martedì 29 aprile 2014

Coltivazione di idrocarburi e terremoti - D201

Un paio di settimane fa Marco Pannella, nella sua conversazione della domenica con Massimo Bordin, ha detto che sto tralasciando in Derrick i temi dell’ambiente. Provo a fornirgli un controesempio oggi.

Pannella e Bordin stavano parlando del rapporto tra terremoti e attività di estrazione di idrocarburi e di un recente nuovo articolo su Science che riprende il report finale della commissione detta Ichese sul terremoto del 2012 in Emilia.

In una puntata dello scorso autunno ho citato uno studio sul Journal of Earth and Planetary Science che lega, almeno in termini probabilistici, fenomeni microsismici allo svuotamento degli idrocarburi in un giacimento di petrolio di scisti in Texas.
Ricorderete che in seguito a prime ricostruzioni della commissione Ichese (acronimo dall’inglese che sta per commissione internazionale di studio sui rapporti tra sfruttamento di idrocarburi e sismicità in Emilia) voluta dalla regione Emilia Romagna dopo il terremoto di 2 anni fa, il governatore Errani decise di non attribuire nuovi permessi di ricerca di idrocarburi.

Ora è disponibile sul sito della Regione la ponderosa e recente relazione credo finale della commissione.
Comprendere nel dettaglio il documento richiede competenze di geologia che io non ho, ma le conclusioni sono piuttosto intelligibili. Ebbene: la commissione non esclude che una delle zone di coltivazione mineraria emiliane – quella della concessione di Mirandola – possa aver innescato scosse del sisma del 2012.
L’attività che potrebbe aver avuto questo effetto è in particolare lo spostamento di grandi quantità di fluidi pompate nei giacimenti per spiazzarne gli idrocarburi, azione questa che anche altri studi considerano la più critica riguardo alla possibilità di innesco sismico.

La parola innescare (“to trigger” in inglese) è significativa. La commissione non ritiene che le attività estrattive di per sé possano creare le condizioni per un sisma, ma non esclude che possano attivarlo quando altre condizioni geologiche critiche sono già presenti.
Insomma: rispetto ad altri studi su casi americani non c’è molto di nuovo: sbalzi di pressione nei fluidi sotterranei non è escluso che possano innescare sismi, e questo può essere successo per una parte dei pozzi emiliani.

Quale potrebbe essere un esito ragionevole di decisione conseguente degli amministratori pubblici? Forse una moratoria di nuovi permessi di estrazione in aree ad alto rischio sismico, anche solo in attesa di nuovi studi.

I No-Triv usano analisi come quella dell’Ichese come motivazione per escludere lo sfruttamento di idrocarburi in Italia.
Io credo che altre motivazioni siano più forti. Quelle che richiamano la conformazione e la vocazione del nostro territorio. Usarlo per fare sfruttamento di idrocarburi da noi ha costi-opportunità alti, verosimilmente più alti di quelli che ha importare idrocarburi o continuare il progresso di alcune altre fonti a più basso impatto. C’è una bella differenza tra una vasta pianura disabidata e brulla dell’Oklahoma o del Texas e una valle italiana più densamente abitata e delicata.

2 commenti:

  1. Non ti curare di quello che dice Giacinto. E' da tempo ormai che dovrebbe solo tacere. La tua rubrica è stupenda [non conosco altri blog o giornali che descrivano con tale lucidità e senza preconcetti i temi che vengono trattati in questa rubrica], i temi di natura economica e/o energetica sono strettamente legati a quelli ambientali e parlare di uno necessariamente richiama anche l'altro. Solo un ignorante come Pannella non riesce a vederlo.

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  2. Ciao Alessandro, mi prendo con gioia i complimenti. Difendo Pannella e non solo perché è l'editore di RR grazie al quale questa rubrica va in radio da oltre 200 puntate permettendomi un confronto con ascoltatori che il blog da solo non avrebbe. Lui mi ha sollecitato sul punto e lo ha fatto credo proprio aspettandosi un contributo diverso almeno in parte da quello che altri osservatori dentro ai radicali stanno portando. Ciao grazie MG

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