lunedì 18 maggio 2026

In viaggio con Armando Costantino (Puntata 721 in onda il 19/5/26)

Armando Costantino
visto da Paolo Ghelfi

L'intervista ad Armando Costantino è qui.

L’aumento del prezzo dei combustibili sta colpendo i paesi del mondo in modo diverso a seconda che i prezzi al consumatore siano sussidiati o no. Dove sì, come in Indonesia, si configurano crisi di bilancio pubblico che avranno effetti di deficit eccessivo o prosciugamento di risorse ai danni di altre voci di spesa. Qui il problema insiste in una situazione già critica dopo che l’attuale presidente Prabowo, genero del dittatore Suharto, ha ipotecato una parte consistente della spesa pubblica con un piano di pasti gratis nelle scuole primarie dell’immenso paese, impiegando anche l’esercito per occuparsene.

 Altre nazioni dell’estremo oriente con meno capacità di spesa e scarse riserve di petrolio, come il Laos (che però come abbiamo visto in un reportage di Derrick - link sotto - è ricco di energia idroelettrica), stanno lasciando invece volare alle stelle il prezzo dei carburanti, come emerge da un rapporto dell’Economist (link sotto).

C’è qualcuno però che pur macinando in questi giorni un sacco di chilometri in Laos non sta subendo il problema del prezzo del gasolio, e anzi forse se ne sta avvantaggiando in termini di minor traffico di camion sulla strada. Quel qualcuno è Armando Costantino, un italo-svizzero partito all’inizio del 2025 dal Ticino in bici e tenda e che sta ora attraversando il Laos centrale dal confine con il Vietnam verso quello con la Thailandia presso Thakhek.

Uno zio alpinista che già da ragazzino lo portava in alta montagna (e oggi lo aiuta a distanza a risolvere qualche inghippo di visto alla frontiera), la passione per il downhill in mountain bike, anni di risparmio per prepararsi, e finalmente la partenza. Ha già fatto oltre 17 mila chilometri in 26 paesi in condizioni climatiche estreme e opposte, e ne ha molti di più davanti a sé.

In uno dei suoi rari momenti stanziali ha concesso un’intervista a Derrick disponibile integralmente su Radio Radicale e al link sotto (e sopra).

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domenica 10 maggio 2026

Come lavora un'agenzia di promozione contratti energia porta a porta (Puntate 719-720 in onda il 5 e 12/5/26)

Puntata 719

Questa puntata si può ascoltare qui.

Illustrazione di Paolo Ghelfi

Qualche giorno fa mentre lavoravo in casa è successo di nuovo: uno squillo alla porta e alla mia richiesta di chi fosse: “Servizio elettrico”.

Più che sufficiente per capire che sarebbe stato l’ennesimo tentativo di vendita scorretta d’energia. Apro e al solito c’è un giovane che si identifica con un tesserino con il logo di una nota azienda energetica, mentre a leggere bene a mandarlo è un’agenzia (una s.r.l.s.) che a sua volta lavora per un’altra la quale – scopriremo – ha effettivamente un mandato dall’azienda del logo.

Dopo un paio di mie contestazioni è il ragazzo a farmi domande e di lì a poco accetta di raccontarmi la sua storia di una settimana con l’agenzia. Eccola.

L’agenzia attira ragazzi inizialmente senza dire loro che si tratta di un lavoro di vendita porta a porta, ma nel contratto che poi propone la cosa è invece chiarissima. Si tratta di promozione senza vincolo di subordinazione e anzi con espressa assunzione di responsabilità rispetto alle pratiche di vendita che, scrive il contratto, devono essere ineccepibili in base alle norme.

Però i venditori vengono formati a ingenerare confusione ai potenziali clienti con informazioni parziali, vaghe e suggestive e perfino a intimidirli. Per esempio a spacciarsi per i mandatari di un’autorità o servizio pubblico, e perfino minacciare una non meglio specificata segnalazione alle autorità in caso di diniego ad aprire la porta.

La scusa con cui in questo caso il venditore diceva di essere legato a un’autorità è che il cliente dell’agenzia (l’azienda elettrica) è tra i vincitori di una gara per la fornitura a condizioni standard effettivamente amministrata dall’ARERA (Autorità per l'energia), fornitura chiamata Servizio a Tutele Graduali (STG) e destinata ai clienti che a metà del 2024 si trovavano ancora nel servizio standard di “maggior tutela”. Inutile dire che il contratto offerto dai promotori non ha nulla a che vedere con l’STG, la cui attivazione del resto non prevedeva la firma presso alcun promotore.

