domenica 17 ottobre 2021

Impennata dei prezzi energia 2021 (Puntate 497-8 e 500 in onda il 21-28/9 e il 19/10/21)

Batteria nei pressi di Playa Divisidero
Una batteria nel bosco
nei pressi di Chacala
(Stato di Nayarit - Messico)
(Foto Derrick, 2021)
Puntata 497 (21/9/21)

Il prezzo dell’elettricità, i lettori di Derrick lo sanno ma temo siano tra i pochi vista la qualità del dibattito in corso, è determinato da fattori sia regolati sia di mercato. I primi sono un insieme di oneri che coprono soprattutto i costi delle politiche ambientali – in particolare i sussidi alle fonti rinnovabili - e i costi delle reti, i secondi sono soprattutto i costi di combustibile della produzione termoelettrica che determinano, quando le centrali termoelettriche sono necessarie a soddisfare la domanda, il prezzo all’ingrosso momentaneo dell’energia.

Anche se ormai la maggior parte dell’energia al dettaglio è venduta a condizioni liberamente proposte (e scelte) sul mercato, ha ancora molto seguito mediatico l’aggiornamento periodico che l’Autorità dell’energia fa delle tariffe regolate dedicate ai clienti soprattutto domestici che non hanno mai scelto un fornitore sul mercato.

L’imminente aggiornamento molto al rialzo di questa tariffa ha scatenato un dibattito pubblico in cui, come spesso capita, le posizioni che hanno fatto più rumore sono quelle più infondate, propugnate anche da politici e giornalisti generalisti.

Sperando di contribuire in modo utile, ecco qui alcune affermazioni facili da verificare:

  • L’aumento repentino del prezzo all’ingrosso dell’elettricità (che a settembre [2021] si è mosso ampiamente oltre i 100 €/MWh e negli ultimi giorni attorno ai 150 € - mentre un anno fa nello stesso periodo era sui 50) è determinato perlopiù da un aumento violento del prezzo del gas che nel nostro paese è ancora determinante per coprire la punta di domanda elettrica. Infatti, le centrali a gas offrono energia nella borsa elettrica a un prezzo non inferiore a quello necessario a coprire i costi di combustibile (e i permessi a emettere CO2, si veda poco sotto), e non potrebbero fare altrimenti. L’aumento del prezzo del gas a sua volta è causato dalla ripresa globale dei consumi che ha colto gli stoccaggi meno pieni di quanto normalmente siano in questa stagione, anche a causa della scorsa primavera più rigida del previsto.
    Il prezzo all'ingrosso dell'elettricità dipende però non solo dal gas, ma anche dai permessi a emettere CO2 che le centrali termoelettriche devono acquistare. Il prezzo di questi permessi è aumentato a inizio settembre [2021] rispetto a metà agosto di una decina di €/t (con un impatto sui costi di un Megawattora a gas di meno della metà), ma è comunque rimasto in un'area tra 50 e poco più di 60 €/t da maggio [2021] alla data di questo post (link sotto), e quindi ha un impatto minimo rispetto agli aumenti recenti del prezzo all'ingrosso dell'elettricità.

  • Anche le politiche ambientali costano, certo, al momento una decina di miliardi all’anno nelle bollette, cioè una trentina di € per ogni MWh che consumiamo, ma questo conto non solo non si muove in modo repentino, ma è in fase di calo strutturale da anni, perché da anni le convenzioni inizialmente troppo generose per sostenere gli impianti rinnovabili sono state sostituite da altre che lo sono molto meno (tanto che gli obiettivi di nuova capacità rinnovabile che il Governo si propone non vengono al momento raggiunti).

  • Più rinnovabili non programmabili comportano anche più costi di bilanciamento della rete, ma si tratta di una voce per ora relativamente modesta rispetto al prezzo complessivo (una decina di € a MWh) e le cui fluttuazioni quindi non hanno al momento un effetto paragonabile a quelle determinate dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili.

Conclusione: l’impennata di prezzo elettrico di questo periodo non c’entra quasi per nulla con le politiche ambientali.

