martedì 28 aprile 2026

L'assurda metanizzazione della Sardegna (Puntata 718 in onda il 28/4/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

Un decreto della presidenza del consiglio di settembre 2025 (link sotto) si è occupato delle opere sull’infrastruttura energetica sarda necessarie secondo il Governo ad accompagnare la chiusura delle centrali a carbone. Opere che includono adeguamenti a due rigassificatori in Liguria e Toscana, la predisposizione di una flotta di metaniere di piccola taglia per fare la spola tra questi e la Sardegna, un rigassificatore a Oristano per accoglierle, un altro a Porto Torres nell’ipotesi di trasformare a gas la locale centrale a carbone, reti di trasporto (cioè dorsali ad alta pressione) del gas, una da Oristano verso il Sulcis e Cagliari, un'altra verso Stintino, adeguamenti alle reti di distribuzione (cioè di vicinato e a bassa pressione) attualmente alimentate con gas diversi dal metano, un sistema di camion per il trasporto del gas in forma liquida per alimentare reti di distribuzione gas non fisicamente collegate, depositi criogenici per stoccare il gas liquido presso i relativi punti di rigassificazione e alimentazione.

L’Autorità per l’energia, in seguito al decreto, ha appena pubblicato un documento di consultazione (link sotto) per definire l’adeguamento delle bollette del gas nazionali necessario a ripagare questi costi di metanizzazione tardiva della Sardegna. La stessa Autorità nel documento suggerisce qualche moderazione rispetto agli investimenti proposti dal decreto – per esempio ricorda che Terna, il gestore della rete ad alta tensione responsabile della sicurezza elettrica nazionale, non ravvisa alcuna necessità di convertire a gas la centrale a carbone di porto Torres. (Per inciso, uno studio recente del Politecnico di Milano e dell’Università di Cagliari promosso da FREE con anche il supporto di ECCO con cui io collaboro - link sotto - afferma che in Sardegna non serve alcuna nuova infrastruttura per il gas se si fanno fonti rinnovabili, accumuli e reti elettriche).

L’Autorità fa una prima stima di costi per la metanizzazione della Sardegna che arriverebbero a regime a oltre 280 milioni all’anno. Fino a 280 milioni all’anno per un decennio nelle bollette del gas di tutta Italia.

Ora, allontaniamo lo sguardo e mettiamo le cose in prospettiva. Il Governo a settembre ha deciso che per chiudere il carbone in Sardegna serve metanizzare l’isola. Questo mentre Terna sta realizzando nuovi cavi elettrici tra Continente e Sardegna che servono proprio a permettere alla Sardegna di funzionare in sicurezza senza centrali termoelettriche grazie alle fonti rinnovabili. Cavi che, com’è giusto, pagheremo nelle bollette elettriche. Il Governo ha però anche deciso (e lo aveva già anticipato con un parere in Parlamento ad agosto) che in realtà il carbone non si chiude più, in violazione del Piano Energia-Clima, né in Sardegna né nel continente, fino al 2038. Decisione che naturalmente nemmeno questa è gratis, perché le centrali a carbone dovranno essere pagate 12 anni per stare spente. Come? Con le bollette elettriche, attraverso meccanismi che il Governo non è ancora stato in grado di definire anche perché sono incompatibili con l’attuale assetto regolatorio del mercato.

Per chiudere il carbone, che non chiuderà, e per la cui chiusura, che non ci sarà, stiamo già costruendo un’infrastruttura elettrica, pagheremo miliardi in bolletta per metanizzare la Sardegna. La quale Sardegna – parole della stessa ARERA – sta elettrificando sempre più i suoi consumi e ha quindi prospettive di uso di gas minime e decrescenti. E per non chiudere le centrali a carbone pagheremo altri oneri ad hoc.

Questa è la politica energetica di un Paese la cui classe di Governo afferma compattamente che il caro-energia è un’emergenza.


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