domenica 16 settembre 2018

Ristrutturazioni edilizie 2018: la comunicazione-fantasma a Enea (Puntata 368 in onda il 17/09/18)


Ben trovati ascoltatori di Derrick dopo la pausa estiva in cui abbiamo mandato in replica alcune tra le puntate primaverili che avevano avuto più interazioni nel blog o con mail inviatemi.

Villette in costruzione nel 2008
in zona Mostacciano a Roma
Riprendiamo dopo un po’ il tema ristrutturazioni edilizie.
Se ne avete fatte nel 2018, sapete che avrete anche per le spese di quest’anno il diritto a una detrazione fiscale in dieci rate annuali di almeno il 50% oltre che un’aliquota agevolata dell’IVA sui materiali a meno che non siano acquistati direttamente dal titolare della detrazione. Nel corso degli anni la quota di detraibilità e le tipologie di spesa ammesse sono cambiate, con incentivo maggiorato agli interventi di efficientamento energetico e di messa in sicurezza antisismica, quest’ultima addirittura con detraibilità fino all’85% della spesa, come abbiamo già raccontato (link sotto).

L’ammontare complessivo delle detrazioni dalle imposte sui redditi è oggi di circa 11 miliardi all’anno, lo dice la nota di aggiornamento al DEF, e credo si possa affermare che, per quanto riguarda gli interventi edilizi e quelli ancillari, la finalità sia stata anzitutto il rilancio dell’economia attraverso un settore ad alta intensità di lavoro, con estensioni a quello dei mobili e degli elettrodomestici, il tutto, per fortuna, con un po’ di criterio di efficienza energetica.
Ora è prevedibile con la prossima manovra di bilancio una stretta sia nei massimali sia nei criteri di ammissibilità ai benefici, se è vero che su qualche voce il Governo del cambiamento dovrà pur tagliare per finanziare le sue costose promesse.

Ma tornando agli interventi del 2018, c’è un’incertezza piuttosto imbarazzante e non ancora risolta che riguarda le modalità di certificazione degli interventi di semplice ristrutturazione, quelli che danno diritto al 50% di detrazione in 10 anni.
L’ultima legge di bilancio infatti ha introdotto anche per questi, oltre all’obbligo di pagamento delle spese con un bonifico con indicazione specifica, anche quello di comunicazione all’Enea entro 3 mesi.
Peccato che, a metà settembre 2018 quando scrivo questa puntata, sul sito dell’Enea non ci sia traccia di una sezione per la raccolta delle comunicazioni di ristrutturazioni “semplici”. C’è invece un comunicato che annuncia che l’apposita sezione del sito verrà fatta quando la stessa Enea avrà più informazioni dal Governo, e che, comunque, l’Enea non ritiene che abbia alcun senso la comunicazione di interventi non finalizzati al risparmio energetico.

È vero che non si capisce il senso di coinvolgere l’Enea sulle ristrutturazioni non di efficientamento. Quel che probabilmente è successo è che il Governo Gentiloni con la legge di bilancio avesse in mente per Enea un ruolo di vigilanza fiscale/documentale piuttosto improprio, visto che la ratio delle comunicazioni degli interventi di risparmio energetico è permettere all’Enea di verificarne l’efficacia e di trarne dati statistici.
È però comunque un po’ penoso che un’agenzia dello Stato si lamenti pubblicamente di una legge, quando dovrebbe – e immagino lo stia facendo - adoperarsi perché venga rettificata o resa applicabile.

Dunque la conclusione di questa puntata è: se avete fatto interventi di ristrutturazione nel 2018, per ora non potete rispettare la legge, perché la stessa agenzia cui dovreste rivolgervi non è d’accordo con la legge e non è per ora attrezzata per permetterne l’applicazione. Dovete aspettare e monitorare il sito dell’Enea.
Scommettiamo che a giorni lo strano avviso Enea scomparirà dal sito? A fini di documentazione futura, ne riporto qui sotto il testo.


