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martedì 4 agosto 2026

Ciclovie costiere: Adriatico batte Tirreno (Puntate 731 e 732 in onda il 28/7 e 4/8/2026)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Puntata 731

Questa puntata si può ascoltare qui.

Preparando questa puntata mi sono subito accorto di essermi messo in un pasticcio più faticoso di quanto pensassi.

Parliamo di infrastrutture per la mobilità ciclistica nelle coste dell’Italia continentale, tentando un confronto tra Tirreno e Adriatico. Userò anche la mia esperienza, che nell’Adriatico copre quasi interamente la tratta da Milano Marittima a Barletta e da Brindisi a Marina di Lecce, e sulla riva opposta da Savona a Genova e vari tratti in Toscana e Lazio.

Quantificare la parte di costa percorribile in ciclabili è più difficile di quanto si possa pensare, per diversi motivi.

Uno: perché dipende dalla disponibilità a seguire sempre o quasi sempre la costa anche quando ci sono penisole impegnative (il Gargano, per esempio, se fatto tutto sulla costa aggiunge quasi 200 km e paradossalmente aumenta il tratto su strade automobilistiche trafficate, ci sono passato solo un mese fa. Situazione simile – ma non l’ho testato in bici – nello splendido Cilento).

Due: perché dipende da cosa s’intende per pista ciclabile. Un sentiero lo è? Fino a che livello di difficoltà? Quanto consideriamo la bici un mezzo di trasporto e quanto uno strumento per cimentarsi in piccole imprese sportive o d’avventura inoltrandosi nelle diverse are protette delle due coste? (Per esempio il pur piatto Polesine, il monte Conero a Sud di Ancona, la riserva naturale di Punta Aderci a Vasto, la lunga striscia di terra della riserva del lago di Lesina nel foggiano, resa impervia dalla sabbia e dove – esperienza personale – avere poca acqua ed esaurire i ricambi per gli pneumatici può mettere in seria difficoltà ed è improbabile incrociare anima viva sull’intero percorso. Sul Tirreno, le Cinque Terre con solo una parte di percorso ciclabile costiero agibile costringono a notevoli dislivelli per prendere e abbandonare le strade montane, la riserva tra Populonia e Piombino e ancora di più il parco naturale della Maremma sono meravigliose ma impegnative, e la seconda presenta irritanti restrizioni di accesso. La disponibilità a trasformare il percorso in un trekking per mountain bike lo modifica molto in termini di tempo, impegno e proporzioni tra tipi di superfici.

Tre: sembra forse strano, ma non ci sono fonti complessive ufficiali sulle ciclabili italiane. Del resto si tratta di progetti spesso di competenza locale. I numeri che riporterò sono in larga parte il risultato di simulazioni con il software di navigazione Komoot e, quando possibile, della mia esperienza.

Visto che ho già finito il tempo per la prima puntata vi lascio anticipando che come sospettavo l’Adriatico batte il Tirreno in termini di copertura ciclabile. Muggia-Otranto (sempre con le variabilità di cui sopra) è più breve di quasi 300 km rispetto a Imperia-Reggio Calabria, eppure ha circa 100 km in più di percorso su ciclovia rispetto ai circa 300 del Tirreno, dove peraltro l’infrastruttura è quasi tutta in Liguria e Toscana del Nord, più qualcosa nel litorale romano e salernitano e brevi tratti urbani altrove.

Puntata 732

Questa puntata si può ascoltare qui.

Abbiamo visto l’altra volta che il versante Ovest e più lungo ma con meno ciclovie, e questo si deve forse al fatto che la costa di ponente è leggermente meno urbanizzata di quella adriatica, perlomeno da sotto la Versilia a Roma, e che è anche più accidentata e con maggiore presenza di aree protette all’interno delle quali non ci sono com’è giusto ciclabili di asfalto o cemento.

Ha però senso che ci siano passerelle ciclopedonali a permettere di attraversare le aree protette valicando i fiumi, e sono felice di ricevere la notizia che è appena stato inaugurato (18 luglio 2026) un ponte ciclopedonale sull'Arno a valle di Pisa nei pressi di Cascine Nuove, ancora all'interno del parco di San Rossore. Lo ha scritto proprio qui sui commenti del blog Andrea Porchera, direttore dell'Ente Parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Una bellissima notizia che ringrazio Porchera di aver voluto segnalare.

Salvo altre ottime notizie, i fiumi sono ancora una barriera più a Sud nel bel parco della Maremma: non si può attraversarlo stando sulla costa, perché a Nord non c’è ponte sull’Ombrone e a Sud diventa piuttosto accidentato verso Talamone. C’è però a Sud di Alberese, ma non l’ho provata, una sterrata al confine del parco parallela all’Aurelia che dovrebbe essere percorribile, ingresso al parco permettendo, ma siamo a chilometri di distanza dal mare.

E proprio la maledetta Aurelia è il problema delle bici sul Tirreno, Aurelia che da sud di Livorno a Tarquinia fa anche le veci di autostrada ed è spiacevolissima da percorrere in bici anche nei tratti in cui è legale farlo, alcuni dei quali inevitabili.

Sull’Adriatico, un problema simile all’Aurelia c’è quasi solo tra Venezia e Ravenna, ed è la Statale 309 Romea, che però si può evitare prima stando sulle isole oblunghe veneziane ricorrendo ai traghetti per valicare i varchi lagunari fino ad approdare a Chioggia da Jesolo, e poi avventurandosi lungamente e con percorsi tortuosi sul delta del Po tra argini di canali, ponti di barche e zanzare.

Poi da Ravenna a Ortona, quindi lungo più o meno un quarto d’Italia, la costa adriatica è perlopiù un’unica città costiera-balneare interrotta da qualche estuario – solo alcuni già dotati di ponti ciclopedonali – qualche insediamento industriale e rari promontori come il monte San Bartolo tra Gabicce e Pesaro, il Conero subito a Sud di Ancona e Punta Aderci nei pressi di Vasto. Fuori da questi, quasi sempre ci sono ciclabili pianeggianti, spesso a uso ibrido pedonale sui lungomare e quindi, soprattutto in estate, lente e più ad uso di passeggianti e bagnanti che adatte a cicloturisti frettolosi. Ma a patto di aver pazienza ci si può quasi dimenticare la statale adriatica.

