Questa puntata si può ascoltare qui.Illustrazione di Paolo Ghelfi
Succede anche a voi di realizzare che c’è una nuova moda
espressiva, e quindi culturale, o ideologica, troppo tardi per identificare il
momento in cui è iniziata? Come un rumore di fondo che cresce, un fastidio
latente che diventa esplicito solo dopo un po’.
Uno di questi rumori è quello dell”affordability”, scusate
il termine inglese ma viene usato spesso anche quando se ne parla da noi. Del
resto non credo ci sia una parola nostra che traduca esattamente. Direi che l’affordability
è la caratteristica di un bene (di solito un bene considerato primario) di
avere un prezzo per cui è ragionevole che una persona di reddito normale, o magari
modesto, riesca ad acquistarne quanto le basta.
Un articolo del Wall Street Journal del 16 gennaio 2026 (apprezzerete
spero che non cito per una volta l’Economist, ma devo anche ammettere che l’Economist
ha già coperto il tema in modo estensivo e intelligente) dà conto dell’esperimento
dei tre autori (Jared Mitovich, Rachel Wolfe e Patrick Thomas) nel testare il
consiglio della ministra USA dell’agricoltura, Brooke Rollins, che dopo un’operazione
di ricerca e ottimizzazione affidata ai suoi collaboratori ha indicato ai cittadini
che si può fare un pasto nutrizionalmente completo per soli 3$. La razione
comprende pollo, tortilla di mais e broccoli. Sul Journal c’è la foto del
piatto. Ebbene, i tre giornalisti in diversi luoghi degli Stati Uniti sono
effettivamente riusciti con un po’ d’impegno a fare la spesa per mettere
insieme le razioni a quel prezzo (ma a patto di approvvigionarne più di una
alla volta, perché i tagli minimi delle confezioni di cibo USA sono difficilmente
monoporzione, e sostituendo in un caso il mais con il grano). E temo a patto di
ignorare i costi di preparazione.
Ma non dilunghiamoci su questo. Il mio punto è: c’è qualcosa
di più paternalista di un ministro che ti dice cosa devi mettere nel carrello
per risparmiare? Qualcosa di più lontano dal mito americano di permettere l’emancipazione
grazie a libertà, opportunità e autodeterminazione?
La butto lì: il passo tra i consigli della Rollins e le
tessere annonarie è più breve di quel che sembri di primo acchito.
Ma nemmeno noi europei siamo lontani da questo atteggiamento,
anzi. La moda di declinare la povertà in modo merceologico va a parare proprio
lì. La carta anziani per fare la spesa (c’è ancora? Si chiama così?) idem. Io
mi occupo di energia da trent’anni, ma è solo relativamente recente il concetto
di “povertà energetica”, concetto ormai sistematizzato fin dalle norme UE.
Prima c’era la povertà e basta. Adesso ci sono quelle
specifiche, il che implica che qualcuno abbia misurato per noi quanto di un
certo bene dovremmo poter consumare.
Ma sì, certo, è a fin di bene, almeno dichiaratamente. Eppure
io vorrei che i Governi e il legislatore su questo si facessero gli affari loro.
Letteralmente dico, vorrei che si occupassero di gestire in modo efficace le
istituzioni, compresa la giustizia e la vigilanza antitrust, il controllo della
qualità dell’ambiente e delle merci, l’evasione fiscale, che facessero col
gettito fiscale spese e investimenti intelligenti in modo da aumentare le chance
dell’economia nel suo complesso di essere ricca e sana, e le mie di avere un
buon potere d’acquisto. Poi come lo spendo, saranno anche cavoli miei o no? Tra
l’altro il concetto complessivo di povertà già c’è, condiviso credo
internazionalmente, perché declinarlo ulteriormente?
Io per esempio energeticamente sono non deprivato: peggio,
sono monacalmente frugale. A casa mia ho tolto il gas e consumo anche poca
elettricità, fa un freddo cane e infatti d’inverno non mi viene a trovare più
nessuno. Amen, se il mio potere d’acquisto lo voglio spendere così saranno fatti
miei?
Lo ridico in modo forse leggermente meno cialtrone: se tu
politica fai provvedimenti per assicurarmi determinati consumi per singolo comparto,
è banale dimostrare che mi rendi meno felice che assicurandomi complessivamente
il reddito che ritieni sufficiente a evitare tutte le singole povertà che
declini. Detto in altro modo ancora: se mi devi fare un regalo non darmi un voucher
di questo o di quello, dammi i soldi, ché sono ancora capace di decidere io la
mia dieta di consumo.
Link
- Dal Wall Street Journal: https://www.wsj.com/economy/consumers/usda-agriculture-secretary-meal-cost-e1bdb4f4?mod=hp_featst_pos4
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