martedì 21 aprile 2026

La cosa giusta (Puntata 717 in onda il 21/4/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

Dopo l’esito del referendum giustizia, temevo che la presidente del Consiglio avrebbe adottato un atteggiamento ancor più cauto contro ogni possibile impopolarità, che è ciò che rende a mio avviso uno dei Governi più popolari della Repubblica incapace di fare riforme utili.

Invece, almeno rispetto ai fatti che seguono, devo ricredermi.

Fatto numero uno. Quando il capo dell’Eni, già confermato per il terzo mandato, se n’è uscito a un evento della Lega con l’auspicio di ricominciare a comprare gas dalla Russia, sia il ministro Fratin sia Meloni lo hanno, pur cortesemente, isolato, spiegando che la questione riguarda la strategia UE di sostegno all’Ucraina e che – ha detto Meloni – indebolire la Russia economicamente è la linea da tenere.
Non male per un Paese dove vale il triste detto che l’AD dell’Eni è il ministro degli esteri di fatto.

Peraltro Descalzi deve sentirsi veramente intoccabile per fare un’affermazione del genere dopo che la sua azienda ha puntato sullo sviluppo di fonti di gas che in caso di normalizzazione dei rapporti commerciali con la Russia potrebbero dimostrarsi poco competitive. Se fossi un’azionista sarei ulteriormente sconcertato dalla sua affermazione, in aggiunta a come lo sono già da cittadino.

Ma veniamo al fatto numero due.

Sia Pichetto sia Meloni, di nuovo, hanno messo in discussione la proroga dell’infausto sconto sulle accise dei carburanti deciso per mitigare gli effetti della crisi sui prezzi, riprendendo argomentazioni che già prima dell’adozione della norma aveva diffuso il ministro Urso, poi smentito purtroppo dalla decisione del Governo.

La misura, torna ora a dire il Governo, è inefficace e soprattutto iniqua. Non c’è infatti il minimo motivo per cui un contribuente debba pagare parte del pieno di benzina a chiunque senza limite di reddito e di consumi. Non solo: più il prezzo viene calmierato meno scattano quelle riduzioni di consumo che servono a evitare ben più problematici razionamenti forzosi.

Mi fa piacere che Meloni si adegui per una volta, almeno a parole, non solo alla teoria economica e alla posizione per esempio dell’OCSE, ma anche alla più assertiva affermazione del commissario UE all’energia Jorgensen, che ha definito una sciocchezza il taglio di accise alle energie fossili. A maggior ragione in una fase in cui la Commissione tenterà di nuovo di far passare una modifica alla fiscalità di tutti i Paesi membri per sgravare i consumi elettrici ai danni di quelli di combustibili fossili, nell’ambito della strategia di elettrificazione.

Tutto bene quindi in questa parzialissima e contingente pagella di Derrick al Governo? Beh, aspetterei di vedere se effettivamente il taglio delle accise viene terminato e se la posizione italiana contro la carbon tax ETS – peraltro già in buona parte rinviata al mittente dal Consiglio Europeo come dicevamo qualche puntata fa – viene abbandonata.

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sabato 18 aprile 2026

Viaggio a Hong Kong, Macau, Cambogia (Puntate 714-716 in onda il 31 marzo, 7 e 14 aprile 2026)

I primi tre link sul testo rimandano ai podcast registrati durante il viaggio.

Hong Kong (in primo piano grattacieli dell'isola
e dietro la zona di terraferma di Kowloon)

Dopo alcuni giorni a Hong Kong, mi sono spostato in bus a Macau.

Largo do senado a Macau


Macau, provincia autonomia cinese, è un'ex colonia portoghese dove la lingua lusitana è ancora una delle due ufficiali, anche se ormai pochissimo parlata.





Raggiunto da Macau in aliscafo l'aeroporto di Shenzhen, in Cina, sono volato a Pnom Penh, la capitale della Cambogia, provando per la prima volta il nuovissimo (e troppo grande) aeroporto a sud della città.