Orribili eccezioni sono tra Fano e Torrette di Fano, dove prima un campeggio e poi una sciagurata pianificazione urbana che ha permesso negli anni del boom palazzi sulla spiaggia togliendo spazio a qualunque percorso sul mare (ne parlai in una puntata specifica della serie camminate impossibili, link sotto) costringono alla statale, così come a Nord di Termoli per lo stesso motivo la nuova ciclabile, che ho visto in costruzione un paio d’anni fa, è tra statale e monte, e non sul mare.

Altro punto critico è poco più in basso tra Molise e Puglia: tra Campomarino e Lésina, dove per almeno 15 chilometri c’è solo l’Adriatica a ridosso del mare nascosto da boscaglia forse acquitrinosa, senza insediamenti, e l’unica ombra nell’interminabile rovente rettilineo sono gli ombrelloni di sparute prostitute i cui saluti hanno scandito il mio transito recente sotto un sole implacabile. Una volta a Lésina, poi, ci si può avventurare tra mare e lago (non facile, lo accennavo la volta scorsa) oppure proseguire verso Sud tagliando il Gargano con la nuovissima ciclabile fino a Manfredonia, che non vedo l’ora di provare.


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lunedì 18 maggio 2026

In viaggio con Armando Costantino (Puntata 721 in onda il 19/5/26)

Armando Costantino
visto da Paolo Ghelfi

L'intervista ad Armando Costantino è qui.

L’aumento del prezzo dei combustibili sta colpendo i paesi del mondo in modo diverso a seconda che i prezzi al consumatore siano sussidiati o no. Dove sì, come in Indonesia, si configurano crisi di bilancio pubblico che avranno effetti di deficit eccessivo o prosciugamento di risorse ai danni di altre voci di spesa. Qui il problema insiste in una situazione già critica dopo che l’attuale presidente Prabowo, genero del dittatore Suharto, ha ipotecato una parte consistente della spesa pubblica con un piano di pasti gratis nelle scuole primarie dell’immenso paese, impiegando anche l’esercito per occuparsene.

Altre nazioni dell’estremo oriente con meno capacità di spesa e scarse riserve di petrolio, come il Laos (che però come abbiamo visto in un reportage di Derrick - link sotto - è ricco di energia idroelettrica), stanno lasciando invece volare alle stelle il prezzo dei carburanti, come emerge da un rapporto dell’Economist (link sotto).

C’è qualcuno però che pur macinando in questi giorni un sacco di chilometri in Laos non sta subendo il problema del prezzo del gasolio, e anzi forse se ne sta avvantaggiando in termini di minor traffico di camion sulla strada. Quel qualcuno è Armando Costantino, un italo-svizzero partito all’inizio del 2025 dal Ticino in bici e tenda e che sta ora attraversando il Laos centrale dal confine con il Vietnam verso quello con la Thailandia presso Thakhek.

Uno zio alpinista che già da ragazzino lo portava in alta montagna (e oggi lo aiuta a distanza a risolvere qualche inghippo di visto alla frontiera), la passione per il downhill in mountain bike, anni di risparmio per prepararsi, e finalmente la partenza. Ha già fatto oltre 17 mila chilometri in 26 paesi in condizioni climatiche estreme e opposte, e ne ha molti di più davanti a sé.

In uno dei suoi rari momenti stanziali ha concesso un’intervista a Derrick disponibile integralmente su Radio Radicale e al link sotto (e sopra).

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sabato 18 aprile 2026

Viaggio a Hong Kong, Macau, Cambogia (Puntate 714-716 in onda il 31 marzo, 7 e 14 aprile 2026)

I primi tre link sul testo rimandano ai podcast registrati durante il viaggio.

Hong Kong (in primo piano grattacieli dell'isola
e dietro la zona di terraferma di Kowloon)

Dopo alcuni giorni a Hong Kong, mi sono spostato in bus a Macau.

Largo do senado a Macau


Macau, provincia autonomia cinese, è un'ex colonia portoghese dove la lingua lusitana è ancora una delle due ufficiali, anche se ormai pochissimo parlata.





Raggiunto da Macau in aliscafo l'aeroporto di Shenzhen, in Cina, sono volato a Pnom Penh, la capitale della Cambogia, provando per la prima volta il nuovissimo (e troppo grande) aeroporto a sud della città.

Tempio Baphuon



Da lì via terra ho raggiunto Batambang e Siem Reap, la base per l'esplorazione dei templi della civiltà Khmer.



Il bus con letti a castello Pakse-Vientiane



In bus mi sono poi portato a Pakse, in Laos, attraversando la frontiera non lontano dal Mekong nel NordEst della Cambogia.



Grotta Tham Pha Nya Inh
Da Pakse ancora un intero giorno di bus per arrivare a Tahkhek, sempre sul Mekong, dove mi sono fermato tre notti per esplorare i dintorni in moto, lungo la trafficata strada verso il Vietnam.



Sono infine enrato in Tailandia percorrendo il "3° ponte dell'amicizia" tra Laos e Tailandia fino a Nakhon Phanom.


Brevi video dai miei viaggi, incluso questo, sono qui.

martedì 6 gennaio 2026

Viaggio in Arabia Saudita, Giordania, Jakarta (Puntate 699-702 in onda tra il 16/12/25 e il 6/1/26)

 Arabia Saudita, con Paolo Ghelfi e Silvia Folco.

Al Ula

Da Jeddah verso nord attraverso il deserto con tappe a Medina, Al Ula, il sito nabateo antico di Hegra, Tabuk e il difficile tentativo pedonale di attraversamento notturno della frontiera di Durra, sul mar di Aqaba verso la Giordania:

Hegra



Podcast: Derrick del 16/12/25: https://youtu.be/t3zAarN2jD8

Podcast: Derrick del 23/12/25: https://youtu.be/YFiu9vfedM0






Giordania e Jakarta

Amman


Petra






Aqaba, Petra, Amman, Madaba e un'altra avventura pedonale verso l'aeroporto di Amman. E poi per finire, incongruamente, Jakarta:

Podcast: Derrick del 30/12/25: https://youtu.be/0xyzclpTjP8?si=_5iS4gkoCic32q3E

Podcast: Derrick del 6/1/26: https://youtu.be/ppjee_IXMGk


Brevi video dei miei viaggi qui.


 

sabato 11 ottobre 2025

Srilanka (Puntata 689 in onda il 7/10/25)

Tuktuk al forte olandese di Galle
Una serie di clip registrate durante un viaggio in Srilanka tra il 29/9 e il 7/10/2025.