Link utili


Testo sul sito Enea come disponibile sul sito il 14/9/18 (di cui al link sopra)

In relazione alla novità introdotta dalla legge di bilancio 2018 sulla trasmissione degli interventi di ristrutturazione edilizia, (al fine di effettuare il monitoraggio e la valutazione del risparmio energetico conseguito a seguito della realizzazione degli interventi di cui al presente articolo, in analogia a quanto già previsto in materia di detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, sono trasmesse per via telematica all'ENEA le informazioni sugli interventi effettuati), l'ENEA è in attesa di specifiche indicazioni da parte delle istituzioni di riferimento sulla tipologia di interventi per i quali occorre procedere alla comunicazione, le informazioni e i dati che devono essere trasmessi, le modalità e le relative tempistiche da rispettare. Non appena ricevute le indicazioni necessarie, l'Agenzia predisporrà il sistema informativo per consentire agli utenti la trasmissione dei dati e ne darà la più ampia comunicazione possibile al pubblico. Tenuto conto che l'obiettivo della legge è il monitoraggio energetico, l’ENEA ritiene che la trasmissione dei dati debba avvenire solamente per gli interventi che comportano riduzione dei consumi energetici o utilizzo delle fonti rinnovabili di energia, tipicamente quelli previsti dal DPR 917/86, art. 16.bis, lettera h.

sabato 4 agosto 2018

Un corridoio verde tra UE e Cina (Puntata 367 in onda il 7/8/18)


Con Elisa Mastidoro

La diga di Serre-Ponçon
che forma il lago artificiale più voluminoso d'Europa
(Foto Derrick)
La guerra dei dazi tra USA e Cina sembra aver partorito prospettive interessanti sul fronte dei meccanismi globali di disincentivo alle emissioni di gas serra, in particolare riguardo al mercato dei permessi a emettere CO2 (Emission Trading System – ETS) che è quel sistema che produce vantaggi economici alle aziende che svolgono la loro attività con minori emissioni rispetto ai loro concorrenti.
In occasione del 20° vertice Cina-UE del 16 luglio 2018 sulla strategia per il clima la Commissione Europea e il Ministro dell’ecologia e ambiente cinese hanno sottoscritto un accordo per avviare una cooperazione strategica tra i rispettivi sistemi di scambio dei permessi di emissioni, sulla base del comune obiettivo di promuoverne uno più ampio.

La Cina, che è il più grande emettitore al mondo di gas-serra, aveva annunciato a dicembre 2017 il lancio di un ETS nazionale che si univa ai 7 mercati pilota regionali già presenti dal 2013. Al momento, l’ETS cinese interessa solo il settore elettrico (gli altri verranno inclusi successivamente) e coinvolge 1.700 compagnie energetiche per un totale di circa 3 miliardi di tonnellate di CO2 annue, il doppio rispetto all’intero ETS europeo.

Gli scettici riguardo agli investimenti europei per la riduzione delle emissioni-serra e quindi per la limitazione dei suoi effetti sul clima tipicamente dicono che si tratta di uno sforzo velleitario rispetto ai trend mondiali. (I negazionisti climatici poi sono un’altra cosa ancora di cui ora non parliamo, e che riguarda piuttosto l’incapacità di distinguere tra scienza e posizioni apodittiche).
Ebbene, una risposta convincente agli scettici è che muoversi in anticipo sul clima da parte dell’Europa ha avuto e ha il senso di iniziare un processo affinché esso si espandesse nelle altre aree economiche del globo, e la prospettiva di integrazione tra i sistemi ETS di Europa e Cina è un clamoroso successo di questa linea.

I no-global che motivano l’isolazionismo con i rischi di dumping ambientale dovrebbero riflettere sul fatto che sono proprio le politiche globali – esito a loro volta di corridoi commerciali aperti - che possono far superare le forme di concorrenza al ribasso sull’ambiente. Un’integrazione tra i sistemi ETS di Cina e Europa è indispensabile proprio a rendere gli scambi commerciali tra i due blocchi neutri in termini di impatto sul riscaldamento globale ed escludere il cosiddetto “carbon leakage”, cioè la ricollocazione di produzioni ad alto impatto ambientale nei Paesi con minori disincentivi in materia.

