martedì 24 ottobre 2023

I consumi energetici dopo la crisi (con Leonardo Santi) (Puntata 594 in onda il 24/10/23)

Chiesa di Spormaggiore (TN)
Ai microfoni di Derrick Leonardo Santi presidente di AIGET, associazione dei grossisti e trader di energia italiani, che ci dice come sono cambiati i consumatori di energia dopo lo shock della crisi e dei superprezzi. [Spoiler: sono diventati più attenti al prezzo e pronti al risparmio energetico]:

 https://youtu.be/e3503PHVfS8?si=zm9h1_IlHDq6LnPH

Se Leonardo Santi di AIGET auspica incentivi per le pompe di calore, immagino tra gli ascoltatori di Derrick serpeggiare l’obiezione che è insostenibile diffondere le innovazioni con debito pubblico. E in effetti io inizierei, come lo stesso ministro Pichetto Fratin ha auspicato, con il tagliare gli incentivi alle fonti fossili di energia, più alti di quelli alle fonti sostenibili a detta dello stesso Governo, incentivi alle fonti fossili che oltre a caricare bollette e conti pubblici riducono la competitività delle altre fonti rendendo necessario incentivarle di più, in un circolo vizioso. Un esempio recente per tutti: l’IVA ridotta e l’annullamento degli oneri in bolletta sul gas, entrambi prorogati indipendentemente dalla povertà energetica di chi ne fruisce, costano e remano contro efficienza e pompe di calore.


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domenica 15 ottobre 2023

La sbornia degli aeroporti di vicinato: il caso Parma (Puntata 593 in onda il 17/10/23)

Piano di sviluppo dell'aeroporto di Parma
Dalla relazione tecnico-descrittiva
del piano di sviluppo dell'aeroporto di Parma
Un marziano che si facesse un’idea dell’Italia solo osservando la numerosità e vicinanza tra loro dei nostri aeroporti probabilmente immaginerebbe un territorio tormentato da foreste inestricabili o assenza di infrastrutture stradali e ferroviarie alternative ai viaggi in aereo.

La storia dei bilanci regionali è piena di sussidi ad aeroporti di vicinato in perdita cronica, sussidi dati implicitamente o esplicitamente anche alle compagnie aeree che li frequentano, come la Ryanair tanto invisa al Governo in carica. Ma anziché gettare la spugna, finché si tratta di soldi pubblici tipicamente le amministrazioni rilanciano, come nel caso dell’aeroporto di Parma per cui il comune ha recentemente deliberato, e la conferenza dei servizi ne ha iniziato l’analisi, una proposta di sviluppo del valore di oltre 20 milioni (12 sarebbero a carico della regione) per l’allungamento di mezzo chilometro della pista e l’estensione delle aree logistiche.

Diamo un’occhiata al contesto del settore. Come sta evolvendo la domanda di viaggi aerei?

È molto forte dalla fine del covid soprattutto per i viaggi turistici. La domanda di aeromobili oggi è talmente elevata da aver permesso a Boeing di superare relativamente indenne uno degli errori di progettazione più scandalosi della storia aeronautica costato due incidenti catastrofici e all’europea Airbus di avere il problema di soddisfare gli ordini. Il mercato sta anche cambiando qualitativamente, con maggior domanda di collegamenti punto a punto anziché tra grandi hub alimentati da voli regionali, da cui la perdita di interesse delle compagnie verso gli aerei giganteschi come l’Airbus A380.

Giusto quindi investire in aeroporti di vicinato rendendoli adatti ad aerei a fusoliera larga di medie dimensioni come punta a fare Parma? Beh, dipende.

Oggi si producono anche aerei a fusoliera stretta (quelli con un solo corridoio, per intenderci) in grado di attraversare l’Atlantico grazie all'aumentata efficienza, cosa fino a poco fa inimmaginabile. Si può andare in Australia da Roma volando con compagnie low cost su questi aerei con solo due scali. A maggior ragione non è più vero che i voli intercontinentali da aeroporti a ridotto bacino d’utenza richiedano necessariamente infrastrutture per aerei a fusoliera larga.

