martedì 30 giugno 2026

Diego Gavagnin interloquisce con Derrick sul nucleare (Puntata 727 in onda il 30/6/26)

L'intervento di Diego Gavagnin è stato registrato in diretta e può essere ascoltato qui.

La controdeduzione di Derrick è questa:

Tu quoque Diego!

Che siccome serve energia sempre disponibile allora ci voglia una parte di produzione costante: no, questo è un falso sillogismo. Serve invece un mix il cui risultato sia energia che asseconda la domanda (e costi molto meno del nucleare). Il sillogismo è falso quanto lo sarebbe dire che per tenere aperto 24 ore un negozio serve qualcuno che non dorma mai a lavorarci dentro.

Comunque, caro Diego, quando avrò notizia di un imprenditore che mette soldi a rischio, e non a spese della collettività, su un minireattore, farò ammenda con te per un’intera trasmissione.


martedì 23 giugno 2026

La politica del "pappappero" (Puntata 726 in onda il 23/6/26)

 

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascolare qui.

“La mia popolarità non ti riguarda, pensa alla tua” ha risposto pubblicamente Meloni a Trump dopo la di lui uscita a valle delle interazioni tra i due al vertice di Evian. “Io e l’Italia non imploriamo nessuno”, che ai più vecchi ricorderà quella pubblicità, cos’era un dopobarba?, dell’uomo che non deve chiedere mai. Tante altre volte abbiamo sentito “Noi non accettiamo lezioni”, una delle frasi più insidiose da chi vuol apparire vincente, visto che proprio i vincenti di solito sanno imparare non dico da tutti, ma almeno dai tanti che hanno qualcosa da insegnare.

Politici che intervengono coi tempi fulminei e superficiali dei social al minimo pretesto, solo per autoassegnarsi punti di merito rispetto all’altra fazione, tipo pallottoliere dopo un colpo a biliardo.

Da un lato la semplificazione di tutto, che viene comunicato più per muovere le palline che perché abbia importanza per la collettività, dall’altro la personalizzazione di tutto, come se l’empatia immediata fosse l’unica cosa che può coinvolgere l’elettore medio.

Ci starebbe bene dopo certe dichiarazioni un bel “pappappero” da asilo di infanzia. Si usa ancora? “Sei meno popolare di meee, pappappero”.

Molti leader politici anche internazionali si sono stretti a Meloni sull’uscita di Trump, mentre non ricordo (magari per la mia memoria selettiva polemica) altrettanto sdegno e unità quando Trump è uscito dagli accordi di Parigi sul clima o ha distrutto il fair play del commercio internazionale o ha tentato di imporre all’Europa – che ha perfino finto di acconsentire – l’acquisto a prezzo indeterminato di gas. In compenso, apriti cielo quando si è graficamente paragonato a Gesù. “Blasfemo megalomane”! Più appropriato: fifone, visto che di fronte alle critiche si è rimangiato l’uscita probabilmente scontentando anche i fan.

Luca Bizzarri dice che la classe politica ha perso autorevolezza. Fiorenza Sarzanini ha scritto che la personalizzazione dei rapporti tra i rappresentanti di istituzioni è pericolosa e da evitare. In effetti se dall’altra parte c’è uno a livello asilo d’infanzia, un capo di governo deve abbassarcisi? Una risata o un “no comment” di superiorità non sarebbero più efficaci come prova di forza?

D’altra parte nemmeno l’elitismo o le tecnocrazie sono il modo giusto per riavvicinare gli elettori a una partecipazione sui temi importanti. E allora siamo condannati al populismo del pappappero?

Io ne immagino uno diverso, che chiamerei popolarismo, in cui i politici parlano sì un linguaggio semplice, ma non per dire che sono più fighi del concorrente e muovere un punto sul pallottoliere, ma per tradurre in temi comprensibili le questioni su cui devono prendere decisioni che inevitabilmente scontenteranno qualcuno e hanno bisogno di essere spiegate e poi, grazie a questo lavoro, forse accettate.

