonti rinnovabili e riceve come dividendo una quota-parte di
energia prodotta da quegli stessi impianti a un prezzo che ne rifletta i costi.
Un problema è che questa quota-parte potrebbe nei vari
momenti essere insufficiente o eccedentaria rispetto al consumo effettivo del
cliente. Il fornitore dovrà quindi ricorrere al mercato per le differenze e
quindi tornare a esporsi al prezzo all’ingrosso e quindi a quello del gas,
oppure dovrà rendere disponibili fisicamente o virtualmente degli accumuli (batterie
o altro) per bilanciare la fornitura.
Un altro problema è che il venditore deve poter contare sul
cliente a lungo. Il costo di un kilowattora di energia verde infatti dipende da
tutte le spese fisse divise per l’energia prodotta. Se il venditore non può
ragionevolmente prevedere il denominatore, cioè la quantità (e il momento)
dell’energia che venderà nell’ambito del contratto, a causa per esempio del
fatto che il cliente potrebbe andarsene quando vuole e potrebbe non essere
facilmente rimpiazzabile, dovrà aggiungere questo rischio al prezzo, o
semplicemente – come succede di norma – riferirsi al prezzo di mercato
all’ingrosso, di nuovo influenzato dal gas.
In altri termini: se io voglio pagare l’anergia ai costi bassi,
per esempio, di un grande impianto fotovoltaico, devo comprarla anche quando
capita (e può capitare, e capiterà) che il prezzo di mercato all’ingrosso sia
più basso di questi costi, cosa che succede nei momenti in cui complessivamente
produciamo più energia di quella che serve.
Più di una volta, intervenendo in contesti ufficiali in
rappresentanza del think tank Ecco con cui collaboro, ho proposto che contratti
di fornitura basati sui costi effettivi delle fonti rinnovabili e dello
stoccaggio necessario a modularle siano resi disponibili in modo standardizzato
e diffuso anche ai clienti domestici, magari tramite l’intervento dell’Autorità
(ARERA) che potrebbe prevederne l’inserimento nei menù dei fornitori.
Simili contratti già esistono per clienti di grandi
dimensioni e trader, che hanno le strutture per negoziarli e gestirne i rischi.
Per farli arrivare a tutti occorre verosimilmente un lavoro di intermediazione
– magari con obiettivi di natura pubblicistica – per stipulare contratti
all’ingrosso poi frazionabili per ogni singolo consumatore.
Domanda: esistono offerte che già riproducono qualcosa di simile anche per le forniture di casa? Sì, me ne risultano alcune e provo qui sotto a farne un elenco anche sulla base delle segnalazioni che riceverò e per cui ringrazio in anticipo lettori e ascoltatori.
Quindi, se siete stanchi di pagare le crisi delle energie
fossili in bolletta e non potete autoprodurre e stoccare l’energia, datevi da
fare coi vostri attuali o potenziali futuri fornitori, e chiedete di essere
serviti da un portafoglio che non richieda fonti fossili, e di pagarne solo i costi
relativi.
Ecco dunque una carrellata di offerte che ho trovato sul mercato e che
permettono in modi differenti di ottenere il risultato. Premessa: non sono
legato da interessi economici con nessuna delle aziende che citerò. Qualsiasi
operatore o consumatore che abbia offerte simili è invitato a segnalarmele.
Altra premessa: il marketing dei venditori di energia mi
sembra stia reagendo alla crisi proponendo prezzi fissi anche per più anni.
Questo da un lato soddisfa il riflesso condizionato di proteggersi da ulteriori
aumenti, dall’altro implica generalmente fissare un prezzo elevato rispetto
alla storia dei mercati e, speriamo, rispetto al futuro, un po’ come fare un mutuo
a tasso fisso quando i tassi variabili sono alti o in rialzo. D’altra parte, finché
i costi di recesso sono bassi, c’è poco da perdere, purché ci si ricordi poi, passata la crisi, di verificare che il prezzo pattuito sia ancora competitivo. Queste offerte però non
fanno ciò di cui si occupa questa puntata: legare il prezzo dell’energia al
costo di impianti da fonti rinnovabili.
Partiamo con Enostra, una cooperativa che con la tariffa Prosumer attribuisce a chi investe nella realizzazione di nuovi impianti collettivi
fotovoltaici o eolici un prezzo fisso della componente energia per la durata
dell’investimento (generalmente 12 anni) per una quantità di energia
commisurata all’investimento stesso. Una volta esaurita questa, in resto dei
consumi si paga con prezzo agganciato a quello di mercato (che dipende ancora
dal gas). Questa offerta si può ricondurre a un vero e proprio investimento in energia
rinnovabile, remunerato con un prezzo vantaggioso dell’energia rispetto a
quello di mercato.
Sofisticatissima è Ebitts di Enel, che utilizza token
elettronici per collegare virtualmente la potenza di un mix di impianti eolici
e fotovoltaici (anche in questo caso come per Enostra puntualmente
identificati) alla fornitura del cliente, il quale ne compra in anticipo una quota
di capacità per 10, 15 o 20 anni. Mi pare che sia l’unica delle tre offerte che
menziono oggi che attribuisce esattamente anche il profilo dinamico di
produzione degli impianti contrattualizzati. Si comprano infatti quote di
potenza la cui energia prodotta, in base alla disponibilità effettiva da
sole e vento, verrà dedotta dai consumi dell’offerta già in possesso del
cliente. Quindi non si tratta di una fornitura che sostituisce un contratto
preesistente, bensì di energia che verrà scontata dalla fornitura in essere,
che al momento deve arrivare necessariamente da Enel (un vincolo che sarebbe
bello rimuovere).
Una versione più blanda ma anche meno impegnativa delle due citate, visto che non ha investimenti iniziali e permette al cliente di uscirne quando vuole, è quella di A2A chiamata Noi2, che assicura di pagare per 10 anni un prezzo predefinito, legato a impianti da fonti rinnovabili del gruppo, per il 70% del consumo previsto del cliente. Come nei casi già visti, esaurito tale pacchetto si paga per la differenza un prezzo fluttuante collegato a quello di mercato all’ingrosso.
Convengono queste offerte? Tutte e tre prevedono per la
quota di fornitura rinnovabile un prezzo al kilowattora più basso di quello
delle offerte comunemente disponibili oggi sul mercato, sia a prezzo variabile che fisso,
entrambe influenzate dall’attuale costo esorbitante del gas.
Mi raccomando, attendo segnalazioni riguardo a offerte simili non elencate qui. Grazie
Altri link
- Una breve presentazione di Derrick (anche con un commento a voce) con consigli per risparmiare e aiutare l'ambiente coi consumi energetici di casa, per cui ringrazio Marihot Nasution:
https://www.canva.com/design/DAHJQy07U9E/8Uwc8tc9_8ewmvxY2Axdxw/view?utm_content=DAHJQy07U9E&utm_campaign=designshare&utm_medium=link&utm_source=viewer

