martedì 7 novembre 2023

In bici da Falconara Marittima a Fano (Puntata 596 in onda il 7/11/23)

Questa puntata è disponibile anche su Youtube: 
https://youtu.be/x5oQua5Cgp8?si=tcTijCR0R3YD1ueE

Per il ciclo le camminate impossibili, racconterò in due puntate i miei vagabondaggi ciclistici dello scorso finesettimana per indagare, come ogni tanto capita qui, la fattibilità di muoversi in bici o a piedi fuori dalle principali arterie stradali automobilistiche.

Avendo un impegno a Fano, sono partito con bici al seguito in treno da Roma con destinazione Falconara Marittima (del bellissimo percorso ferroviario di questa tratta si occupa la prossima puntata). A Falconara, anziché proseguire per la linea Adriatica verso nord, sono salito in sella alla bici per percorrere lungo la costa i poco più di 40 chilometri fino a Fano.

Passaggio (chiuso) a NO di Falconara
Un violento vento contrario mi farà faticare malgrado la distanza non lunga, ma anche uscire da Falconara sulla costa non è comodo, mentre nel cielo tuona un aereo appena decollato dal vicinissimo aeroporto. La grande raffineria API, che occupa una vasta area fronte mare, non è valicabile se non dalla ferrovia che ne taglia la parte più a monte.
Ma nemmeno subito a Nord c’è un lungomare, e la strada più a ridosso della costa, tra la ferrovia e gli edifici in un dimesso quartiere residenzial-balneare chiamato Rocca Mare, termina verso un prato costiero post-industriale il cui accesso è chiuso da una catena a fianco a un cartello con scritto “area ex Montedison”. Potrebbe essere una zona in attesa di bonifica. Siccome non voglio tornare indietro per poi fare un tratto di statale Adriatica, vìolo la catena e percorro una specie di greto sassoso a fianco alla ferrovia, incoraggiato da altre tracce di bici e dalle indicazioni del navigatore per escursionisti. Tra parentesi: quando cammino o vado in bici sono frequentissimi i casi in cui attraversare aree private mi sembra la cosa più razionale.

Giunto a Marina di Montemarciano la situazione migliora grazie alla presenza di strade lungo il mare fino a Senigallia, dove inizia una vera e propria pista ciclabile urbana divisa della spiaggia solo dagli stabilimenti balneari e che finisce prima del fiume Cesano, superabile solo sul ponte della statale.

A nord del fiume ben presto si arriva a Marotta che è tutta ciclabile grazie a uno spazio riservato sulla sede stradale del lungomare, mentre Torrette di Fano, subito più a Nord, ha un fronte di edifici di seconde case costruiti a ridosso della spiaggia negli anni degli scempi edilizi, e quindi in bici (o a piedi) o si passa in spiaggia costeggiando accessi ostentatamente sbarrati, oppure lungo un’unica strada tra edifici e ferrovia.

Tra dune artificiali di sabbia per proteggere dalle mareggiate e tratti forse di pertinenza dei condomìni fronte mare di Torrette di Fano, l’unica persona che ho trovato sulla sabbia scura di umidità mentre cercavo zone in cui le ruote non affondassero è stata una ragazza che con aria ispirata raccoglieva e osservava conchiglie.

Poco a nord di Torrette le cose peggiorano ulteriormente, perché arrivati a un ultimo edificio sul mare, moderno stavolta, non c’è altra scelta che sottopassare la ferrovia con un angusto pertugio pedonale e proseguire per circa tre chilometri sulla statale 16, costeggiando tra le altre cose un campeggio che forse non permette ciclabili, fino a varcare il ponte sul Metauro con le sue due torri littorie e finalmente tornare a pedalare vicino al mare ormai in prossimità del centro di Fano.

Insomma, tra Ancona e Fano la viabilità per le bici non è all’altezza di altri percorsi adriatici più a sud nelle Marche o in Abruzzo (invito a riascoltare il reportage qui su Derrick dalla ciclabile dei trabocchi). Le cose migliorano da Fano verso Pesaro, a Nord, dove la ciclabile c’è senza interruzioni da un decennio (anche se nel lato fanese addossata alla statale) e conduce nel capoluogo che con il sindaco Ricci ha fatto della rete di ciclabili un vanto della città (battezzandola “bicipolitana” per le sue varie linee colorate e numerate come in una metropolitana).

lunedì 30 ottobre 2023

Il buco del gas (Puntata 595 in onda il 31/10/23)

Cuscinetti a rullo
Cuscinetti a rullo
Mentre nel 2022 i consumatori italiani residenziali e professionali reagivano ai prezzi eccezionali del gas consumandone molto meno che in passato, il sistema istituzionale dell’energia faceva il contrario. 