La puntata si può ascoltare qui.


Tempio a Dambulla



Stazione di Liyanagemulla


martedì 30 settembre 2025

Vita da ZTL (Puntata 688 in onda il 30/9/25)

Foto fatta a Londra
nei pressi di Battersea
Puntata registrata in presa diretta per il ciclo Le camminate (im)possibili. Si può ascoltarla qui. Segue una trascrizione un po' aggiustata.

È un sabato mattina di inizio autunno. Sto passeggiando nel quartiere di Chelsea, a Londra.

C'è molta calma, parchi con famiglie, auto di lusso parcheggiate davanti alle case vittoriane e tantissime bici. Bici dei circuiti a noleggio con pedalata assistita, bici pieghevoli, private, bici anche usate visibilmente per fare sport.

I lampioni sulla strada hanno quasi tutti una presa alla base per ricaricare le auto elettriche, non solo a Chelsea che è un quartiere molto ricco.

Londra da anni ha introdotto uno dei sistemi di disincentivo economico più forti al mondo all'utilizzo dell'auto privata, tassando sia l'inquinamento sia la congestione. Avere un'auto e usarla a Londra costringe oggi a contribuire notevolmente al bilancio dell'amministrazione cittadina.

E da quello che posso vedere rispetto ai viaggi di anni fa, di auto ce ne sono meno. La città è più bella, più silenziosa, meno inquinata. È piacevole andare in giro a piedi.

Ci sono le piste ciclabili, soprattutto quella spettacolare sul Tamigi, ricavata alla base degli edifici sul fiume oppure alta panoramica sull’argine. C'è l'eccezione per le bici rispetto al divieto di accesso nelle strade a senso unico (non solo a Londra). Sempre più genitori girano con le cosiddette cargo bike coi bimbi nel cassone, un uso che sa sempre meno di ostentazione di famiglia sana e felice e più di praticità.

Un bimbo intanto sta commentando una Ferrari parcheggiata.

E passeggiando qui, vedendo la trasformazione della città da un quartiere chiaramente di privilegiati, mi stavo chiedendo questo: se è vero che la fortuna di spostarsi quotidianamente in bici forse non è ancora accessibile a tutti, magari per la mancanza di mezzi pubblici adatti all’interscambio, credo che il passo successivo sia rendere disponibile ovunque l’assetto ciclabile, anziché prendersela con le cosiddette ZTL privilegiate.

Se l'aspirazione di avere tutti una Ferrari parcheggiata davanti casa non è verosimile, e magari nemmeno tanto desiderabile, quella di potersi muovere in bici in una città che diventa per questo più bella, beh, io credo che sia alla portata di molte città che non l’hanno ancora fatto, almeno in Europa.

sabato 20 settembre 2025

Alcamo Diramazione (Puntata 687 in onda il 23/9/25)

Il percorso a piedi dalla stazione
di Alcamo Diramazione ad Alcamo città
Questa puntata si può ascoltare qui.

Chi segue Derrick forse ricorderà un reportage insieme a Paolo Ghelfi da Cina e Laos in cui notavamo come le stazioni delle nuove linee ferroviarie fossero lì spesso lontane dai centri abitati principali. Questo non vale di solito in Europa, ma ci sono pur sempre anche da noi casi in cui una stazione urbana richiederebbe tracciati troppo difficili, per esempio a causa dei dislivelli. Se un secolo fa o prima si progettavano ancora eroiche ferrovie di montagna – molte purtroppo dismesse e solo alcune trasformate in percorsi ciclabili – simili tracciati difficilmente oggi sarebbero economicamente competitivi con il trasporto stradale.

Quindi è normale che alcuni centri di collina abbiano la stazione in basso, un po’ lontana, ma la mia esperienza recente da quella di “Alcamo Diramazione” è stata particolarmente western e impegnativa, e credo meriti un episodio delle nostre Camminate (im)possibili.

Era un primo assolatissimo pomeriggio di settembre e io giungevo con un treno regionale diesel nella tratta non elettrificata Trapani-Piraineto che visita tra l’altro Marsala e Mazzara del Vallo e passa vicinissima al tempio di Segesta.

Sceso nell’ampia stazione dall’aria un po’ trascurata, ho notato di essere stato l’unico a farlo. Il posto era deserto. Mentre uscivo sul piazzale esterno alla ricerca di un bus, ho sentito con un accenno di rimorso il mio treno dare gas accelerando via. Probabilmente un bus di linea per Alcamo dalla stazione esiste, ma io non sono stato in grado di localizzare una fermata, e non c’era nessuno a cui chiedere. Solo il rumore delle cicale e il sole inclemente. E le auto veloci ogni tanto.

Mi sono incamminato verso sud sulla Statale 773 che segue la linea ferroviaria in disuso per Calatafimi e solo dopo un po’ mi ha permesso di svoltare sulla Statale Settentrionale Sicula verso un’area industriale, finalmente in direzione di Alcamo. Ho attraversato la ferrovia in un punto in cui ero passato in treno venti minuti prima e poi son passato sotto all’autostrada sempre camminando sulla banchina polverosa e arsa della Statale. Dopodiché finalmente la mappa mi ha indicato di lasciare le strade trafficate e inerpicarmi per una strada secondaria a tratti sterrata che collega tra loro curiosi terrazzamenti protetti da enormi massi forse di granito ognuno dei quali ospita un capannone o un piazzale che domina il precedente lungo la salita verso Alcamo.

[Registrazione durante la salita].

Questa era la mia voce mentre camminavo.

Entrato ad Alcamo, le vie strette e lunghissime erano ancora avvolte dalla controra estiva. Alla fine ci sono voluti più di sette chilometri dalla stazione. L’afa avrebbe lasciato spazio a temporali e piogge torrenziali la notte stessa.

martedì 16 settembre 2025

I sentieri-fantasma di Marettimo (Puntata 686 in onda il 16/9/25)

Il sentiero verso Cala Bianca
lungo la costiera N dell'isola di Marettimo
Questa puntata può essere ascoltata qui.

Questa è una puntata in diretta differita: reportage dall'isola di Marettimo, nelle Egadi, la più distante da Trapani.

