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lunedì 5 dicembre 2016

Vertenza Alcoa - Aggiornamento - D295

Con Elisa Borghese

Abbiamo seguito qui a Derrick, prima con Stefano Mottarelli e poi con Elisa Borghese, la crisi dell’Alcoa di Portovesme, in Sardegna, dove si produceva alluminio in uno stabilimento che un tempo era di Stato, come molti altri siti metallurgici e siderurgici.

Lo stabilimento è fermo da un po’ ma ancora in condizioni che ne potrebbero permettere la ripartenza, se un nuovo investitore lo rilevasse e riattivasse. Cosa che sembrava fossero interessati a fare, ma non hanno fatto per ora, né l’outsider svizzera Syder Alloys, né la multinazionale Glencore che pure ha impegnato il Governo in una trattativa lunghissima.

Governo che a questo punto ha recentemente proposto ad Alcoa un accordo che eviti lo smantellamento dell’impianto per ulteriori 12 mesi da dedicarsi ancora alla ricerca di un acquirente. Accordo che stando a un comunicato di FIM-CISL del 1 dicembre [2016] è stato raggiunto con Alcoa, almeno su alcune delle sue parti. Si prospetta quindi un nuovo limbo durante il quale lo stabilimento passerebbe a INVITALIA che lo manterrebbe in condizioni di riattivabilità per al massimo un anno, durante il quale i doveri di bonifica di Alcoa – su cui peraltro non c’è accordo tra azienda e Governo - sarebbero sospesi, per tornare attivi se non si trova un acquirente, caso in cui sarebbe la stessa INVITALIA a gestire lo smantellamento con il contributo economico di Alcoa previsto per legge.
Un altro incontro tra Governo e Alcoa, leggiamo nel comunicato di FIM-CISL, era previsto per il 6 dicembre [2016], ma dopo le dimissioni annunciate da Renzi nella notte del 4 la cosa verosimilmente sfumerà.


Sussidi all'energia per fare welfare. Convengono?

La ragione per cui Derrick negli anni si è occupato così diffusamente di Alcoa sta nella questione dei costi dell’energia. Lo stabilimento ha funzionato solo fino a che a spese della comunità delle bollette l’elettricità ad Alcoa veniva venduta a un prezzo estremamente basso rispetto a quello di mercato, cosa che si è interrotta su intervento dell’UE che ha opposto l’illegittimità di questo aiuto.
Su Derrick abbiamo visto come i soldi pubblici dello sconto elettrico (circa 2 miliardi in totale nei vari anni) sarebbero stati sufficienti a pagare ben più che lo stipendio ai lavoratori dello stabilimento e dell’indotto: avrebbero potuto essere usati per un piano massiccio di investimenti pubblici sul territorio.
Gli sconti elettrici invece hanno dimostrato di non innescare investimenti in maggiore competitività dello stabilimento, visto che appena sospesi hanno portato all’interruzione della produzione, lasciando i lavoratori dell’indotto oggi tutti senza più ormai ammortizzatori attivi, che è anche la stessa sorte dei più giovani dei dipendenti diretti di Alcoa, come ci ha riferito Marco Bentivogli, segretario di FIM CISL, che ringrazio.

La Regione e il Governo stanno rispondendo con piani che prevedono formazione e riallocazione di parte dei lavoratori nel cantiere di aggiornamento delle infrastrutture portuali locali. E il piano Sulcis della Regione prevede anche di tornare a puntare su costi bassi dell’energia, da ottenersi secondo un’opzione attivando con denaro pubblico una centrale elettrica dedicata all’alimentazione degli stabilimenti metallurgici della zona. Se così sarà, per evitare le norme europee si farà peggio di prima: altri soldi pubblici per sussidiare l’energia, ma attraverso una centrale in più, quando quelle esistenti sono ampiamente sufficienti alla domanda.

