lunedì 20 gennaio 2020

Uscite dal carbone (Puntata 423 in onda il 21/1/20)

La puntata di oggi prende spunto da due articoli, uno della Deutche Welle di Gero Rueter il 16 gennaio 2020 e l’altro di Clark Mindok sull’Independent del 14 gennaio.

Canale a Trondheim
Il tema è l’uscita dalle centrali elettriche a carbone in Germania e negli USA. In Germania il governo ha raggiunto, in modo tipicamente teutonico, un accordo con le regioni e con alcuni operatori elettrici per prevedere la messa fuori servizio di tutte le centrali a carbone e lignite del paese entro il 2038 al più tardi. L’accordo prevede sia compensazioni agli operatori elettrici per oltre 4 miliardi di € complessivi, sia alle comunità interessate alla perdita di posti di lavoro e di opportunità per l’indotto per almeno 14 miliardi di Euro. Secondo la Deutche Welle, le compensazioni ammontano a circa 2 milioni per posto di lavoro perso.
Altri sussidi andranno ai clienti energivori per compensare il maggior costo dell’energia dovuto alla necessità per i produttori di acquistare permessi ad emettere CO2.

Ora, mi pongo e pongo agli ascoltatori di Derrick un quesito: ha senso che gli Stati paghino con le risorse fiscali compensazioni così vaste ai soggetti colpiti dai processi di decarbonizzazione? Non c’è dubbio che tali processi siano perlopiù decisi dal legislatore e dal governo e non dagli operatori stessi, e quindi subiti da questi ultimi, ma è anche vero che si tratta di decisioni mirate a evitare maggiori costi di mitigazione o danni futuri.
In generale, proteggere chi ha investito in attività incompatibili con la lotta ai cambiamenti climatici dagli effetti negativi delle politiche di decarbonizzazione mi sembra come rimborsare chi ha acquistato un’auto che a un certo punto non può più circolare perché troppo inquinante. Le norme e le politiche necessariamente si evolvono. Fare scelte di investimento che tengano conto della loro tendenza – con il rischio di sbagliare - non dovrebbe essere responsabilità degli imprenditori, così come lo è in generale saper prefigurare il futuro? In che modo si distinguono le norme sulla decarbonizzazione da qualunque altra che renda meno profittevoli attività economiche già avviate? Non credo sia sostenibile un principio di completa salvaguardia dai mutamenti normativi. Se non altro perché esso deresponsabilizza i soggetti economici.

Negli Stati Uniti, nel frattempo, l’uscita dalle centrali a carbone è già una realtà e sta avvenendo con l’amministrazione Trump velocemente quasi quanto con Obama. Nel 2019 hanno chiuso negli States oltre 15 mila MW di centrali a carbone, malgrado le promesse di Trump di rivitalizzare l’industria del carbone in particolare in Virginia e Wyoming. Ciò si sta verificando senza compensazioni, ma non senza sussidi pubblici, che vanno però alle fonti rinnovabili attraverso politiche di sussidio diverse tra stato e stato e che in California, come abbiamo visto in passato qui a Derrick, stanno permettendo anche di rendere fattibili grandi impianti di batterie sulla rete elettrica, il cui obiettivo è permettere di stoccare l’elettricità da fonti rinnovabili quando c’è e restituirla alla rete quando serve, attività senz’altro auspicabile ma per ora, quando non sono disponibili centrali idroelettriche a pompaggio e doppio bacino, è molto costosa.


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lunedì 13 gennaio 2020

Economics of Electricity (Puntata 422 in onda il 14/1/20)

Buon anno agli ascoltatori di Derrick, che torna dopo una pausa di tre settimane in cui sono andate in onda repliche.
Tornato dal mio viaggio nel sudest asiatico, ho partecipato alla presentazione, il 10 gennaio (2020) a Milano, di un manuale di economia applicata edito da Cambridge University Press, intitolato Economics of Electricity, di Anna Cretì e Fulvio Fontini.

Si tratta di un libro che introduce le caratteristiche specifiche dei mercati dell’elettricità e poi analizza sulla base della teoria microeconomica rilevante in che modo alle varie fasi della filiera si applicano diversi modelli di competizione.
Ne ho approfittato per un’intervista con l’autore Fulvio Fontini, professore di economia all’Università di Padova.
Gli ho chiesto innanzitutto se l’applicazione della concorrenza al mondo dell’elettricità sia fattibile sulla base della teoria economica.



