martedì 15 gennaio 2019

Sanzioni antitrust a Enel e Acea per abusi sul mercato elettrico (Puntata 383 in onda il 15/1/19)


La befana 2019 ha portato a Enel più carbone di quel che brucia nella centrale di Civitavecchia (lo so: è una battutaccia) e non ha fatto bene nemmeno ad Acea. L’Antitrust ha infatti sanzionato la prima per circa 93 milioni e la seconda per circa 16 per “condotte abusive ed escludenti” nel mercato di vendita al dettaglio di energia elettrica a clienti domestici e piccoli non domestici. Concentriamoci sul procedimento contro Enel e vediamo com’è possibile riassumere le circa 90 pagine di motivazione della delibera (con alcuni omissis nella versione pubblica) sul procedimento classificato come A511.

Federico Faruffini, Lettrice
Galleria d'Arte Moderna, Milano
L’antitrust ha accertato che in un periodo recente di oltre 5 anni il gruppo Enel ha utilizzato i propri vantaggi informativi riguardo alla fornitura ai clienti elettrici della “maggior tutela” (cioè la tariffa a maggior tasso di regolazione da parte dall’Autorità dell’Energia) per svolgere campagne mirate alla transizione di quegli stessi clienti sul mercato libero (dove si trovano offerte comunque soggette a regole e vigilanza dall’Autorità, ma con un maggior grado di libertà competitiva degli operatori), campagne sempre operate nell’ambito del gruppo Enel, ancorché da parte di una società legalmente separata.
Secondo l’Antitrust, il fatto che non siano previste dalla regolazione di settore (e questo è evidentemente un limite della regolazione stessa) forme di separazione rilevanti tra il fornitore di maggior tutela e quello di mercato libero di uno stesso gruppo non toglie che approfittare per campagne sul mercato libero, in modo esclusivo o comunque discriminatorio, delle informazioni legate alla fornitura dei clienti in maggior tutela sia un abuso, visto che la disponibilità di tali informazioni deriva da un’attività in monopolio da cui non devono derivare vantaggi in attività di mercato.
A nulla è valso che Enel abbia fatto notare che la separazione tra i due filoni commerciali nel proprio gruppo fosse nel periodo considerato più intensa di quanto la regolazione di settore imponga.
L’Antitrust sulla base delle evidenze ha ritenuto che Enel abusando della propria posizione intendesse (e i risultati dimostrano un buon successo dell’operazione) esercitare una “preemption” del mercato della tutela, cioè una sorta di prelazione su quei clienti, svuotandone il bacino prima che ciò avvenisse con la legge concorrenza, che in una sua prima bozza prevedeva già a metà di quest’anno la fine delle tariffe di “maggior tutela” e qualche forma (non ancora definita peraltro) di transizione regolata di quei clienti sul mercato libero.

In che modo il set di regole del mercato elettrico al dettaglio ha reso possibile l’abuso contestato? A mio parere, attribuendo in modo non contendibile ai gestori di reti locali di distribuzione la fornitura del servizio di maggior tutela, senza prevedere adeguate segregazioni all’interno dei gruppi interessati rispetto alle attività sul mercato libero. O senza prevedere, in alternativa, la terziarizzazione delle informazioni commerciali riguardanti i clienti in tutela, in modo che l’accesso a queste informazioni possa essere non discriminatorio per tutti i fornitori sul mercato.
Terziarizzazione che potrebbe avvenire grazie al cosiddetto “Sistema Informativo Integrato”, un database dell’Acquirente Unico, la società pubblica che fornisce all’ingrosso l’energia per i clienti del mercato vincolato. Ma se le azioni di “preemption” stanno funzionando, c’è il rischio che quando una simile terziarizzazione ci sarà sarà già troppo tardi.


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sabato 5 gennaio 2019

Bus Rapid Transit: il caso Giacarta (Puntata 382 in onda 8/1/19)

A Giacarta (una megalopoli con enormi problemi di traffico, in un Paese con un passato da esportatore di petrolio e con una lunga storia di sussidi al consumo di combustibili fossili) ho provato il più grande esempio mondiale di sistema di “Bus Rapid Transit” (BRT), un’alternativa “povera” ma molto interessante per efficienza economica ai sistemi di metropolitane cittadine interrate e su ferro. Sistemi di BRT sono diffusi soprattutto nelle grandi città dell’estremo oriente e d’America.

Di che si tratta? Di un insieme di infrastrutture che permettono a flotte di autobus appositamente concepite di funzionare in modo affidabile e del tutto o quasi del tutto segregato dal resto del traffico. Nel caso del sistema “Transjakarta”, le varie linee sono organizzate in modo del tutto simile a quelle di una metropolitana e i viaggiatori usano le stazioni anche come punti di interconnessione.
Il sistema di Giacarta prevede una quindicina di linee con stazioni sopraelevate rispetto al livello stradale, collegate ai marciapiedi da passerelle. Come in stazioni della metro, si accede con tornelli vidimando il biglietto, che resta valido finché non si esce da una qualunque stazione. I bus hanno porte sopraelevate e – salvo alcuni casi di linee chiamate “di alimentazione” – non sono adatti all’ingresso o uscita dei passeggeri se non in corrispondenza delle stazioni, le quali – come nei moderni sistemi di metropolitane senza guidatore – hanno varchi che si accoppiano esattamente alle porte dei bus (ma con un gap di calpestio inevitabile tra bus e passerella della stazione che difficilmente sarebbe considerato sicuro da noi).
Una stazione del BRT Transjakarta

Le corsie dei bus del Transjakarta non solo sono riservate, ma si trovano al centro della carreggiata e non in corrispondenza della corsia più lenta e del marciapiede. Questo è reso possibile dalla rete di stazioni e passerelle che stanno sopra la strada e fungono anche da attraversamenti pedonali.

Qual è l’aspetto interessante dei BRT? Il fatto che mostrano come per ottenere un sistema di trasporto pubblico ad alta portata e affidabile non conti solo e tanto il tipo di mezzo mobile che viene usato, ma anche o soprattutto il contesto d’infrastruttura e di gestione del traffico in cui esso funziona.
A fare della metropolitana una metropolitana, pensandoci bene, non è tanto che si tratti di un treno, ma che, appunto, sia un sistema segregato e autonomo rispetto al traffico stradale, affidabile e ad alta portata.

Passerella di accesso ai bus Transjakarta
C’è un’interessante proposta italiana per l’applicazione di sistemi BRT nelle valli trentine di Fiemme e Fassa, soggette a gravi congestioni nei periodi di afflusso turistico, che spero di poter approfondire in prossime puntate con ospiti esperti.





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