Ma soprattutto non si capisce come lo stesso Paese possa investire contemporaneamente nell’alta velocità ferroviaria, nelle autostrade (dove gli investimenti recenti e previsti gridano vendetta per l’incoerenza rispetto ai trend e alle tecnologie di trasporto attese, punto che riprenderemo in una prossima puntata spero) e negli aeroporti di vicinato.

Lo stesso marziano di prima, messo al corrente di questo, potrebbe pensare che l’Italia nuoti nell’abbondanza di soldi pubblici e territorio da cementificare.

È la solita sbornia di infrastrutture a spese di contribuente e ambiente. Nella relazione tecnico-descrittiva del nuovo aeroporto di Parma si legge che ha senso introdurvi il traffico cargo anche grazie alle sinergie con la progettata autostrada Cispadana, che aspira a collegare il modenese con Ferrara. Come dire: un progetto infrastrutturale ridondante ne giustifica un altro.

Ringrazio Marco Maria Freddi, già consigliere comunale a Parma, per avermi informato sulla questione, e come sempre sono felice di ricevere altre informazioni o controdeduzioni o critiche da soggetti interessati ed esperti.


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martedì 10 ottobre 2023

Permanenza dei sussidi alle bollette (Puntata 592 in onda il 10/10/23)

Dispenser-caricatore di batterie
per veicoli elettrici leggeri
fotografato da Derrick a Taiwan 
Non abbiamo ancora commentato qui la quinta edizione del Catalogo dei sussidi dannosi e favorevoli all’ambiente (link sotto) che il Governo ha diffuso qualche tempo fa sulla base dei dati fino al 2021. Non lo abbiamo fatto anche perché i numeri che emergono (oltre 21 miliardi/a di sussidi dannosi contro oltre 18 di favorevoli) non sono molto diversi da quelli degli anni subito precedenti e soprattutto perché saranno i numeri 2022 a essere ancora più significativi, perché ci diranno quanto gli aiuti alle bollette di famiglie e aziende avranno peggiorato la situazione (prevedere il peggioramento è facile visto che per ora la maggior parte dell’energia che consumiamo è o deriva da fonti fossili e che gli aiuti alle fossili sono generalmente considerabili dannosi all’ambiente).

In questo contesto, e in quello delle tensioni sullo spread che rendono certo critica la necessità di non sperperare soldi pubblici, si inserisce la valutazione in parlamento della conversione del decreto-legge (link sotto) che a fine settembre, proprio giusto in tempo per la scadenza di alcune delle misure, ha proseguito una serie di strumenti economici di supporto ai clienti di energia in termini di sconti in tariffa, sconti fiscali e sussidi.

Alcune delle estensioni sono a mio avviso imperdonabili, come l’IVA al solo 5% sul gas e la fiscalizzazione della componente di oneri generali delle bollette. Imperdonabili perché non legate a un effettivo stato di bisogno e nemmeno a prezzi di mercato eccezionalmente alti com’erano nelle fasi più acute della crisi, e disincentivanti rispetto al risparmio d’energia. Un esempio che faccio spesso è questo: perché mai i contribuenti dovrebbero rinunciare alla mia IVA sul gas se io non sono indigente, pagando tanto più in termini di mancato gettito IVA quanto più gas io consumo?

Altre estensioni del decreto le trovo invece ragionevoli, come quella del bonus bollette che va alle famiglie con una situazione di patrimonio e reddito critica anche in misura della loro numerosità e, per il gas, del clima in cui vivono. Benissimo. Ma a maggior ragione che senso hanno gli sconti di cui sopra su IVA e oneri?

Apprezzabile poi che i sussidi alle aziende energivore siano corretti per non essere più a pioggia ma legati ad azioni delle aziende beneficiarie in termini di efficientamento energetico e transizione verso l’uso di fonti energetiche senza danno al clima. Quella della vittimizzazione generalizzata delle aziende energivore in un contesto di prezzi alti dell’energia è un errore in cui tende a cadere la politica, laddove in molti casi le stesse aziende possono traslare (sebbene con possibili ritardi) il maggior costo sui prodotti finali.


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