Una volta ho sentito o letto Schlein stigmatizzare la fine (peraltro solo annunciata) dello sconto accise combustibili non argomentando l’utilità della misura, ma per evidenziare l’incoerenza con promesse precedenti della destra. Avrebbe potuto dire “Sei una bugiona” (si usa ancora? Se qualche ascoltatore ha figli o nipoti alla materna, me lo faccia sapere).

Sono inadeguati gli elettori o lo è il comportamento con cui si cerca di coinvolgerli?

mercoledì 17 giugno 2026

Populismo energetico (Puntata 725 in onda il 16/6/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

Dopo la crisi energetica dell’invasione dell’Ucraina, alcune delle reazioni pubbliche di messa in sicurezza contro gli effetti della scarsità di gas ci sono costate molto care, soprattutto quella (con Draghi al governo) di riempire gli stoccaggi nell’estate del 2022 in vista dell’inverno successivo indipendentemente dal prezzo del gas del momento. Con risorse pubbliche gli stoccaggi sono stati riempiti per la gioia dei trader che ne hanno venduto il gas al prezzo più alto di sempre, e la differenza tra quel prezzo e il valore di mercato successivo è diventata una perdita secca per la collettività la cui valorizzazione definitiva dipende appunto dal prezzo del momento in cui si chiuderà del tutto l’operazione rivendendo il gas, ma che salvo nuove impennate catastrofiche ammonta a diversi miliardi.

L’attuale via libera europeo a fare una quindicina di miliardi di nuovo debito per gestire la crisi attuale mi fa tremare le gambe, soprattutto se penso che avviene in un paese ormai in campagna elettorale e dove il governo già prima di questa fase ha inanellato – anche sull’energia – posizioni perlopiù di propaganda anziché proposte di riforme o decisioni di investimenti strutturali. E quando gli investimenti ci sono, possono essere scellerati come la metanizzazione tardiva della Sardegna che ci condanna a pagare ulteriori aggravi sulle forniture gas per i prossimi 10-15 anni almeno (link sotto alla puntata specifica).

Per fortuna le decisioni più quotidiane e tecniche dei ministeri hanno continuato a perseguire anche azioni corrette e indispensabili, come lo sviluppo della capacità di accumulo e delle reti elettriche per usare al massimo l’energia rinnovabile e i sistemi pubblici di fissazione anticipata del prezzo di acquisto dell’energia dai produttori di fonti rinnovabili, che da un lato ne aiutano lo sviluppo, dall’altro riducono la volatilità del prezzo dell’energia ed eliminano i cosiddetti extraprofitti dei produttori quando il prezzo di mercato è più alto di quello garantito (come ora in cui il primo è circa il doppio del secondo e quindi questi meccanismi stanno calmierando di tanto la bolletta rispetto a quel che succederebbe in loro assenza).

Come ha dichiarato Energy Advisor, se il nuovo debito d’emergenza lo evitassimo anziché uscire con qualche trovata di sussidio pre elettorale, magari di nuovo al gas, non sarebbe affatto male. Quando questa puntata sarà in onda, forse ne sapremo già di più.

Nel frattempo alcune aziende dell’energia, almeno nelle loro campagne pubblicitarie, sembrano ritenere la loro clientela di riferimento una manica di fessi. Una sta proponendo ai clienti di fissare il prezzo dell’energia per tre anni. Adesso, quando è vicino ai massimi di sempre. È come una banca che ti suggerisce il mutuo a tasso fisso quando i tassi di interesse di mercato sono alle stelle. Oppure produttori di apparecchi scaldaacqua domestici, attivi sia su quelli elettrici che a gas, che propongono di risparmiare sulla bolletta installando caldaie a gas anziché pompe di calore elettriche molto più efficienti e combinabili con l’autoproduzione fotovoltaica.

Qui sotto il link a una piccola guida al risparmio energetico in casa e alla scelta del contratto d’energia.


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