domenica 11 ottobre 2026

Ciclovie venete (Puntata 740 in onda l'11/10/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questo è il reportage di un giro in bici tra trentino e ferrarese tra il 29 settembre e 2 ottobre 2026, soprattutto lungo gli argini di vie d’acqua venete e nel delta del Po.

Sono partito dal centro Rovereto (TN) salendo subito con tornanti decisi lungo la strada provinciale 89 verso Albaredo, Foppiano, Matassone, dominando a tratti la valle sottostante della Statale 46.

Ad Aste c’è l’ultima occasione per riconnettersi alla statale, mentre continuando a salire si capisce di essere finalmente in un cul de sac automobilistico che dopo Obra, continuando a salire, culmina in un viadotto deserto che sinistramente conduce dritto a una galleria transennata. Per fortuna una sterrata permette di evitare il tunnel buio pesto e poi continua a salire nel bosco fino a tornare asfaltata, ma in solitudine completa tra guglie dolomitiche verso il passo di Campogrosso a circa 1500m di altitudine.

Lì inizia il Veneto e la strada torna transitabile alle auto e dopo bellissimi tornanti in discesa si arriva alla decadente Recoaro. Più giù inizia un primo sistema di ciclovie, urbane e non, sull’argine dell’Agno fino alla zona di Montecchio, a SO di Vicenza.

Dal capoluogo sono andato a prendere l’argine del Bacchiglione, che seguirò quasi fino al mare lambendo a sud Padova. Ci sono ottime indicazioni ciclabili interurbane, da questo punto di vista sembra di essere in Olanda, con una pianificazione che evidentemente trascende quella dei singoli municipi.

Molto spesso in Veneto, e questo varrà anche sul Po, i percorsi sugli argini sono aperti anche alle auto, con limitazioni di velocità purtroppo non sempre rispettate. Per fortuna è la diffusione crescente delle bici a imporre agli automobilisti di darsi una regolata.

Il Bacchiglione punta verso Sud e poi di nuovo a Est a Pontelongo, dove mi mantengo sulla sinistra orografica fino a trovarmi qualche decina di chilometri dopo nel punto in cui in località Ca’ Bianca il fiume entra nel Brenta, ormai alle porte di Chioggia.
Senza troppe incursioni nelle trafficate statali mi avvicino all’Adige tra sonnolenti paesini a Est della Romea, a cui però occorre ricorrere per valicare il fiume a Cavanella. Dopodiché lo percorro verso il mare sulla riva destra fino a iniziare una prima lunga striscia di terra nella parte Nord del parco del Delta del Po, in via delle Valli, tra piccole chiuse e idrovore che qui si chiamano chiaviche, fenicotteri e postazioni sopraelevate per osservarli. Tengo ancora verso il mare a Cason Moceniga fino a Marina nuova di Porto Levante dove devo constatare che le barche per varcare il Po di levante il giovedì non ci sono. E mi tocca tra qualche imprecazione tornarmene sulla Romea a Rosolina, scendere a Porto Viro, attraversare sulla Romea il principale braccio del Po e seguirne poi l’argine destro molto a lungo fino a Porto Tolle dove ho prenotato per la notte.

In hotel quasi tutti i clienti sono pensionati cicloturisti con bici elettriche. Un tempo, forse, ci sarebbeero stati gli addetti alla centrale termoelettrica dismessa dell’Enel di Polesine Camerini, non lontana da qui, in pieno parco del Po, che a un certo punto si voleva perfino trasformare a carbone e di cui ora finalmente è iniziata la demolizione. Delle tante vecchie grandi centrali termoelettriche in Italia credo nessuna sia stata ancora completamente smontata.

Per tigna il giorno dopo risalgo a Porto Levante da Sud per posizionarmi dove sarei stato il giorno prima se avessi trovato la barca, e sarà poi il Po, sull’argine sinistro orografico, ad accompagnarmi per il resto del viaggio fino a Ferrara per un altro centinaio di chilometri. Sul lato di Rovigo l’argine è sempre aperto alle – per fortuna poche - auto (purtroppo senza alcun controllo della velocità né dissuasori) mentre quello ferrarese – almeno da Pontelagoscuro - è esclusivo per le bici. E forse qui si vede un diverso approccio emiliano alla viabilità ciclabile. Resta il fatto che il percorso è tutto facile, pressoché ininterrotto e ben segnalato.

Sul versante di Rovigo frequenti cartelli avvisano di ogni località d’interesse col termine improbabile di luoghi di "visitazione”. Quelli sulla riva del fiume sono spesso residui manifatturieri ormai coperti di vegetazione, con vecchie ciminiere di mattoni che ancora svettano qua e là, mentre qualche idrovora rompe il silenzio succhiando acqua per i campi o gli acquedotti.

Finché c’è.


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Alcuni brevi video del giro:

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