La consideriamo nel ciclo camminate impossibili, forse dovrei dire camminate difficili. Sto tornando all'unico villaggio dell'isola dove passerò la notte dopo circa 5 ore di cammino, quasi completamente in solitaria, dove ho cercato, oltre che di raggiungere la sommità dell'isola, abbastanza facile, scarpinando un po', anche di andare nel suo estremo nord-occidentale dove c'è una caletta che si chiama Cala Bianca, che mi è stata consigliata dagli isolani con cui ho chiacchierato, che però mi hanno anche messo in guardia rispetto a tentare di raggiungerla a piedi, perché è pericolosa, perché i turisti non capiscono che l'isola si vede bene solo dalla barca, cose del genere.

Naturalmente mi è venuta curiosità di tentare questo sentiero verso Cala Bianca. Solo raggiungere l'inizio del tratto più spettacolare richiede un'ora e mezza di cammino almeno. Poi inizia la parte chiusa ufficialmente per una frana. Dall'inizio del sentiero ufficialmente chiuso prima di arrivare alla frana si cammina per almeno una mezz'oretta e ci si avvicina molto a questa Cala Bianca in uno scenario davvero spettacolare, di solitudine estrema. (Ho però incontrato un cervo, forse, che se n’è scappato).

Il sentiero è abbandonato non so da quanti anni, ci cresce la vegetazione, ho dovuto mettere i calzoni lunghi per non strisciarmi tutto e a un certo punto, purtroppo, mentre ci si alza, restando comunque a mezza costa a picco sul mare con a sinistra delle guglie bellissime che qui chiamano le Dolomiti isolane, purtroppo sì: si attraversa un calanco con uno smottamento che ha reso un po' pericolosi alcuni metri del sentiero.

Niente che non si possa mettere in sicurezza facilmente anche solo aggiungendo una corda. Nessuno però l'ha fatto, il sentiero è stato abbandonato e sembra quasi definitivamente.

Eppure si tratta di una via che ha evidentemente una lunga storia, fatto originariamente con un certo investimento di fatica. Alcune parti addirittura sono costruite a forma di scale per aiutare i passaggi più aerei ed è di una panoramicità favolosa. Può creare forse qualche problema a chi soffre gravemente di vertigini, ma è un sentiero fatto per essere alla portata di tutti, purché si abbia voglia di camminare.

Qui nell'isola si usa uno smottamento come scusa per abbandonare uno dei suoi sentieri più belli, chiuderlo e diffidare i turisti dall'usarlo. Immagino perché una giornata sui sentieri evita una giornata passata a fare (e pagare) i giri in barca. Ma non credo che questo atteggiamento sia particolarmente utile dal punto di vista degli introiti turistici.

La maggior dei visitatori oggi viene in giornata da Favignana o addirittura da Trapani o Marsala e quindi effettivamente si: deve scegliere tra giro in barca o escursioni a piedi. Ma se io appassionato di camminate so che c'è un sentiero riaperto che va a Cala Bianca, e invece che vederlo cancellato dai cartelli lo vedo promosso, magari vengo a Marettimo per esplorarlo insieme agli altri dell’isola, esplorazione che richiede certo più giorni rispetto alla toccata e fuga del giro in barca diurno.

Marettimesi, barcaioli inclusi: prendetevi cura dei vostri sentieri. Credo vi convenga.

Un minivideo dal sentiero verso Cala Bianca è qui.

Tutte le "Camminate (im)possibili" di Derrick, in ordine anticronologico, sono qui.

martedì 26 agosto 2025

Sicurezza dei ciclisti su strada, con Omar Di Felice (Puntata 684 in onda il 26/8/25)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

144. Sono i morti di ciclisti in incidenti stradali nel 2025 in Italia fino al 17 agosto secondo il rapporto che ASAPS fa con dati SAPIDATA (grazie all’associazione amici della polizia stradale per questo lavoro ed è curioso che non sia un organo istituzionale pubblico a fornirne i dati bensì – e ringrazio anche a loro – un’azienda di servizi sanmarinese, SAPIDATA appunto).

Il dato di 144 morti in meno di 8 mesi – 12 dei quali da cosiddetti pirati della strada poi scappati - è in aumento rilevante rispetto all’anno scorso di oltre il 20% se si confrontano i primi sei mesi. È un indicatore che diventerebbe ancora più impressionante se lo si parametrasse ai pochi chilometri fatti in bici rispetto all’auto in Italia, dato che al momento non sono riuscito a reperire.

Ho chiesto un commento a un campione di ciclismo di cui sono anche fan: Omar Di Felice, credo l’atleta italiano che ha vinto di più a livello internazionale nella disciplina dell’ultracycling, che consiste in gare su strada di lunghezze e dislivelli impressionanti.

Sentiamolo:

https://on.soundcloud.com/sCoNPwUAukYBHBfAp0

Grazie a Omar Di Felice. Che sui suoi social del tema scrive in modo dettagliato. Per esempio consiglia ai ciclisti di non buttarsi sul ciglio della strada, ma di occupare la corsia normalmente, come prevede il codice, per evitare di incoraggiare sorpassi delle automobili senza spazio di sicurezza.

Se non conoscete ancora questo atleta vi consiglio di seguire in particolare i suoi viaggi in solitaria in luoghi remoti e a volte estremi del mondo, tra cui uno recente in Tibet. Di Felice è anche autore di quattro libri. Io per prepararmi a questa puntata ho letto il suo “Pedalando nel silenzio di ghiaccio”, Rizzoli 2019, in cui parla della sua crescita come atleta e persona attraverso le imprese in bici della prima parte della sua carriera.

Ringrazio anche Valeria Galli già del team di comunicazione di Di Felice per averci messo in contatto.
 

Link

martedì 17 giugno 2025

Viaggio in Armenia e Georgia (Puntate 676-8 in onda il 17 e 24/6/2025 e 1/7/2025)

Disegno di Paolo Ghelfi
Paolo Ghelfi e Michele Governatori hanno viaggiato in Armenia e Georgia dal 7 al 16 giugno 2025, anche con uno sguardo alle infrastrutture dell'energia incontrate lungo la strada.

La puntata su Yerevan, Armenia, è ascoltabile qui.

Qui la prima delle due in Georgia (9-11 giugno 2025), tra la capitale Tiblisi e l'estremo Nord dei monti caucasici al confine con la Russia.

Qui la puntata successiva, tra Mzkheta, Ureki sul mar Nero e Kutaisi, con registrazioni fino al 15 giugno 2025.