Così come un cervello danneggiato crea nuove sinapsi per eludere l’area in sofferenza, una più forte integrazione di scambi e di regole tra Europa e Cina potrebbe essere la reazione per isolare il disimpegno di Trump sull’ambiente, in attesa che i danni da isolazionismo USA facciano di nuovo cambiare le politiche nordamericane.

Intanto, i prezzi dei permessi a emettere CO2 in Europa e Cina stanno andando nella stessa direzione: verso l’alto, indicando la prospettiva di politiche più restrittive sulle emissioni in entrambe le aree.


Link utili:


lunedì 30 luglio 2018

Dagli yacht alle pale eoliche: un caso di riconversione green a Fano (Puntata 366 in onda il 31/07/18)


Un semistampo di pala eolica in lavorazione
nello stabilimento Eta Blades
Oggi a Derrick torniamo sul macrotema della transizione energetica verso tecnologie coerenti con gli obiettivi ambientali del trattato di Parigi. Come abbiamo visto, il piano energetico nazionale è necessariamente molto ambizioso in materia e il Governo in carica afferma di essere determinato a mantenere se non incrementare i programmi. È normale quindi essere abituati a pensare alle fonti rinnovabili come nuovi impianti su nuovi siti. Eppure l’industria delle rinnovabili ha già messo in piedi, in Italia e in Europa, un parco cospicuo di cui una parte rilevante è già in una fase matura del proprio ciclo di vita. Prendiamo l’eolico: dei circa 140 GW installati in Europa, 35 hanno superato la metà della vita tecnica utile. In Italia il rapporto è circa di 2,5 su 9, cosicché la maggioranza degli impianti europei sarà vecchia già prima del 2020.

Pala eolica Eta in lavorazione
Non c’è quindi solo la sfida di fare nuovi impianti, ma anche quella di intervenire su quelli esistenti, i cui costi di manutenzione aumentano con l’obsolescenza, mentre per alcune componenti si degradano anche le prestazioni. Questo vale in particolare per le pale dei rotori eolici, su cui inoltre la tecnologia e le conoscenze si sono negli anni evoluti permettendo oggi produzioni più performanti.

Di cosa è fatta una pala eolica moderna? Fibra di vetro, di carbonio per conferire più rigidità, talvolta balsa, resine di vario tipo e vernici di protezione. Il design deriva da analisi di tipo strutturale (per esempio le deformazioni elastiche devono essere compatibili con le distanze dalla torre di sostegno e con il bilanciamento del rotore) e aerodinamico, per sfruttare al massimo il vento e limitare turbolenze indesiderate.
Una pala piccola, per impianti in Italia classificati come “mini eolico”, può essere lunga attorno a 15 metri, mentre i generatori grandi hanno pale lunghe il triplo.

C’è un’altra industria abituata a dimensioni, materiali e tecnologie simili: è quella delle barche da diporto.
Nella zona vicina alla costa marchigiana delle valli del Metauro e Cesano, in provincia di Pesaro, si è insediato nei decenni scorsi un vasto distretto della produzione di yacht con aziende come Ferretti, Wally, Moschini. Un settore che ha poi subito una crisi che ha lasciato inutilizzati parte delle competenze e degli stabilimenti.
Stabilimenti come quello oggi occupato da Eta Blades a Bellocchi, nella zona industriale di Fano, dove sono stato invitato per una visita.

Pale eoliche in lavorazione nello stabilimento di Fano
Eta oggi è leader italiano nella produzione di pale di sostituzione per impianti eolici esistenti.
Un settore che, come quello degli yacht, ha un curioso mix di competenze artigianali specializzate e di tecnologia. Dal disegno di una pala compatibile con un rotore esistente, ma più performante, si arriva con macchine a controllo numerico alla realizzazione di due semistampi su cui poi strati di materiali diversi si uniscono a resine con procedimenti brevettati.

Grazie dunque per questa puntata ad Alida Speciale, responsabile marketing, e Carlo Durante, socio fondatore di Eta Blades. (Anzi, invito gli ascoltatori di Derrick imprenditori o manager di attività innovative e rilevanti rispetto ai nostri temi a imitare l’iniziativa di Eta Blades e farsi vivi).


Link utili: