martedì 20 gennaio 2026

Affordability (Puntata 704 in onda il 20/1/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

Succede anche a voi di realizzare che c’è una nuova moda espressiva, e quindi culturale, o ideologica, troppo tardi per identificare il momento in cui è iniziata? Come un rumore di fondo che cresce, un fastidio latente che diventa esplicito solo dopo un po’.

Uno di questi rumori è quello dell”affordability”, scusate il termine inglese ma viene usato spesso anche quando se ne parla da noi. Del resto non credo ci sia una parola nostra che traduca esattamente. Direi che l’affordability è la caratteristica di un bene (di solito un bene considerato primario) di avere un prezzo per cui è ragionevole che una persona di reddito normale, o magari modesto, riesca ad acquistarne quanto le basta.

Un articolo del Wall Street Journal del 16 gennaio 2026 (apprezzerete spero che non cito per una volta l’Economist, ma devo anche ammettere che l’Economist ha già coperto il tema in modo estensivo e intelligente) dà conto dell’esperimento dei tre autori (Jared Mitovich, Rachel Wolfe e Patrick Thomas) nel testare il consiglio della ministra USA dell’agricoltura, Brooke Rollins, che dopo un’operazione di ricerca e ottimizzazione affidata ai suoi collaboratori ha indicato ai cittadini che si può fare un pasto nutrizionalmente completo per soli 3$. La razione comprende pollo, tortilla di mais e broccoli. Sul Journal c’è la foto del piatto. Ebbene, i tre giornalisti in diversi luoghi degli Stati Uniti sono effettivamente riusciti con un po’ d’impegno a fare la spesa per mettere insieme le razioni a quel prezzo (ma a patto di approvvigionarne più di una alla volta, perché i tagli minimi delle confezioni di cibo USA sono difficilmente monoporzione, e sostituendo in un caso il mais con il grano). E temo a patto di ignorare i costi di preparazione.

Ma non dilunghiamoci su questo. Il mio punto è: c’è qualcosa di più paternalista di un ministro che ti dice cosa devi mettere nel carrello per risparmiare? Qualcosa di più lontano dal mito americano di permettere l’emancipazione grazie a libertà, opportunità e autodeterminazione?

La butto lì: il passo tra i consigli della Rollins e le tessere annonarie è più breve di quel che sembri di primo acchito.

Ma nemmeno noi europei siamo lontani da questo atteggiamento, anzi. La moda di declinare la povertà in modo merceologico va a parare proprio lì. La carta anziani per fare la spesa (c’è ancora? Si chiama così?) idem. Io mi occupo di energia da trent’anni, ma è solo relativamente recente il concetto di “povertà energetica”, concetto ormai sistematizzato fin dalle norme UE.

Prima c’era la povertà e basta. Adesso ci sono quelle specifiche, il che implica che qualcuno abbia misurato per noi quanto di un certo bene dovremmo poter consumare.

Ma sì, certo, è a fin di bene, almeno dichiaratamente. Eppure io vorrei che i Governi e il legislatore su questo si facessero gli affari loro. Letteralmente dico, vorrei che si occupassero di gestire in modo efficace le istituzioni, compresa la giustizia e la vigilanza antitrust, il controllo della qualità dell’ambiente e delle merci, l’evasione fiscale, che facessero col gettito fiscale spese e investimenti intelligenti in modo da aumentare le chance dell’economia nel suo complesso di essere ricca e sana, e le mie di avere un buon potere d’acquisto. Poi come lo spendo, saranno anche cavoli miei o no? Tra l’altro il concetto complessivo di povertà già c’è, condiviso credo internazionalmente, perché declinarlo ulteriormente?

Io per esempio energeticamente sono non deprivato: peggio, sono monacalmente frugale. A casa mia ho tolto il gas e consumo anche poca elettricità, fa un freddo cane e infatti d’inverno non mi viene a trovare più nessuno. Amen, se il mio potere d’acquisto lo voglio spendere così saranno fatti miei?

Lo ridico in modo forse leggermente meno cialtrone: se tu politica fai provvedimenti per assicurarmi determinati consumi per singolo comparto, è banale dimostrare che mi rendi meno felice che assicurandomi complessivamente il reddito che ritieni sufficiente a evitare tutte le singole povertà che declini. Detto in altro modo ancora: se mi devi fare un regalo non darmi un voucher di questo o di quello, dammi i soldi, ché sono ancora capace di decidere io la mia dieta di consumo.


Link

Nessun commento:

Posta un commento