Questa puntata si può ascoltare qui.
Benvenuti alla puntata 705 di Derrick. Sulla scia dell’ultima volta, in cui avevamo parlato della moda dell’”affordability”, vorrei declinare la questione sull’energia e sugli Stati Uniti, alla luce di due articoli interessanti, uno di José Roca su El periodico de la energia, un altro da un recente rapporto Reuters.
Il primo affronta una questione sempre più discussa anche da
noi: la prospettiva che i nuovi consumi dei datacenter possano contribuire con
il loro accaparramento di energia ad aumentarne il prezzo. L’amministrazione
USA sta correndo ai ripari prevedendo norme che impongano a questi consumatori
di procurarsi in qualche modo da sé l’energia finanziando impianti ad hoc e
contrattualizzandone la produzione nel lungo periodo. Una cosa sempre più
comune tra i grandi consumatori anche da noi, sebbene in forma spontanea, con
contratti di lungo periodo che nel settore si chiamano PPA, power purchase
agreement.
Contratti di questo tipo sono importanti perché danno una
visibilità anticipata del costo dell’energia e, per imprese per le quali esso è
decisivo, permettono di impostare un business su binari di sostenibilità
economica fin dall’inizio, e quindi facilitarne il finanziamento.
Tuttavia mi sembra un po’ ingenuo pensare che imporre ai
datacenter di approvvigionare energia così possa isolare l’effetto della loro
domanda dal mercato energetico complessivo. Se infatti l’energia è un bene –
come quasi tutti – scarso è perché sono scarse (cioè richiedono la rinuncia a
usi alternativi) le risorse che servono a produrla. Le fonti fossili lo sono
certamente, ma nemmeno le fonti rinnovabili sono illimitate nel momento in cui
servono luoghi, materiali specifici o hardware per realizzarle. Se davvero
andiamo (e sottolineo il se) verso una richiesta elettrica molto più alta nel
mondo dell’intelligenza artificiale e del nuovo boom informatico, non sarà
mantenendo separati i binari di approvvigionamento che si eviterà maggiore
concorrenza per la risorsa.
Nel caso americano, altre politiche in corso potrebbero
peggiorare le cose riguardo al costo dell’energia. Il protezionismo in
generale, che aumenta i costi di quasi tutte le filiere per i clienti
americani, ma anche la strategia trumpiana di imporre all’estero l’acquisto di
gas statunitense, gas che diventa quindi più scarso e costoso per il mercato
interno riflettendosi, come succede in Italia, anche sul prezzo dell’elettricità.
Infine gli attacchi all’indipendenza della banca centrale che minano la
credibilità di un’inflazione contenuta.
Nello stesso tempo è interessante vedere come negli USA la
retorica trumpiana non sembra per ora mutare le tendenze di dieta energetica del
Paese: Reuters riporta anche nel 2025 una crescita vigorosa delle fonti
rinnovabili, con il fotovoltaico più che quintuplicato in dieci anni benché
ancora indietro rispetto all’Europa. Vedremo se l’effetto-Trump si osserverà
nel 2026.
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