Il promotore chiede di vedere una bolletta per avere tutti i dati per proporre un contratto da firmare. Le condizioni economiche della fornitura vengono descritte riferendosi unicamente al prezzo della componente materia prima energia, che è un parametro insufficiente a stabilirne la convenienza, e al contratto dato in visione mancano addirittura alcune pagine.

Al promotore vanno 25 euro per contratto firmato (salvo ripensamento del cliente) più 10 se il cliente fornisce anche l’IBAN, più altro in caso di vendita anche di contratti assicurativi ancillari.

Ora, è evidente da un lato che le agenzie stanno attente a non formalizzare nell’incarico alcunché di scorretto, dall’altro che i venditori vengono istruiti ad essere scorretti, probabilmente da parte di venditori senior a loro volta senza alcuna subordinazione all’agenzia e che formalmente se ne assumono la responsabilità.

Sta di fatto che il modus operandi, da anni, è lo stesso, almeno alla mia porta.

Alcuni consigli:

  • Ai consumatori: non fornite il vostro POD (codice univoco del punto di fornitura) a promotori, non firmate contratti che vi siano stati proposti sul momento. In generale, siate voi a contattare un fornitore, magari online, per confrontare tutti gli aspetti della sua offerta con quella attuale. Esistono siti sia istituzionali (il portale dell’ARERA - link sotto) sia commerciali per confrontare.

  • A chi cerca un lavoro: se proprio volete o dovete provare a vendere porta a porta, pretendete che la formazione vi venga fatta nella stessa sede del datore di lavoro da persone formalmente riconducibili ad esso. Chiarite con queste stesse persone (e non con colleghi senior sul campo) tutti gli aspetti che non vi convincono. Non mettete la vostra faccia in qualcosa che non vi sembra limpido.

Intuisco quanto cercare un lavoro dignitoso non qualificato sia difficile, e quanto deprimente passare per organizzazioni che abusano dell’inesperienza o del bisogno altrui.


Puntata 720

Qui siamo sempre felici di interagire con persone esperte dei temi trattati. Questa volta ringrazio Roberto Zavatti, fisico di formazione, una vita professionale nel settore dell’industria elettronica, ora volontario di enti del terzo settore per la realizzazione di comunità energetiche e per il supporto a situazioni di povertà energetica e anche curatore di un osservatorio sui prezzi del mercato domestico dell'energia con dati e sue opinioni.

Nella scorsa puntata abbiamo raccontato il dietro le quinte di un’agenzia di promozione porta a porta di contratti domestici di fornitura energetica riferito a Derrick da un giovane promotore, poi dimessosi dopo aver avuto la ventura (o sventura, fate voi)  di bussare all’uscio di chi vi parla.

Zavatti in reazione alla puntata fa notare che la regolamentazione di settore non esime in nessun modo le aziende energetiche dalle responsabilità delle pratiche commerciali, anche quando queste sono messe in atto da intermediari.

Una fonte chiara in materia è il codice di condotta commerciale di ARERA (paradossalmente citato anche dal contratto tra l’agenzia e il nostro povero venditore porta a porta), che tra le altre cose stabilisce che le società energetiche cui fa capo il contratto di fornitura sono “responsabili del rispetto del […] codice di condotta commerciale e dei diritti riconosciuti ai clienti finali a prescindere dalla tecnologia e dalla modalità organizzativa utilizzate per la promozione e la conclusione dei contratti di fornitura, senza alcuna differenziazione tra servizi prestati direttamente o indirettamente, ossia tramite soggetti terzi”.

Non è la prima volta che a Derrick notiamo quanto la maggioranza dei venditori di energia abbia almeno in alcune fasi fallito in questo dovere, con l’effetto finale secondo me di danneggiarsi anche da sole e distruggere un patrimonio di credibilità che pone ora il mercato in una brutta sedimentata condizione di sfiducia e prevenzione da parte dei potenziali clienti.

Una situazione in cui forse l’unico modo credibile di distinguersi in positivo da parte delle aziende energia è rinunciare tout court a intermediari telefonici e porta a porta.

Del resto in un mondo in cui i motori di ricerca semantici online cominciano a funzionare, cosa manca ai clienti per scegliere loro il fornitore sulla base dei parametri che ritengono più importanti, a partire dalla spesa attesa? Probabilmente nulla, se non la voglia e la disponibilità a farlo e le competenze minime per interrogare i sistemi, leggere i risultati delle ricerche e confrontare bollette.

