domenica 5 giugno 2016

Il canone in bolletta, edizione 2016 - D253-4, D272-3 e D280

L'idea di mettere una tassa in bolletta non è nuova. Né lo è quella di metterci il canone. Stavolta, però, pare si faccia sul serio. Intanto, c'è una legge approvata in materia e dal 5 giugno 2016 vige il decreto applicativo del Ministero dello Sviluppo Economico.

L’obiettivo del Governo, condivisibile, è ridurre l’evasione che oggi vale circa un terzo del gettito, che senza evasione dovrebbe avvicinarsi ai 2 miliardi all'anno.


Cosa prescrive la finanziaria 2016 sul canone in bolletta

Un regio decreto del ‘38 prevede che il canone sia a carico dei possessori di apparecchi adattabili alle ricezioni televisive, che significa, stando a quanto hanno chiarito la stessa Rai e più recentemente il Governo, quelli dotati di sintonizzatore, e non computer, tablet o altro.

Cambia ora la platea dei soggetti tenuti a pagare il canone? No, ma cambia la presunzione di chi lo sia. Con le modifiche della Stabilità 2016 (art. 1 commi 152 e seguenti) ora la norma prevede che, oltre a un impianto d’antenna interno o esterno all’abitazione, anche la connessione elettrica per residenti faccia presumere il possesso di un apparecchio soggetto al canone. (Resta, attraverso una dichiarazione formale sotto propria responsabilità, la possibilità di negare tale possesso, come scrivo sotto).


Chi pagherà?

In assenza di diritto a esenzione correttamente comunicato, pagheranno tutte le utenze elettriche domestiche residenti.
Quali sono le utenze elettriche residenti? Quelle che risultano tali nel contratto elettrico, se si tratta di un comune contratto con potenza di 3 kW per il quale il fornitore ha ricevuto dichiarazione dal cliente di essere residente all’indirizzo di fornitura.
Per altri contratti per i quali non era prevista tale dichiarazione al momento della stipula, sarà l’Agenzia delle Entrate a far sapere telematicamente ai fornitori elettrici quali utenze risultano residenti e devono ricevere il canone in bolletta. Questa verifica degli archivi anagrafici è un aspetto critico in termini di affidabilità dell'invio delle bollette-canone.


Quando e quanto?

Il canone si pagherà - in teoria - in dieci rate da 10 Euro con scadenza il primo di ogni mese da gennaio a ottobre. In pratica, l'esordio sarà sulla prima bolletta da luglio 2016 che vedrà fatturate tutte le rate già scadute, mentre nei mesi successivi saranno fatturate le rimanenti.
A regime, ogni bolletta porterà l'addebito delle rate già scadute. Siccome le bollette sono perlopiù bimestrali, di norma aggregheranno due rate di canone (nei mesi in cui ci sono).


Quale residenza fa fede?

Attenzione: per gran parte delle utenze fa fede la dichiarazione che il cliente ha fatto quando ha stipulato il contratto elettrico o successivamente. Per esempio, se ha fatto il contratto della luce in una casa dove aveva la residenza e poi l’ha spostata senza fare voltura ad altri di quel contratto, per il fornitore e per il canone lui è ancora residente lì, e quindi si vedrà fatturato il canone lì, e se ha una nuova utenza residente anche in quella.

Stimo che il numero di utenze elettriche che risultino residenti senza che il titolare lo sia davvero siano molte, perché oggi i fornitori non sono in grado né hanno interesse a controllare, mentre i clienti hanno interesse a risultare residenti perché questo dà loro un vantaggio nella componente parafiscale e fiscale della bolletta (vantaggio che per una famiglia di medi consumi vale grosso modo il doppio del canone).

Occhio: non essere davvero residenti se si risulta tali nella bolletta difficilmente sarà motivo di per sé di restituzione del canone pagato, anche in caso di doppia residenza "elettrica" e quindi doppio canone pagato in due case diverse.

Infatti il caso di autocertificazione prevista per evitare doppi pagamenti è al momento solo quello di chi all’interno della famiglia anagrafica paghi già il canone tramite la bolletta di un familiare. E se la non reale residenza dove c’è una fornitura residente venisse comunicata all’Agenzia delle Entrate come motivo di non pagamento del canone, equivarrebbe a un’autodenuncia riguardo a una falsa dichiarazione al fornitore elettrico, con conseguenti indebiti sconti fiscali e parafiscali nella bolletta.


Chi non ha la tivù?

Abbiamo già visto che chi non ha la tivù non è tenuto a pagare.
Così come chi ha diritto a esenzioni per reddito o età, il non possessore di tivù (come me) dovrà rendere un’autocertificazione all'Agenzia delle Entrate.

L'autocertificazione di non possesso della tivù deve essere resa ogni anno e entro queste scadenze: per il 2016 entro il 16 maggio (se invece entro il 30 giugno la dichiarazione ha valore solo per il secondo semestre), dal 2017 in poi entro gennaio per non pagare l’intero anno ed entro giugno per non pagare il secondo semestre.


Chi già paga su un'altra utenza?

Dicevo che lo stesso modulo di cui sopra si usa per dichiarare che un altro familiare sta già pagando il canone. L'unico caso che mi viene in mente è quello di un altro familiare con una diversa utenza elettrica residente nello stesso comune.

Lo deduco dalla definizione, non chiarissima, di "famiglia anagrafica", esplicitamente richiamata nel modulo dell'Agenzia: "insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune" secondo l'articolo 4 del D.P.R. n. 223/1989. (Se sono coabitanti non è ovvio che dimorino abitualmente nello stesso comune? Il legislatore credo intenda "o" aventi dimora eccetera: così la interpreto io: anche una residenza separata ma all'interno del Comune permette di appartenere alla stessa famiglia anagrafica).


Come s'invia l'autocertificazione online?

Per inviare il modulo online occorre usare le stesse credenziali che si usano per interagire con il sito dell’Agenzia delle Entrate (il servizio si chiama "Fisconline", io lo uso da almeno un decennio per le mie dichiarazioni fiscali - la burocrazia pubblica quando conviene a lei è capace di interfacciarsi in modo moderno) e chi non ha già le credenziali deve chiederle e attendere un paio di settimane per la ricezione a casa del pin).
Io ho già mandato la mia dichiarazione, e messa al sicuro la ricevuta. L'ho fatto però con una versione poi modificata di dichiarazione. Cosa succederà? (Naturalmente sono pronto a tutto per farla valere).


Evasione risolta?

Ipotizzando di non voler autocertificare il falso, un titolare di contratto di fornitura elettrica residente per non pagare il canone dovrebbe autoridursi la bolletta, cosa possibile con qualche accorgimento, visto che il canone sarà una voce a parte e distinguibile.
A chi paghi l'elettricità ma non il canone la luce non verrebbe staccata, stando alla norma, ma il mancato pagamento verrebbe segnalato dalle compagnie elettriche all'Agenzia delle Entrate.

Cosa impediva alla Rai già prima del canone in bolletta di informare l'Agenzia delle Entrate dei mancati pagamenti di presunti possessori di una tivù?
Il termine "Incluso" usato in questa immagine
presa dal sito della Rai mi sembra un po' fuorviante:
sarebbe meglio "Aggiunto", o "Inserito".
Dove sta il salto di qualità antievasione?

Sta sostanzialmente nel fatto che chi è cliente elettrico nella casa di residenza, se non fa dichiarazioni di mancato possesso della tivù e mantiene la domiciliazione della bolletta in banca, paga automaticamente, mentre oggi chi fa finta di niente non paga. Ma chi decidesse di non pagare il solo canone autoriducendosi la bolletta verosimilmente non avrebbe altre conseguenze che far sapere al fisco che non paga, cosa che anche oggi si presume avvenga almeno potenzialmente.

E se il fisco oggi non si attiva per verificare il dovere di pagamento ed eventualmente recuperare le somme, non mi è chiaro perché queste novità dovrebbero esse stesse di per sé implicare in futuro un cambio di atteggiamento.

Era necessario per ottenere il pagamento di chi resta passivo far riscuotere la tassa dai venditori d’energia? Direi di no: l'onere dell'autocertificazione da parte di chi ha diritto a non pagare, pur trovandosi nelle condizioni in cui si presume soggetto passivo dell'imposta, poteva essere introdotto anche senza canone in bolletta. E allo Stato non mancano propri canali ufficiali di esazione.