Comprava cioè gas a qualunque prezzo per metterlo negli stoccaggi e scongiurare un qualche razionamento. Razionamento che appunto stavano già esercitando volontariamente i consumatori per proteggersi dalla bolletta fuori controllo. O, se preferite, era la mano invisibile del mercato che stava occupandosi di ridurre i consumi, il che è la stessa cosa.

In seguito a decisioni d’urgenza del Governo, il gestore dei Servizi Energetici (GSE), l’agenzia che si occupa di amministrazione di molte delle attività economiche dell’energia interessate da forme di intervento pubblico, di concerto con Snam e con la Cassa conguagli del settore energetico ha comprato gas al prezzo medio di oltre 220 €/MWh (oggi vale sui 40 e prima della crisi anche la metà). Acquisti finanziati da un prestito dello Stato che visto il calo del prezzo si è trasformato in gran parte in una perdita che oggi pesa sulle bollette (o sulla fiscalità generale) future. Il GSE ha già realizzato circa 900 milioni di perdite rivendendo quel gas, ma se includiamo quelle non ancora realizzate (perché su gas ancora di proprietà pubblica) si arriva a circa 4 miliardi di buco ai prezzi attuali.

Difficile non pensare che quegli acquisti a qualunque prezzo non abbiano contribuito a tenere alti i prezzi in una fase in cui i venditori avevano in mano il mercato grazie alle paure di razionamento. Se è così, la tattica dell’accaparramento si è in parte creata il buco da sola.

L’unica prospettiva che ridurrebbe il debito sarebbero prezzi di nuovo alti per permettere a quel gas di essere rivenduto con meno perdita. Ma in tal caso pagheremmo di più la bolletta dei prossimi consumi. Come dire: ci siamo assicurati un costo alto qualunque cosa succederà. Anche chi coscienziosamente ha ridotto i propri prelievi per proteggersi dai prezzi della fase acuta della crisi rischia di ritrovarsi presto a pagare il conto di un gas che non ha mai né acquistato né consumato.

A ben vedere non c’è un unico modo possibile di riversare sui cittadini il danno. Potrebbero essere i consumatori futuri di gas a pagare in bolletta i quattro miliardi sul prezzo del gas. Si tratterebbe forse della soluzione meno irragionevole, che permetterebbe a chi è diventato più efficiente nei consumi di subire un danno inferiore. Oppure potrebbero essere anche i consumatori elettrici a pagare, cosa non insensata visto che la metà circa dell’elettricità prodotta in Italia viene ancora dal gas e che quindi era anche la sicurezza di fornitura elettrica che il Governo Draghi pensava di tutelare indebitando la comunità.

La soluzione più iniqua infine potrebbe essere quella di socializzare le perdite attraverso la fiscalità generale. Come dire: anche se tu consumatore di energia hai fatto la cosa giusta risparmiando durante la crisi, e magari hai investito in apparecchi che ti hanno reso strutturalmente più efficiente, anche se hai installato impianti di produzione da fonti rinnovabili investendo - tu sì - in resilienza energetica e quindi contribuendo ad abbassare i prezzi per tutti, non importa: pagherai comunque con le tasse il conto di una presunta sicurezza che tu in realtà ti sei procurato da solo e in modo ben più lungimirante rispetto ad accaparrare gas nel momento peggiore della storia.


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martedì 24 ottobre 2023

I consumi energetici dopo la crisi (con Leonardo Santi) (Puntata 594 in onda il 24/10/23)

Chiesa di Spormaggiore (TN)
Ai microfoni di Derrick Leonardo Santi presidente di AIGET, associazione dei grossisti e trader di energia italiani, che ci dice come sono cambiati i consumatori di energia dopo lo shock della crisi e dei superprezzi. [Spoiler: sono diventati più attenti al prezzo e pronti al risparmio energetico]:

 https://youtu.be/e3503PHVfS8?si=zm9h1_IlHDq6LnPH

Se Leonardo Santi di AIGET auspica incentivi per le pompe di calore, immagino tra gli ascoltatori di Derrick serpeggiare l’obiezione che è insostenibile diffondere le innovazioni con debito pubblico. E in effetti io inizierei, come lo stesso ministro Pichetto Fratin ha auspicato, con il tagliare gli incentivi alle fonti fossili di energia, più alti di quelli alle fonti sostenibili a detta dello stesso Governo, incentivi alle fonti fossili che oltre a caricare bollette e conti pubblici riducono la competitività delle altre fonti rendendo necessario incentivarle di più, in un circolo vizioso. Un esempio recente per tutti: l’IVA ridotta e l’annullamento degli oneri in bolletta sul gas, entrambi prorogati indipendentemente dalla povertà energetica di chi ne fruisce, costano e remano contro efficienza e pompe di calore.


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