mercoledì 17 giugno 2026

Populismo energetico (Puntata 725 in onda il 16/6/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Questa puntata si può ascoltare qui.

Dopo la crisi energetica dell’invasione dell’Ucraina, alcune delle reazioni pubbliche di messa in sicurezza contro gli effetti della scarsità di gas ci sono costate molto care, soprattutto quella (con Draghi al governo) di riempire gli stoccaggi nell’estate del 2022 in vista dell’inverno successivo indipendentemente dal prezzo del gas del momento. Con risorse pubbliche gli stoccaggi sono stati riempiti per la gioia dei trader che ne hanno venduto il gas al prezzo più alto di sempre, e la differenza tra quel prezzo e il valore di mercato successivo è diventata una perdita secca per la collettività la cui valorizzazione definitiva dipende appunto dal prezzo del momento in cui si chiuderà del tutto l’operazione rivendendo il gas, ma che salvo nuove impennate catastrofiche ammonta a diversi miliardi.

L’attuale via libera europeo a fare una quindicina di miliardi di nuovo debito per gestire la crisi attuale mi fa tremare le gambe, soprattutto se penso che avviene in un paese ormai in campagna elettorale e dove il governo già prima di questa fase ha inanellato – anche sull’energia – posizioni perlopiù di propaganda anziché proposte di riforme o decisioni di investimenti strutturali. E quando gli investimenti ci sono, possono essere scellerati come la metanizzazione tardiva della Sardegna che ci condanna a pagare ulteriori aggravi sulle forniture gas per i prossimi 10-15 anni almeno (link sotto alla puntata specifica).

Per fortuna le decisioni più quotidiane e tecniche dei ministeri hanno continuato a perseguire anche azioni corrette e indispensabili, come lo sviluppo della capacità di accumulo e delle reti elettriche per usare al massimo l’energia rinnovabile e i sistemi pubblici di fissazione anticipata del prezzo di acquisto dell’energia dai produttori di fonti rinnovabili, che da un lato ne aiutano lo sviluppo, dall’altro riducono la volatilità del prezzo dell’energia ed eliminano i cosiddetti extraprofitti dei produttori quando il prezzo di mercato è più alto di quello garantito (come ora in cui il primo è circa il doppio del secondo e quindi questi meccanismi stanno calmierando di tanto la bolletta rispetto a quel che succederebbe in loro assenza).

Come ha dichiarato Energy Advisor, se il nuovo debito d’emergenza lo evitassimo anziché uscire con qualche trovata di sussidio pre elettorale, magari di nuovo al gas, non sarebbe affatto male. Quando questa puntata sarà in onda, forse ne sapremo già di più.

Nel frattempo alcune aziende dell’energia, almeno nelle loro campagne pubblicitarie, sembrano ritenere la loro clientela di riferimento una manica di fessi. Una sta proponendo ai clienti di fissare il prezzo dell’energia per tre anni. Adesso, quando è vicino ai massimi di sempre. È come una banca che ti suggerisce il mutuo a tasso fisso quando i tassi di interesse di mercato sono alle stelle. Oppure produttori di apparecchi scaldaacqua domestici, attivi sia su quelli elettrici che a gas, che propongono di risparmiare sulla bolletta installando caldaie a gas anziché pompe di calore elettriche molto più efficienti e combinabili con l’autoproduzione fotovoltaica.

Qui sotto il link a una piccola guida al risparmio energetico in casa e alla scelta del contratto d’energia.


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