I minivideo di questo e altri viaggi di Derrick sono qui.

martedì 27 maggio 2025

Il vento giusto (Puntate 673-4 in onda il 27/5 e 3/6/2025)

Illustrazioni di Paolo Ghelfi
Questo testo è apparso in una forma simile su QualEnergia, che ringrazio.

Si può ascoltare qui (prima parte) e qui (seconda).

Il 18 agosto 2021, con 43 minuti di ritardo rispetto ai piani di volo, è atterrato al Pinal Airpark un Airbus A330 registrato in Canada come C-GITS.

Non si sarebbe più alzato da quella pista. Pinal Airpark è un deposito nel sud dell’Arizona per aerei destinati allo smantellamento. Grazie all’aria secca del deserto, i metalli dei velivoli parcheggiati si degradano più lentamente. E perché il sole non disintegri le plastiche e gomme degli interni, alcuni parabrezza vengono oscurati e i portelli di cabine e stive lasciati socchiusi per ventilarle un po’. La pioggia invece non è un problema al Pinal Airpark.

L’estate successiva, con mia figlia, nei pressi del forte Santa Catarina abbiamo atteso a lungo il traghetto che dall’isola Terceira, nell’arcipelago portoghese delle Azzorre, ci doveva portare all’isola Graciosa. Era in ritardo a causa del vento impietoso e del mare grosso.

Appena a bordo mi sono sistemato in una poltrona e ho aperto il laptop in vista delle molte ore di navigazione, ma dopo due minuti l’avevo già richiuso in preda alla nausea. Sono arrivato a Graciosa distrutto malgrado il soccorso di una coppia di attempati lusitani che ci ha regalato due compresse per il mal di mare.

Vent’anni prima del suo ultimo volo, il C-GITS era stato battezzato “Azores Glider” (aliante delle Azzorre) dopo le riparazioni in seguito a un atterraggio molto duro a Terceira. Aveva subito danni per la violenza del contatto con la pista e letteralmente grattugiato via le gomme e perfino i cerchioni dei carrelli posteriori. Era arrivato molto più veloce del normale, di punta, senza gli ipersostentatori che normalmente permettono di rallentare prima di toccare terra, senza gli spoiler che aumentano l’aderenza alla pista, senza il sistema antibloccaggio dei freni. Senza motori. Planando fino all’impatto in un silenzio che dev’essere apparso surreale alle prime luci del giorno d’estate sulla pista di Lajes, Terceira, Azzorre.

I cerchioni ormai privi di pneumatici hanno tagliato per un lungo tratto l’asfalto come avrebbe fatto un apriscatole.

Ai comandi c’era un canadese del Québec con discutibili capelli lunghi e un passato da contrabbandiere di marjuana con aerei da turismo che gli era costato negli anni Ottanta sedici mesi di carcere negli Stati Uniti. Il suo nome era Robert Piché.

Piché aveva appena pilotato per 120 km a motori spenti un aereo intercontinentale con 306 persone a bordo. Un record mai battuto su un aereo del genere, e con manovre non previste nemmeno in simulatore. Il carburante, disperso da un tubo sbagliato montato in uno dei motori durante una manutenzione, si era esaurito all’alba sopra l’oceano Atlantico. A bordo si erano spente tutte le luci e tutte le apparecchiature elettriche tranne gli strumenti minimi per la navigazione e il controllo dell’aereo. Gli assistenti di volo avevano preparato i passeggeri a un ammaraggio senza dire quel che molti intuivano: sarebbe stato potenzialmente letale.

Per 20 minuti i passeggeri hanno assaporato la fine.


La terraferma nel porto di Praia a Graciosa è stata una liberazione. Era ormai tardo pomeriggio, il vento incalzava. Era così bello avere i piedi sul suolo che anziché prendere un taxi ci siamo inerpicati per chilometri sulla strada alta sul mare verso il capoluogo Santa Cruz, tra costruzioni rurali e un paesaggio curiosamente simile a torbiere scozzesi o irlandesi. Il caldo dell’estate continentale sembrava lontanissimo, eppure proprio in quei giorni gl’incendi divampavano nei dintorni di Lisbona, mentre in Italia il governo Draghi si preparava a soccombere alle successive elezioni anticipate.

Passato un valico e percorso un lungo rettilineo in discesa, finalmente si vedevano da lontano le prime case di Santa Cruz, mentre alla nostra destra sfilava una rada zona industriale in cui si notava un capannone più grosso degli altri con una scritta: Central da baterias, Graciolica. Poco dietro, all’interno dello stesso recinto, un parco fotovoltaico.

L’Azores Glider sarebbe potuto arrivare con un motore funzionante da Toronto all’arcipelago portoghese malgrado la perdita di carburante, se solo Piché e il suo giovane copilota avessero seguito le procedure corrette dopo che gli strumenti di bordo molto prima dell’alba li avevano avvertiti del consumo anomalo. Avrebbero potuto spegnere il motore con la perdita e far passare il carburante residuo nell’ala senza perdita. Invece hanno fatto il contrario: per bilanciare i pesi hanno spinto il carburante verso il buco, fino a trovarsi completamente a secco sopra l’oceano.

Senza la spinta dei motori si è fermata anche la pressurizzazione della cabina. Sono scese le maschere per l’ossigeno mentre Piché iniziava la discesa in planata. L’unica fornitura elettrica residua del bestione intercontinentale era affidata a un piccolo generatore eolico d’emergenza sotto alla carlinga, sceso automaticamente per forza di gravità.

La mattina dopo l’arrivo a Santa Cruz mia figlia e io abbiamo preso due bici a noleggio per esplorare l’isola. Un’ora più tardi, alla fine di un ripidissimo strappo di salita, eravamo sul punto più alto di Graciosa tra aerogeneratori in funzione. Un sentiero faceva il periplo di un antico cratere vulcanico. Ma il vulcano attivo dell’isola è la caldeira do Enxofre, più a Ovest, dove in una grande grotta echeggiano bolle di fanghi sulfurei.