Sulla voglia, dubito si possa fare qualcosa. Sulla conoscenza e la formazione ai cittadini, forse sì: si potrebbe investire in meno pubblicità sceme (in cui i consumatori vengono spesso trattati come una manica di sempliciotti che aspira solo a soluzioni senza pensieri o a prezzi fissi – chiediamoci quanto sia verosimile che in un mondo in cui i fondamentali economici solo volatili una bolletta sia invece a lungo fissa e conveniente nello stesso tempo). E usare magari i risparmi in più informazione istituzionale, per esempio a cura dalle associazioni stesse dell’energia, che vogliano uscire dalla trappola della sfiducia e distinguersi dagli operatori scorretti.


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martedì 28 aprile 2026

L'assurda metanizzazione della Sardegna (Puntata 718 in onda il 28/4/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

Un decreto della presidenza del consiglio di settembre 2025 (link sotto) si è occupato delle opere sull’infrastruttura energetica sarda necessarie secondo il Governo ad accompagnare la chiusura delle centrali a carbone. Opere che includono adeguamenti a due rigassificatori in Liguria e Toscana, la predisposizione di una flotta di metaniere di piccola taglia per fare la spola tra questi e la Sardegna, un rigassificatore a Oristano per accoglierle, un altro a Porto Torres nell’ipotesi di trasformare a gas la locale centrale a carbone, reti di trasporto (cioè dorsali ad alta pressione) del gas, una da Oristano verso il Sulcis e Cagliari, un'altra verso Stintino, adeguamenti alle reti di distribuzione (cioè di vicinato e a bassa pressione) attualmente alimentate con gas diversi dal metano, un sistema di camion per il trasporto del gas in forma liquida per alimentare reti di distribuzione gas non fisicamente collegate, depositi criogenici per stoccare il gas liquido presso i relativi punti di rigassificazione e alimentazione.

L’Autorità per l’energia, in seguito al decreto, ha appena pubblicato un documento di consultazione (link sotto) per definire l’adeguamento delle bollette del gas nazionali necessario a ripagare questi costi di metanizzazione tardiva della Sardegna. La stessa Autorità nel documento suggerisce qualche moderazione rispetto agli investimenti proposti dal decreto – per esempio ricorda che Terna, il gestore della rete ad alta tensione responsabile della sicurezza elettrica nazionale, non ravvisa alcuna necessità di convertire a gas la centrale a carbone di porto Torres. (Per inciso, uno studio recente del Politecnico di Milano e dell’Università di Cagliari promosso da FREE con anche il supporto di ECCO con cui io collaboro - link sotto - afferma che in Sardegna non serve alcuna nuova infrastruttura per il gas se si fanno fonti rinnovabili, accumuli e reti elettriche).

L’Autorità fa una prima stima di costi per la metanizzazione della Sardegna che arriverebbero a regime a oltre 280 milioni all’anno. Fino a 280 milioni all’anno per un decennio nelle bollette del gas di tutta Italia.

Ora, allontaniamo lo sguardo e mettiamo le cose in prospettiva. Il Governo a settembre ha deciso che per chiudere il carbone in Sardegna serve metanizzare l’isola. Questo mentre Terna sta realizzando nuovi cavi elettrici tra Continente e Sardegna che servono proprio a permettere alla Sardegna di funzionare in sicurezza senza centrali termoelettriche grazie alle fonti rinnovabili. Cavi che, com’è giusto, pagheremo nelle bollette elettriche. Il Governo ha però anche deciso (e lo aveva già anticipato con un parere in Parlamento ad agosto) che in realtà il carbone non si chiude più, in violazione del Piano Energia-Clima, né in Sardegna né nel continente, fino al 2038. Decisione che naturalmente nemmeno questa è gratis, perché le centrali a carbone dovranno essere pagate 12 anni per stare spente. Come? Con le bollette elettriche, attraverso meccanismi che il Governo non è ancora stato in grado di definire anche perché sono incompatibili con l’attuale assetto regolatorio del mercato.

Per chiudere il carbone, che non chiuderà, e per la cui chiusura, che non ci sarà, stiamo già costruendo un’infrastruttura elettrica, pagheremo miliardi in bolletta per metanizzare la Sardegna. La quale Sardegna – parole della stessa ARERA – sta elettrificando sempre più i suoi consumi e ha quindi prospettive di uso di gas minime e decrescenti. E per non chiudere le centrali a carbone pagheremo altri oneri ad hoc.

Questa è la politica energetica di un Paese la cui classe di Governo afferma compattamente che il caro-energia è un’emergenza.


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