Tempio Baphuon



Da lì via terra ho raggiunto Batambang e Siem Reap, la base per l'esplorazione dei templi della civiltà Khmer.



Il bus con letti a castello Pakse-Vientiane



In bus mi sono poi portato a Pakse, in Laos, attraversando la frontiera non lontano dal Mekong nel NordEst della Cambogia.



Grotta Tham Pha Nya Inh
Da Pakse ancora un intero giorno di bus per arrivare a Tahkhek, sempre sul Mekong, dove mi sono fermato tre notti per esplorare i dintorni in moto, lungo la trafficata strada verso il Vietnam.



Sono infine enrato in Tailandia percorrendo il "3° ponte dell'amicizia" tra Laos e Tailandia fino a Nakhon Phanom.


Brevi video dai miei viaggi, incluso questo, sono qui.

martedì 24 marzo 2026

A che punto è la crisi (Puntata 713 in onda il 24/3/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

Che ci crediate o no, inizio a scrivere questa puntata di Derrick piuttosto vicino al neofamigerato stretto di Hormuz, nell’aeroporto di Abu Dhabi, e continuo a bordo di un grande vecchiotto e semivuoto Boeing 777 diretto a Hong Kong, che anziché buttarsi sul Golfo come da rotta più razionale se ne sta entro costa lungo l’Oman prima di virare finalmente a Est nell’Oceano Indiano.

Siccome Derrick viene scritto nel weekend che precede la messa in onda, non ha senso che insegua i dettagli di cronaca della nuova crisi di petrolio e gas, mentre forse lo ha provare a metterla in prospettiva e confrontarla con quella precedente accaduta dopo l’invasione dell’Ucraina nel ’22. Allora i contratti future del gas nella borsa olandese schizzarono furiosamente fino a toccare addirittura i 350 €/MWh per poi stabilizzarsi a livelli di circa un decimo del picco.

Oggi, almeno mentre scrivo, non vediamo simili numeri, eppure le notizie suggeriscono che la riduzione dell’offerta di gas potrebbe essere strutturale, visti i danni agli impianti in Qatar riparare i quali secondo il gestore richiederà almeno 3 anni e comporterà momenti di ulteriore riduzione di capacità. Senza considerare la prospettiva che prosegua l’escalation dopo l’attacco israeliano all’impianto petrolifero iraniano di South Pars.

Manco a farlo apposta, tra i mercati di sbocco destinati a subire le conseguenze della ridotta capacità di liquefazione di gas qatarina c’è l’Italia, che evidentemente è fornita con contratti di lungo termine che insistono sugli impianti danneggiati.

E mentre iniziava la resa dei conti sulle infrastrutture energetiche del Golfo, se ne chiudeva forse una a Bruxelles, dove il consiglio Europeo fermava la proposta italiana, austriaca, greca e di paesi dell’Est di sospendere l’applicazione della carbon tax ETS sulla produzione elettrica a gas, aprendo più genericamente a un processo di revisione. La maggioranza degli Stati membri ha detto no sia perché forse crede più del nostro Governo alla necessità di spingere l’economia verso le tecnologie con meno combustione e più elettrificazione, (che poi sono anche quelle della modernità), sia perché dipende dal gas meno di noi.

E in generale, di fronte a un prezzo che raddoppia non è certo abbuonando la carbon tax che si risolve il problema.

Dopo la crisi del 2022 l’Europa in 2 anni ridusse di circa un quinto i consumi di gas, poi risaliti solo parzialmente. Chissà se un secondo shock a così stretto giro farà ancora più effetto. E stavolta non c’è da emanciparsi da un solo fornitore, ma dall’intero mercato ormai globalizzato del gas via nave. Quello stesso mercato il cui principale fornitore, gli USA, fa un sacco di soldi con l’aumento dei prezzi, come ha spiegato Trump forse pensando di essere ascoltato solo dai suoi elettori.