martedì 6 aprile 2021

Covid e varianti: si deve tornare a scuola (Puntata 479 in onda il 6/4/21)

Lo scorso 1 aprile si è svolto il seminario “Covid e varianti: si può tornare a scuola?” organizzato da EuResist Network e McCan Health.

Antonella D’Arminio Monforte, ordinario di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Milano ha riferito come da numerosi studi scientifici (es. dati OMS fino al 22 marzo) emerga che anche con le nuove varianti il virus resta meno frequente nei bambini e ragazzi sotto i 20 anni che negli adulti e soprattutto che la mortalità è bassissima in questa fascia d’età. Studi inglesi mostrano che la variante inglese non ha portato malattia più severa nei bambini e ragazzi.

E per quanto riguarda la contagiosità?

L’epidemiologa/biostatistica Sara Gandini ha illustrato un suo studio con altri 4 colleghi su dati italiani di 7 milioni di studenti e 700.000 insegnanti dal 14 settembre al 7 dicembre 2020 pubblicato su the Lancet che mostra come l’incidenza di casi nelle scuole sia minore tra gli studenti che tra gli insegnanti, con maggiore probabilità che l’infezione passi da insegnante a studente che viceversa. Lo studio usando analisi comparate tra regioni con diversi calendari di apertura mostra anche che l’andamento dell’indice Rt locale (e altri indicatori) non dipende dall’apertura delle scuole: per esempio Roma ha aperto prima di Napoli ma la curva è salita prima a Napoli che a Roma.

Riguardo alle varianti, ha aggiunto che un rapporto di gennaio della Public Health England ha mostrato che la variante inglese si trasmette in modo simile in tutte le fasce d'età, e che i bambini, specialmente quelli di età inferiore ai dieci anni, hanno circa la metà delle probabilità degli adulti di trasmettere la variante ad altri. I dati dell’Istituto Superiore della Sanità di marzo mostrano un aumento di incidenza nelle fasce d’età scolare in concomitanza con un aumento del numero di campioni, che spiega quindi il dato. La controprova viene dalla Toscana dove ci sono i dati sul numero di campioni per età: il rapporto tra positivi e tamponi effettuati tra gennaio e marzo 2021 non si modifica a fronte di tamponi triplicati e resta minore nei minorenni rispetto agli adulti.

Daniele Novara, pedagogista, fondatore e direttore del Centro PsicoPedagogico, ha sostenuto che la chiusura della scuola provoca danni gravissimi a bambini e adolescenti e ha lamentato che non ci sono pedagogisti né psicologi nel Comitato Tecnico Scientifico.

Antonella Inverno responsabile per le politiche per l’infanzia e adolescenza di Save the Children Italia ha illustrato uno studio della stessa organizzazione da cui risulta una perdita di apprendimento difficilmente colmabile, esito di quasi 75 milioni di ore di lezione perse nel nostro paese solo fino al 3 aprile 2021, solo in parte (10-15 milioni) recuperate tramite la didattica a distanza. Senza contare che uno studente su dieci non ha partecipato alla didattica a distanza e il 20% l’ha fatto solo saltuariamente.

Andrea Morniroli, socio della cooperativa sociale Dedalus di Napoli, coordinatore dello staff del Forum Disuguaglianze Diversità e collaboratore dell’Assessorato alla Scuola e Istruzione del Comune di Napoli, ha raccontato la situazione drammatica di una città dove ormai si perdono uscendo dal circuito scolastico centinaia di bambini e ragazzi non censiti dai servizi sociali. I sindacati della scuola oggi sono di fatto contro la scuola, dice, e non è il solo nel convegno.

Carlo Devillanova, economista, membro della Fondazione Franceschi onlus, ha citato i danni economici in termini di minori stipendi futuri dei ragazzi. Studenti anche loro presenti hanno espresso il loro disagio. Gabriele Toccafondi, parlamentare segretario della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, e Claudio Di Berardino Assessore Scuola della Regione Lazio si sono infine impegnati a riportare nelle rispettive sedi le risultanze del convegno.

Ringrazio Francesca Incardona, organizzatrice dell’evento, che mi ha aiutato a sintetizzarlo.


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