Le indagini dopo l’incidente AirTransat 236 hanno acclarato che il potenziale disastro è stato causato prima da un errore di manutenzione e poi dalla reazione sbagliata dei piloti alla perdita di carburante. Questo non ha impedito a Robert Piché di essere da allora considerato un eroe, di ricevere un premio dall’associazione internazionale dei piloti e di iniziare una carriera parallela di conferenziere. Il giorno del suo ultimo volo prima della pensione ancora i passeggeri gli chiedevano selfie e autografi. Che cosa strana la vita, ha detto in un’intervista: un giorno finisci in galera, un altro temi di morire e dopo un’ora ti chiamano eroe. Su di lui, oltre a decine di video di ricostruzione dell’incidente più o meno accurati, è stato prodotto un film biografico (Piché entre ciel et terre, disponibile su YouTube nella versione originale in québécois, lo strano francese che si parla in quella zona del Canada).

Nel 2018 la società energetica Graciolica ha ordinato a Wartzila e altre aziende tecnologiche le macchine per creare a Graciosa un sistema di generazione elettrica e batterie in grado di funzionare al 100% con fonti rinnovabili.

All’inizio del 2020 la nuova configurazione ha iniziato a ridurre le ore di attivazione dei vecchi generatori diesel. Nel novembre dello stesso anno l’intera isola ha funzionato per 150 ore consecutive al 100% con eolico e fotovoltaico.

Chissà se l’Azores Glider è ancora intero, a parte i motori e gli strumenti più preziosi che saranno stati subito cannibalizzati. Le sue capacità di volare a vela come fosse un aliante di pochi quintali, testate per la prima volta da Piché per salvare la vita sua e dei passeggeri, hanno contribuito al prestigio di Airbus, oggi di gran lunga il più grande produttore di aerei civili al mondo e un caso di successo di un’azienda globale pianificata e incubata dall’Unione Europea. La sua divisione ZeroE dal 2020 sviluppa soluzioni per aerei a zero emissioni dannose con celle a combustibile e motori elettrici, o con turbine direttamente alimentate a idrogeno.

Il villaggio di Santa Cruz a Graciosa è fresco anche a luglio, spazzato dal vento dell’Atlantico. Non è il posto giusto per imparare il portoghese a causa del dialetto che si mangia ancora più vocali che nel continente. Trovare una bici senza la catena corrosa dalla salsedine è difficile. Nel piccolo porto di pescatori hanno tirato su un muro bianco in alcuni punti per difendersi dalle mareggiate che il nuovo clima sta rendendo più aggressive. Ma a Graciosa, riguardo al clima, non si limitano all’adattamento.

martedì 20 maggio 2025

Il ponte sul Topino (Puntata 672 in onda il 20/5/25)

Illustrazione di Paolo Ghelfi.
Chi è Paolo Ghelfi?
Questa puntata si può ascoltare qui.

Pontecentesimo. Sapete dov’è? È una frazione di Foligno, provincia di Perugia, città certo meno turistica (e più grande) rispetto alle vicinissime Assisi e Trevi, ma interessante anche per i tanti canali che la raffrescano. Acqua che arriva anche dal fiume Topino che dà il nome alla valle a NE della città dove passano la via Flaminia (sia nel tracciato romano che nella versione superstradale) e la ferrovia per Ancona di cui Derrick si è occupato più volte. Una valle fresca e lussureggiante dove l’acqua è anche nel nome di Capodacqua, con la sua stazione ferroviaria ormai chiusa come quella di Valtopina. (Di stazioni che chiudono o rischiano di farlo ho parlato a Derrick riguardo a Colli di Monte Bove - link sotto).

Pontecentesimo, dunque, è una delle prime località che s’incontrano imboccando la val Topina poco fuori Foligno.

Se siete lì o più a nord nella valle e avete una bici, o siete a piedi, e appartenete a quel piccolo novero di privilegiati dotati di arti inferiori e di capacità deambulatoria, sappiate che a Foligno con l’energia muscolare non potete arrivarci, salvo abbandonare lungamente la valle con centinaia di metri di dislivello nella zona di Ravignano.

Perché non si può andare dalla Valtopina a Foligno in bici o a piedi? Perché, seppure per solo un chilometro, la vecchia Flaminia converge nella superstrada vietata a bici e pedoni. E non ci sono alternative in quel breve collo di bottiglia. Nemmeno sentieri.

Il cancello tra il ponte abbandonato e
la superstrada Flaminia,
dove c'era lo svincolo di ingresso.
Fino ad alcuni anni fa il tratto di superstrada obbligatoria era di soli 150 metri, grazie a un ingresso dalla via Flaminia Nord di Foligno adiacente a un ponte sul Topino. Un ponte che da almeno cinque anni è in rovina e ospita una modesta discarica informale. È piegato trasversalmente forse per uno smottamento e forse è pericoloso per il flusso del fiume se dovesse cedere e ostruirlo in caso di piena. L’ingresso sulla superstrada (che probabilmente era pericoloso in assenza di corsie di accelerazione) è stato chiuso e al suo posto c’è un cancello, apribile fino a qualche tempo fa e poi bloccato da una catena. Poco dopo il ponte, allontanandosi dalla superstrada, c’era un passaggio a livello sulla ferrovia, oggi letteralmente murato (inglobando le barriere mobili nel muro con un inquietante effetto-Pompei).

Per curiosità sono andato a vedere le immagini satellitari e da terra di Google dove il ponte, l’ingresso in superstrada e il passaggio a livello sono ancora aperti.

Bene. La mia opinione è che la messa in sicurezza o l’aggiornamento di una superstrada non possa implicare l’istituzione di una barriera bloccante per le forme di movimento inadatte alla superstrada. Se mai, si affianca la sede stradale a corsie protette per pedoni e ciclisti, o si degrada quel tratto eliminando le esclusioni e imponendo agli automobilisti di rallentare.

Chi va in bici sa quanto spesso occorre violare barriere o divieti per muoversi in un paese dove la progettazione viaria molto spesso dimentica il traffico non automobilistico e ne diventa un impedimento.

Se pensate che questa puntata sia un invito a scavalcare (più facile passare sotto se siete abbastanza smilzi) il cancello sul Topino e avventurarvi sul ponte storto per poter continuare a percorrere in bici o a piedi la bellissima val Topina da o verso Foligno minimizzando la superstrada, la mia reazione è: no comment.


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martedì 14 gennaio 2025

A piedi dall'aeroporto: il caso Paphos, Cipro (Puntata 654 in onda il 14/1/25)


Dopo averci provato a Fiumicino e Zurigo, ho tentato la fuga a piedi dall'aeroporto Paphos, cipro Occidentale.

È andata bene grazie a un sentiero sul mare realizzato nell'ambito del programma UE di percorsi pedonali di lunga distanza e classificato come E4, che va dalla Spagna a Cipro e su cui ci sono informazioni qui.