Nello stesso tempo, politiche incoerenti con la decarbonizzazione (per esempio nuovi investimenti sulle stesse fossili che dovranno essere abbandonate, si pensi alla metanizzazione della Sardegna) molto verosimilmente aumenteranno il costo della decarbonizzazione stessa, perché dovranno essere ripagate anche se si riveleranno presto – o addirittura subito – inutili.


Puntata 498 (28/9/21)

Bentornati a Derrick. Nella scorsa puntata abbiamo cercato di fare chiarezza sulla causa degli aumenti recenti dell’elettricità, dovuti in gran parte a una carenza momentanea di gas a livello mondiale non dissimile da altri settori che coinvolgono per esempio materie prime alimentari, della manifattura pesante, dell’elettronica.

Scorte ridotte e investimenti rimandati in molti settori durante il Covid per limitare il capitale immobilizzato dalle aziende in difficoltà, uniti alla ripartenza dei consumi, stanno causando un’insufficienza temporanea di capacità produttive che era stata ampiamente anticipata da osservatori come l’Economist. Conseguenza di questo è l’inflazione, che infatti si sta risvegliando rapidamente e di cui, certo, l’energia è una componente importante. (Solo io sto notando che da noi un primo piatto in trattoria ora non costa meno di 12 euro mentre la norma fino a poco fa era 10 o meno?).

Il Governo sta predisponendo mentre scrivo questa trasmissione un decreto per contenere gli aumenti del prezzo dell’energia con l’utilizzo di risorse fiscali per alcuni miliardi nell’ultimo trimestre del 2021. Con tutele più forti per i clienti a basso reddito, ma con effetti su tutti, anche su chi ha un contratto a prezzo fisso e non sta subendo alcun aumento di bolletta. Ha scritto sul tema Carlo Cottarelli su Repubblica il 24 settembre [2021]:

Per anni le istituzioni internazionali e tutti coloro che hanno a cuore il futuro del pianeta hanno sottolineato le conseguenze negative di sussidi generalizzati (all’energia e non). Qui, per giunta, si sussidia l’energia “sporca”. L’incoerenza con le politiche di transizione ecologica è evidente. Questo vale soprattutto per la parte dell’aumento dovuta al maggiore costo dei permessi di emissione, il cui scopo è quello di scoraggiare i consumi. Ma l’incoerenza è presente qualunque sia la causa dell’aumento dei prezzi.

Aggiungerei che fenomeni simili, come accennavo, li stiamo vedendo in altre materie prime. Fiscalizzeremo l’aumento delle farine, dei minerali ferrosi e no, dei chip, magari riducendone l’IVA?

Per un Paese con livelli di spesa fiscale e di imposte sui redditi molto alti, aumentare ancora la spesa fiscale e quindi le future nuove imposte a me sembra folle. Nel caso dell’energia, poi, la capacità dei consumatori di reagire a segnali di prezzo è fondamentale perché le politiche ecologiche del “chi inquina paga” siano efficaci. Se gli aumenti di prezzo vengono contrastati con le tasse anche a spese di chi non consuma, e indipendentemente dal mix di fonti energetiche scelte da un cliente, buona parte delle politiche di responsabilizzazione dei consumatori va a ramengo.


Puntata 500 (17/10/21)

Siamo arrivati, stento io stesso a crederci, alla puntata 500. Che purtroppo non posso dedicare ad alcun tema speciale, visto che l’attualità mi costringe a tornare sulla questione del caro-energia, se non altro per un compendio delle riflessioni uscite sugli organi di informazione nell’ultima decina di giorni, per esempio l’articolo su lavoce.info a firma di Polo, Pontoni e Sileo, quest’ultimo una vecchia conoscenza e spesso collaboratore di questo blog.

I politici sembrano molto in ansia, e alcuni Governi europei, tra cui quello spagnolo italiano e greco, hanno sollecitato la Commissione UE a misure di contrasto al caro-gas. Un recente documento UE risponde con moderata freddezza, dopo che il vicepresidente Timmermans e la capa dell’energia Simson avevano già difeso l’impianto dell’organizzazione europea dei mercati energia e di quello che dà un prezzo alle emissioni di CO2 (che peraltro ha contribuito come sappiamo molto limitatamente al recente aumento delle bollette). I Governi possono usare la leva fiscale per calmierare temporaneamente i prezzi, dice l’UE, purché lo facciano con chi ne ha effettivamente bisogno e senza alterare la concorrenza nell’energia.