Tutte le puntate di Derrick su Alcoa sono qui.


martedì 2 febbraio 2016

Alluminio a Portovesme 2016 - D264

Con Elisa Borghese

Cosa diavolo è la politica industriale nelle economie di mercato? Chiedendoselo si capisce molto della propria idea di Stato. In Derrick ne abbiamo parlato, e non c’è tempo di riprendere ora quel discorso. Per questa puntata chiediamoci piuttosto quali strumenti la sedicente politica industriale abbia a disposizione in un’economia di mercato. Piuttosto pochi, in teoria, se per politica industriale s’intende favorire determinati settori o localizzazioni di aziende di mercato, le cui fortune dovrebbero invece, appunto, dipendere dal mercato.

In Italia e altrove un modo importante per aiutare l’industria pesante coi soldi pubblici è far sconti sulla bolletta energetica. Ciò permette ai governi di elargire soldi senza incidere sul bilancio pubblico in senso stretto. Tuttavia la giurisdizione europea ha stabilito che anche un trasferimento da una bolletta all’altra può considerarsi un aiuto di Stato.

Un caso annoso e mai conclusosi di aiuto ad aziende pagato in bolletta riguarda la produzione di alluminio a Portovesme, in Sardegna, fino a qualche anno fa gestita dall’americana Alcoa che ottenne (fin da quando l’impianto originariamente pubblico fu messo in vendita) notevoli sconti sull’energia pagati con le bollette di tutti. Come in Derrick abbiamo raccontato prima con Stefano Mottarelli e poi con Elisa Borghese, la quale è anche coautrice di questa puntata, la norma che ha permesso per anni ai grandi energivori di Sicilia e Sardegna con determinate caratteristiche di avere notevoli sconti sull’elettricità è stata poi dichiarata illegittima dall’UE, al che Alcoa ha deciso di chiudere lo stabilimento.

Ora è da tempo in corso un negoziato tra Glencore, il ministero dello Sviluppo Economico e la regione Sardegna, con il quale si cerca di facilitare l’acquisto e la riattivazione da parte di Glencore dello smelter (cioè l’impianto per la lavorazione dell’alluminio) di Portovesme chiuso da Alcoa.
Il Ministero, grazie a una modifica nelle regole europee sugli aiuti di Stato, ha ottenuto da Bruxelles la possibilità di estendere gli sconti in bolletta per altri due anni rinnovabili, con un meccanismo simile a quello precedente e nei cui dettagli andrò se mai un’altra volta. Il rinnovo degli sconti è già legge tramite il "milleproroghe", e vale per i beneficiari oltre 20 €/MWh. (Il prezzo all’ingrosso dell’elettricità il 31 gennaio 2016, mentre preparo questo pezzo, è inferiore a 30€ e che negli ultimi tempi ha oscillato attorno ai 45).
A dire il vero nell’accordo tra Ministero dello Sviluppo Regione Sardegna e Glencore, che inspiegabilmente è riservato ma a una versione del quale Derrick ha potuto aver accesso, il Governo si impegna a cercare soluzioni che garantiscano un prezzo dell’energia tale da rendere competitivo per dieci anni a livello globale lo stabilimento.
Attenzione: non solo un prezzo competitivo dell'energia, ma la competitività dello stabilimento tout court, una cosa che se presa alla lettera equivarrebbe a sollevare Glencore da ogni necessità di impegno in termini di efficienza ed efficacia. Non solo: Glencore esclude sia di pagare alcunché per l’acquisizione, sia di accettare l’accollo di debiti e di mantenere necessariamente il livello occupazionale. E ancora, declina qualunque responsabilità anche sui danni ambientali eventualmente già causati sul sito. (Comincio a capire perché le parti non vogliono rendere pubblico l’accordo).

Glencore però, che Derrick sappia, continua a prendere tempo, tanto che nel frattempo si è fatto avanti un nuovo potenziale cliente, Sideralloys, che ha manifestato un interesse di massima e chiesto di operare una due diligence (cioè una verifica tecnico-economica) sul sito per verificare la fattibilità dell’acquisizione. Ma Alcoa avrebbe negato, per motivi a chi vi parla non chiari, le operazioni necessarie alla due diligence.

Su questi temi Marco Bentivogli, segretario di FIM CISL, il 9/2/2016 è stato ospite di Radio Radicale per una lunga conversazione con Michele Governatori e Elisa Borghese, ascoltabile qui.