Un blogger che ne ha percorso decisamente più chilometri di me ne parla qui.

Ecco il link alla mia puntata audio con il racconto: https://youtu.be/S961Mx38SUo?si=STukmKl4jelDL--R

Il punto di uscita dal perimetro aeroportuale







Un video da una delle spiagge del percorso: https://youtu.be/4YTYMSVv9MM?si=-3ALGm9K9UGdkF_h 

martedì 31 dicembre 2024

Viaggio nello Sichuan e nel Laos settentrionale (Puntate da 650 a 652 in onda il 17, 24, 31 dicembre 2024)

Panda a Chengdu
Con Paolo Ghelfi abbiamo visitato nel dicembre 2024 Chengdu, metropoli cinese capoluogo della regione dello Sichuan nota per i tanti panda che ospita nei suoi parchi.

Da lì ci siamo spostati con la nuova ferrovia Laos-China Rail nel nord del Laos. Scesi dal treno a Muang Xay abbiamo viaggiato su strada fino all'alta valle del Nam Ou, un affluente del Mekong.

Usando come base Nong Khiaw, in bici su strade in terra battuta abbiamo raggiunto altri villaggi più piccoli e più a Nord sempre nella valle del Nam Ou (inatraversabile se non in barca).

In bici verso Muang Ngoy

In minibus siamo scesi lungo la valle fino a Luang Prabang, patrimoio UNESCO per i suoi templi.

Di nuovo con il treno LCR abbiano raggiunto la capitale Vientiane.

Tempio a Luang Prabang



Le puntate di reportage sono riascoltabili qui:

- Chengdu

- Luang Prabang

- Vientiane

sabato 7 dicembre 2024

King Charles III England Coast Path (Puntata 649 in onda il 10/12/24)

Southend on Sea - Dal sito ufficiale del
King Charles III England Coast Path
Immaginate un paese con oltre 4000 km di coste dalle forme più diverse, a volte alte, difficili, impervie, altre dedicate al turismo, speso molto belle. In alcuni casi occupate da porti che un tempo furono fondamentali per l’economia locale ed europea, o da siti industriali in molti casi decaduti, in altri ancora attivi. Immaginate che questo paese abbia un progetto per realizzarvi un percorso pedonale completo. Niente male, no?

Se poi aggiungiamo che il progetto è tanto avanzato da prevedere il completamento nel 2025, possiamo facilmente escludere che si tratti dell’Italia. Infatti stiamo parlando dell’Inghilterra, che si aggiunge al Galles che già il percorso lo ha. Mentre la Scozia il diritto di passaggio a piedi sulla costa lo garantisce per legge (devo segnarmelo per la prossima volta che capiterò da quelle parti).

Quello britannico non è un progetto arrivato in fretta o dal nulla, ma il risultato di una cultura e del lavoro di gruppi di interesse secolari.

Ma il fascino anche simbolico delle grandi marce, dei pellegrinaggi, non è estraneo nemmeno a molti altri luoghi, basti pensare alla moda forse perfino logora ormai del cammino di Compostela. E il fatto che un cammino possa in teoria farsi tutto intero – anche se in pochissimi possono cimentarcisi davvero – attribuisce senza dubbio significato e valore all’infrastruttura anche se l’uso comune riguarda brevi tratti alla volta.

È curioso per certi versi star qui a considerare una meraviglia un percorso pedonale in paesi in cui quelli automobilistici, decisamente più complessi da realizzare, si estendono forse per due ordini di grandezza in più. Ma è proprio la frugalità del camminare, e la sua inutilità per gli scambi commerciali, a rendere oneroso il rapporto tra investimenti necessari e ritorno economico diretto. Almeno fino a che gli effetti sul turismo o sulla salute non diventano molto rilevanti.

Se guardiamo al colossale piano italiano finanziato con il PNRR, i corridoi ciclopedonali hanno un’incidenza ridicola, ed è una mancanza bloccante visto che si tratta di infrastrutture che in assenza di piani nazionali restano tipicamente di competenza di amministrazioni pubbliche locali che difficilmente trovano i soldi per farle.

Non è tutto facile nemmeno nel Regno Unito, dove uno dei problemi è giuridico, perché le aree costiere demaniali sono identificate nel diritto locale dalle coordinate geografiche, che non tengono conto dell’erosione e dell’aumento del livello dei mari, che a volte rendono quella che è ufficialmente la costa in realtà non più esistente o non più praticabile. Così almeno spiega un bell’articolo di Catherine Nixei sull’ultimo Economist di novembre 2024 a cui ho attinto per questa puntata.

In Italia siamo indietro. Perfino nell’Adriatico da San Salvo in su, che è la parte messa meglio, la ciclopedonale s’interrompe in più punti per l’evidente difficoltà di varcare proprietà private o togliere di mezzo edifici incredibilmente costruiti sulla spiaggia, come tra Fano e Torrette di Fano. Avendo io perlustrato tutte le ciclopedonali costiere romagnole, marchigiane e abruzzesi, il blog Derrick energia è una fonte di reportage in materia.

Link

martedì 8 ottobre 2024

Viaggio in Cina meridionale e Vietnam del Nord, agosto-settembre 2024 (Puntate 635-640)

Guangzou (Canton)
L'ultima settimana di agosto 2024 sono partito da Fiumicino per Canton, nella Cina meridionale, dove dopo una breve sosta sono ripartito per Kunming, il capoluogo della regione dello Yunan. Ecco le puntate di Derrick in diretta differita dal viaggio.
Tonghai

Prima tappa

Da Kunming mi sono mosso in treno fino al confine con il Vietnam presso Lao Cai, ho esplorato con una moto a noleggio le zone montuose di confine e ho proseguito poi con uno splendido treno lungo il fiume rosso, con una tappa intermedia, fino ad Ha Noi.

A Nord di Bac Ha

Seconda tappa

Ha Noi
Terza tappa

Da lì ho proseguito verso la baia di Ha Long e l'isola di Cat Ba, ma ho dovuto scapparne molto presto perché si stava avvicinando il ciclone Yagi, che puntava proprio sulla baia.

Quarta tappa

Mercato di Pinxiang

Così da Bai Chai ho preso un bus per tornare verso la Cina, di nuovo un confine montano non lontano da Pingxiang, una cittadina circondata da montagne aguzze e con un mercato animatissimo.