Trovo anch’io che sarebbe un controsenso soffocare il segnale di prezzo e impedire che esso faccia scattare sane reazioni dei consumatori. Infatti questo caro-energia ci ricorda che le fonti fossili hanno un prezzo volatile, e probabilmente lo avranno anche di più nella loro fase di ridimensionamento e infine pensionamento, perché la capacità produttiva potrebbe ridursi in anticipo rispetto alla domanda. Un segnale di scarsità è sicuramente coerente col fatto che dobbiamo affrancarci in fretta da petrolio e gas. Non a caso è stato proprio il ministro dell’energia del Qatar – uno dei principali esportatori di gas via nave – a dirsi scontento dei prezzi troppo alti, consapevole che essi portano i clienti e ridurre la propria dipendenza non appena possibile.

Infatti i consumatori, domestici e industriali che siano, si attrezzano rispetto ai rischi di scarsità, investendo per esempio in efficienza energetica e uso di fonti alternative. Una volta che le famiglie in difficoltà siano messe al sicuro, come la stessa UE chiede, non si capisce perché gli altri soggetti non dovrebbero prendersi la responsabilità delle proprie scelte di approvvigionamento energetico.

Del resto, chi ha energia comprata a prezzo fisso non vedrà l’incremento se non al rinnovo del contratto – sempre che i prezzi a termine saranno allora ancora alti – e chi si è dotato direttamente o contrattualmente di propria capacità di generazione da fonte rinnovabile è già meno soggetto alle fluttuazioni del gas.

La situazione di scarsità del gas stoccato in Europa, che preoccupa in vista di un eventuale inverno rigido, non è però la stessa in tutti i Paesi. Quelli che oltre a essere dotati di capacità di stoccaggio adeguata l’hanno anche riempita di più nella scorsa primavera-estate avranno ora la giusta remunerazione grazie alla possibilità di esportare gas a buon prezzo. Cosa che dall’Italia sta già avvenendo con una certa frequenza attraverso entrambi i metanodotti transalpini. Una situazione che ci vede ormai esordire nel ruolo di Paese di passaggio – e non solo di arrivo - del gas, viste le ben tre interconnessioni extraeuropee a sud, e ora anche potenzialmente nel ruolo di polmone rispetto ai picchi di domanda europea.


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4 commenti:

  1. Ma, l'assurdo ostracismo alle Centrali alimentate a Carbone (a cominciare da quella moderna di Civitavecchia, non sono un evidente enorme maggiore costo per motivazioni pseudo-ambientali?
    Ed i costi degli impianti di "back-up" (con emissioni molto peggiori causa loro regime di provvisorio funzionamento in "stand-up" a cosa sono dovuti?
    Un serio Paese, povero di materie prime, avrebbe un "MIX" molto più diversificato ed equilibrato, come avviene in quasi tutti i Paesi, G8 e G20, tranne il nostro! Fantastico, isn't it?

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    1. La chiusura del carbone è motivata dall'emergenza clima e dagli obiettivi per contrastarla. Non direi che il nostro mix sia peggiore di quello degli altri grandi paesi occidentali, anzi. Però sono d'accordo sul fatto che riguardo al backup alle rinnovabili stiamo facendo (e facendo pagare ai consumatori) scelte sbagliate con il capacity market

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  2. Bene il modo migliore per evitare di pagare di più è consumare meno !
    i prezzi servono per far capire che le risorse non sono infinite!
    La cosa migliore sarebbe lasciare fare al mercato alla concorrenza e senza intromissioni dei governi dell'Europa .
    Ma penso sia impossibile più regole si mettono peggio sarà .per tutti

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    1. Potrebbe essere così. Far pagare l'energia con le tasse, magari temporaneamente, non aiuterà certo l'efficienza e la consapevolezza dei consumatori

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