(Ricordo agli ascoltatori che nel linguaggio gergale dell’energia elettrica la “generazione” è la produzione - quella che fanno le centrali - e che il mercato “wholesale” è quello all’ingrosso, che riguarda le centrali e i grandi aggregatori di consumo, mentre quello “retail” riguarda i clienti finali in particolare di piccole dimensioni).

La seconda domanda che ho fatto a Fontini è se l’introduzione della concorrenza nei mercati elettrici italiani sia da considerare o meno un successo.


Grazie dunque a Fulvio Fontini dell’università di Padova.


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domenica 15 dicembre 2019

Treno elettrico (Puntata 421 in onda il 17/12/19)


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Prezzo storico della benzina per auto in Italia
Concludevo l’ultima puntata identificando in un segmento sociale non urbano e per cui la digitalizzazione comporta pochi effetti nel lavoro quotidiano quello tipicamente più toccato dai costi dei carburanti per autotrazione (che peraltro storicamente in Italia non sono cresciuti in termini reali, vd. foto), e che quindi si oppone di più a ipotesi di carbon tax o di altri elementi che ne scoraggino l’uso. 

Mi ha scritto Stefano Galli, imprenditore agricolo di Montedinove in provincia di Ascoli, facendomi notare che fuori dal contesto urbano c’è molta meno scelta di modi alternativi allo spostarsi con mezzi privati. E lui giustamente rivendica che il suo mezzo a metano è più sostenibile di un diesel fermo a un semaforo cittadino. (Anch’io marchigiano, posso confermare la tradizione di buona penetrazione del metano per auto nella regione, e non riesco a non citare (è la seconda volta) le parole di un libro di Gianfranco Tramutoli edito da Fernandel: “Ho passato la maggior parte della mia infanzia a fare la fila a una pompa di metano con mio padre”).

Credo che il dualismo tra mondo urbano ed extraurbano sia sempre più netto, e come ho già tentato di argomentare credo sia anche esacerbato dalla moda degli assi di trasporto veloci tra capoluoghi a fronte di una rete di strade locali in qualche caso letteralmente abbandonate e di servizi di trasporto extraurbano insufficienti, alla faccia della retorica della valorizzazione del territorio. Più la provincia si spopola, più è difficile che stiano economicamente in piedi anche le linee ferroviarie secondarie, che infatti inevitabilmente si riducono. Una notizia un po’ in controtendenza, che ho preso come spesso capita dall’Economist (che i numi lo proteggano), è un progetto affascinante – e forse perfino con qualche chance di sensatezza economica – di Network Rail, un operatore ferroviario pubblico britannico (in un contesto dove invece molti sono privati dopo una imponente privatizzazione e introduzione del mercato nel settore) che opera linee secondarie elettrificate a una tensione più bassa di quelle principali. Una tensione simile a quella a cui funzionano i generatori elettrici fotovoltaici. Da cui l’idea di usare lo spazio lungo le linee per installare pannelli fotovoltaici da collegare direttamente alla rete di alimentazione della linea ferroviaria, con l’evidente sinergia di non dover potenziare o addirittura costruire nuovi tratti di rete elettrica esterni. In effetti le linee ferroviarie elettrificate sono un’infrastruttura elettrica complessa che può in qualche caso offrire sinergie con quella principale. In Italia, per esempio, la rete elettrica delle ferrovie, che includeva anche impianti di generazione, fu ceduta almeno in parte al gestore della rete elettrica ad alta tensione, che per questo motivo paga alle ferrovie una sorta di canone.

I treni sembrano un buon ambito di sperimentazione anche per l’idrogeno. Ricorderete la puntata qui sui due treni alimentati a idrogeno già in funzione in Germania (link sotto), tecnologia questa di cui si occupa anche lo stabilimento piemontese Alstom di Savigliano, che nell’ambito di un programma UE sta sviluppando questo filone anche insieme all’università e al Politecnico di Torino, come mi segnala Gregorio Eboli, che ringrazio.


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