| Illustrazione di Paolo Ghelfi |
Dopo un po' di tempo, torniamo sulle banche.
La mia, Fineco, è stata forse la prima online in Italia e
permette anche operazioni complesse tutte online. Eppure negli ultimi 3 mesi mi
ha già chiesto 2 volte di stampare, firmare a mano, fotografare e rispedire via
mail un modulo. In un caso si trattava di svincolare un deposito che avevo
invece aperto online. Capito? Lo apri online, ma senza stampante non lo puoi
chiudere.
E hai voglia a dirgli “Cambio banca”. Da un lato è una gran
perdita di tempo, dall’altro anche solo confrontare le condizioni tra istituti è
difficile, per non parlare del trasferimento dei fondi.
Se parliamo di commissioni di trading, la loro articolazione
è complessa: di solito si tratta di un importo proporzionale alla transazione,
spesso diverso per i vari mercati, con un valore minimo e uno massimo che hanno
un impatto enorme sulla spesa effettiva. Mario Zannino, che ringrazio per l’aiuto
a questa puntata, mi segnala che Intesa San Paolo ha recentemente abolito il
limite massimo rendendo le grosse operazioni costosissime, e senza togliere
anche il limite minimo.
E tornando alla digitalizzazione: c’è solo quando fa comodo
agli istituti: un trade, che alla banca frutta, lo puoi spesso fare con tre
clic, ma se devi aderire a un’operazione straordinaria (dove magari si tratta
solo di dire sì o no) ci si sbizzarrisce in moduli da firmare, quando va bene
facendo inutile editing di pdf, quando va male, come dicevo, stampando scartoffie,
col rischio di apprendere ex post che c’è un vizio e perdere la finestra
temporale utile, com’è successo ad Antonio Iliceto (altro contributore che
ringrazio) con Unicredit per l’OPA di Poste su TIM.
Per trasferire un credito d’imposta sui capital gain tra
banche ti chiedono di spedire il rendiconto cartaceo dell’istituto in cui il
credito è maturato a quello destinatario, via raccomandata. Non è incredibile
che non ci sia obbligo di scambiarsi digitalmente dati che afferiscono al ruolo
di sostituti d’imposta?
E se ti arrabbi e cambi davvero istituto, i tempi di
trasferimento titoli sono lunghi e incerti come se dovessero inviarli a cavallo
tra un punto e l’altro dell’impero, e per tutto quel tempo non è possibile
alcuna operazione (auguriamoci che in quel tempo gli stessi titoli non vengano prestati
per vendite allo scoperto, ipotesi molto maligna che spiegherebbe però l’interesse
a tanta lentezza).
Nel settore energia, per inciso, l’Autorità impone da un
lato forme di standardizzazione, fornisce un simulatore delle tariffe e impone tempi
certi per lo switch tra fornitori. Magari non risolve tutto, ma ci si potrebbe
provare anche sui servizi bancari.
Tra i problemi che causano queste inefficienze escluderei la
mancanza di redditività. Ricordate l’era dei tassi di interesse alti fino al
primo decennio del secolo? Allora i conti correnti erano fruttiferi. Adesso che
i tassi sono risaliti, com’è possibile che lo siano solo conti di deposito perlopiù
vincolati? (Leggo che fanno eccezione virtuosa BBEVA e Webank, e credo ci siano
altri casi di periodi fruttiferi promozionali limitati per i soli nuovi clienti,
cosa interessante perché mostra la convinzione che una volta preso il cliente sia
acquisito).
Per verificare quando un settore non è correttamente
competitivo i microeconomisti hanno metodi molto sofisticati. Uno più cialtrone
ma che spesso funziona è constatare angherie come quelle descritte qui.
Comunque: alla mail del customer care Fineco mi sono
rifiutato di mandare il modulo stampato firmato a mano e poi fotografato. L’ho firmato
elettronicamente con la app Cie Sign del ministero degli interni, senza
ottenere alcuna risposta da un paio di giorni. Staranno cercando formule
settecentesche per spiegarmi che non è abbastanza affidabile? Vi tengo
aggiornati.
Nessun commento:
Posta un commento