Quinta tappa

Ma ho rischiato di rimanerci isolato: treni e bus erano cancellati a causa del ciclone, e per raggiungere Nanning, il capoluogo del Guangxi, sono stato costretto a usare un taxi informale gremito all'inverosimile per oltre 200 km di autostrada ancora con i segni visibili del vento violentissimo.

Sesta tappa

Nanning

Nella Nanning spazzata dalle piogge ho realizzato che anche i miei voli dei giorni successivi erano cancellati...

martedì 18 giugno 2024

Salviamo le stazioni ferroviarie isolate (Puntata 627 in onda il 18/6/24)

Vista dell'altopiano nei pressi di Campo Catino

Questa puntata si può ascoltare, oltre che sul sito di Radio Radicale, anche qui.

Tempo fa per la serie “Le camminate impossibili” ho parlato della stazione di Giuncano, in val Serra, a nord di Terni. Una valle e isolata senza una strada importante che la valichi ma attraversata dalla ferrovia Roma-Ancona, ferrovia che a Giuncano raggiunge uno dei suoi punti più alti prima di entrare nel tunnel di valico che verso Nord la avvicina a Boiano non lontano da Spoleto. Un paradiso per i ciclisti o per chi voglia stare in giro senza essere in un corridoio di passaggio di automobili o folle.

Peccato che Giuncano e i borghi limitrofi (segnalo da visitare per esempio Macerino) siano talmente spopolati da aver portato alla soppressione della fermata di tutti i treni a Giuncano. La stazione serve ancora come punto di intersezione tra treni e come base per macchine ferroviarie rincalzatrici e d’altro tipo, ma non fa più servizio viaggiatori.

La scorsa domenica facevo un altro dei miei giri in bici sul versante abruzzese dei monti Simbruini, che insieme al territorio laziale dell’omonimo parco regionale è una delle più belle aree di natura vicine a Roma per chi vuole camminare o andare in bici tra faggete e pascoli di mucche e cavalli.

Ho fatto l’errore di arrivare da Roma a Carsoli in auto e mi sono riproposto di non ricascarci in futuro, visti i prezzi ormai folli dell’autostrada dei Parchi (che da sola costa più del treno senza tenere conto del carburante) e le code alla barriera Roma est la sera al rientro. Poi finalmente inforcata la bici ho fatto la vecchia Tiburtina fino al valico di Monte Bove, in una valle lussureggiante il cui unico insediamento è il borgo di Colli di monte Bove. La strada sale dolcemente da 500 metri d’altitudine fino ai circa 1100 del valico senza alcuno strappo. Strada per fortuna ormai frequentata solo da chi lo fa per diporto e dai pochissimi residenti rimasti, mentre autostrada e nuova Tiburtina seguono un percorso più a Nord. Prima di Colli la strada s’incrocia con il tracciato ferroviario Roma-Pescara, credo di fine ‘800, bellissimo per i panorami che attraversa e per l’eroicità con cui in quei tempi si cercava di minimizzare i tratti in tunnel. E proprio sotto al paese (parecchio sotto in verità) c’è l’omonima stazione di Colli di Monte Bove poco prima dell’inizio della galleria di valico da cui i convogli riemergono a Sante Marie, nei pressi di Tagliacozzo, fermata successiva.

A Colli di Monte bove si fermano ancora – mentre scrivo (nel giugno 2024)  – solo un paio di treni al giorno in ciascuna direzione.

È razionale sul piano dell’interesse attuale dei viaggiatori isolare le stazioni di paesi spopolati? Probabilmente sì: il minuto perso per la sosta, moltiplicato per tutti i passeggeri, forse vale di più della perdita di un servizio per poche decine di utenti potenziali dell’area isolata.

Ma le ferrovie che oggi chiamiamo regionali, coi percorsi tortuosi che in parte hanno unito l’Italia, hanno anche un valore simbolico e sociale nel connettere i borghi remoti che hanno la fortuna di stare sul loro tracciato. Forse dovremmo considerarlo.

Lunga vita alle ferrovie regionali d’Italia. E che ci costringano a perdere qualche minuto a osservare le pensiline di piccole stazioni remote, e perfino a varcarne i marciapiedi.

Derrick sarà felice di dare visibilità a segnalazioni su casi di fermate ferroviarie a rischio o certezza d’isolamento. Qui sul blog le istruzioni per contattarmi.

Tutte le puntate sulle "camminate impossibili": https://derrickenergia.blogspot.com/p/le-camminate-impossibili.html

martedì 23 aprile 2024

Viaggio a Fez e Rabat (Puntata 619 in onda il 23/4/24)

Una vista della medina di Fez
Tra il 19 e il 24 aprile 2024 mi sono trovato in Marocco per un impegno di lavoro e ci ho aggiunto un paio di giorni liberi per esplorare Fez e Rabat spostandomi dall'una all'altra città in treno.

Qui video e immagini.

martedì 16 gennaio 2024

Viaggio a Panama e Colombia (Puntate 602-6 in onda dal 19/12/23 al 16/1/24)

L'immensa Bogotá vista dal cerro del Monserrate

Inizia con questa puntata un ciclo di podcast di un viaggio che mi porterà a Panama, nell'isola colombiana di San Andres nei Caraibi e in lunghe esplorazioni della Colombia continentale.

La Panama city moderna
vista dal quartiere coloniale di Casco Viejo
La puntata di Panama è ascoltabile qui: https://www.radioradicale.it/scheda/716485

Quella sull'isola di San Andres (Colombia) qui: https://www.radioradicale.it/scheda/716962/

Su Medellin e Cali: https://www.radioradicale.it/scheda/717234/derrick

La valle del Cocora vicino a Salento e non lontana dal grande vulcano Nevado del Ruiz, famoso anche per la tragedia di Armero, Popayan, San Augustin: 
https://www.radioradicale.it/scheda/717680/derrick

Il deserto del Tatacoa, Bogotá, la Guajirahttps://www.radioradicale.it/scheda/718163/derrick

Video dei miei viaggi sono qui: https://www.youtube.com/playlist?list=PL8sgPLBStHqWm3UVno9OSzQkKF2rZhRSg

Selfie a Casco Viejo (Panama)
Costa ovest di San Andres al crepuscolo
spazzata dal vento











Il quartiere di Santo Domingo a Medellin












Il decrepito minibus Mercedes si surriscalda
in salita verso San Augustin