Forse però il vero punto da parte del Governo è continuare a camuffare il canone come una non-imposta.


Dubbi sull'evasione attuale

Come mai l’evasione del canone è così alta oggi? Forse perché nessun Governo ha voluto combatterla seriamente. D'altra parte il calcolo dell'evasione presunta probabilmente è approssimativo.
Me lo fa pensare il seguente ragionamento:

Io non ho sintonizzatori in casa, e alle prime cartoline di sollecito ho risposto chiarendolo.
Cos’è successo poi? Che da un lato non ho mai subito controlli, dall’altro le mie risposte sono state ignorate e ho continuato a ricevere la stessa lettera con un questionario scritto male, che non permette di rispondere “non ho la tivù”. Come dire che la Rai e il suo azionista non sono mai sembrati davvero interessati a sapere quanta di quella che chiamano evasione lo sia davvero.


Il giudizio inizialmente sospeso del Consiglio di Stato

A complicare la strada (e il ritardo) del decreto MiSE sul canone (finalmente in vigore dal 5 giugno) è intervenuto il parere del Consiglio di Stato del 13 aprile (2016). Un parere in realtà sospeso in attesa di modifiche al decreto, il che è equivalso a una richiesta di revisione del testo.
Si tratta di rilievi che non colgono gli aspetti secondo Derrick più critici dell’operazione (cioè il danno alla trasparenza della bolletta, l’attribuzione a soggetti privati di un ruolo di riscossione di un’imposta per nulla correlata al servizio di fornitura energia, l’imposizione ai contribuenti dell’onere di dichiarare annualmente se non hanno la tivù).
Cosa scriveva invece il Consiglio di Stato? Tra le altre cose:
  1. Il decreto non è arrivato in tempo. In effetti secondo la legge di Stabilità avrebbe dovuto uscire a metà febbraio e stiamo invece ancora parlando di una bozza.
  2. Non è chiara nella bozza di decreto la definizione di apparecchio televisivo. In realtà già la norma del ’38 che ha stabilito il canone definisce l’apparecchio in modo generico (“atto o adattabile alle radioaudizioni”). Questo non ha impedito alla Rai di chiarire via via cosa sia una tivù ai fini canone e di escludere dal pagamento chi ha apparecchi diversi: la presenza del sintonizzatore è l’elemento discriminante secondo la Rai. Il consiglio di Stato in ogni caso chiede di chiarire la questione all’interno della norma.
  3. Problema di privacy. Come abbiamo visto su Derrick, trasformare i venditori di energia in esattori in un settore dove non lo erano e di cui non si occupano significa metterli a parte di dati che prima non dovevano avere. Il garante della privacy, dice il Consiglio di Stato, dovrebbe essere quindi coinvolto. Di quali dati stiamo parlando? Di informazioni sulla residenza di quei consumatori elettrici che fino ad ora non avevano dovuto comunicarla al fornitore (contratti oltre i 3 kW di potenza elettrica installata), di informazioni sul pagamento effettivo e sulla morosità del canone e su eventuali richieste di rimborso. E naturalmente informazioni su chi deve pagare e chi no sulla base di eventuali autocertificazioni.

È inevitabile che i dati di cui al terzo punto vengano scambiati tra soggetti anche privati prima esclusi dal giro, visto che lo Stato ha almeno in parte abdicato dal suo ruolo di esattore della tassa-canone.
Mi chiedo cosa succederebbe a quei clienti elettrici che decidessero di non firmare una liberatoria sull'uso dei loro dati ai fini canone da parte del fornitore elettrico: non pagherebbero?
  

Riferimenti:

2 commenti:

  1. Michele, il ragionamento non fa una piega, però secondo me tralasci l'"effetto paura" generato da questo meccanismo. Non è un caso che il contribuente abbia abbassato l'imposta a 100 euro, sicuro di riscuotere molto di più (i più maliziosi, come Mario Seminerio, pensano che Renzi voglia fare cassa aggiuntiva).
    A presto, Matteo A.

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  2. Concordo ora l'onere della comunicazione passa al cliente elettrico e qualcuno in più pagherà. Concordo anche sul fatto che c'è un tentativo di aumentare il gettito anche al netto del recupero evasione. Evasione che però ritengo sovrastimata (non tiene conto di chi non ha la tivù).

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