sabato 17 ottobre 2026

Plutonio (Puntata 741 in onda il 18/10/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi

Ero a Milano l’altra mattina presto e camminavo nel quartiere Città Studi per raggiungere una linea di metro non vicinissima all’hotel e dirigermi a un appuntamento di lavoro.

Avevo bevuto in stanza un succo di frutta da un barattolino di vetro e mi scocciava buttarlo nel secchio indifferenziato del bagno, né mi sembrava verosimile che il personale di pulizia si prendesse la briga di smaltirlo separatamente, così sono uscito col mio zainetto e il barattolino di vetro in mano.

Ma già dopo qualche isolato mi sono reso conto che a differenza di Roma (dove nei quartieri residenziali c’è un agglomerato di mefitici cassonetti differenziati ogni 200 metri almeno) a Milano non ci sono, perché evidentemente la raccolta è fatta porta a porta con la collaborazione di condomini ed esercizi commerciali. In corrispondenza di bar e ristoranti vedevo infatti piccoli contenitori privati in ostensione, ma solo di umido e carta. Si vede che era il giorno della carta e non del vetro.

In realtà in molti paesi NON esistono proprio i cestini per strada (vedi Corea e soprattutto Taiwan) – nota il coautore e insostituibile illustratore di Derrick Paolo Ghelfi - le persone devono perciò portarsi a casa (o in albergo) i rifiuti o consegnarli nei negozi che sono obbligati a gestire anche le confezioni vuote.

Tornando a me, dopo aver camminato ancora invano ho notato il signore di un bar tirare fuori uno dei contenitori della carta e gli ho chiesto dove potessi buttare il vetro. Mi ha guardato accigliato e detto che non poteva aiutarmi. Manco avessi avuto in mano una cartuccia di plutonio. Cosa mi veniva in mente di girare con quella roba? Che me la vedessi da solo. Aria.

Più camminavo, più disperavo, ma meno avrei accettato la sconfitta di gettare il plutonio in un cestino generico, dopo tutto l’impegno per evitarlo fino a lì. Sentivo già le radiazioni ionizzanti sul polso e poi su per l’avambraccio.

Poi in via Plinio ho notato due signori che chiacchieravano nei pressi del cancello di una corte interna. Mi sono avvicinato mostrando la cartuccia con aria di contrizione e spiegando che non sapevo come sbarazzarmene. Il tizio ha fatto una risata e mi ha invitato a entrare: avrei trovato nel cortile sotto ai balconi i vari cassonetti condominiali compreso quello del vetro. E così è stato. Meno male.

Se la cosa si fosse protratta avrei rischiato di fare tardi al mio appuntamento.

Invece tutto bene. Alla metro, fermata Lima, ho strisciato il mio biglietto mentre alcuni ragazzi affianco si esibivano in metodi atletici per varcare la porta automatica senza pagare: salti in alto aiutandosi con le braccia oppure vera e propria effrazione di violenza dopo essersi inseriti di lato in fase di chiusura come piedi di porco umani.

Un addetto ATM osservava impassibile con la coda dell’occhio.

Impeccabile per equità di genere, una voce diffusa metteva in guardia contro “borseggiatrici e borseggiatori”.

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