domenica 19 novembre 2017

L'elettricità del futuro (Puntate 282 e 336)

Qui a Derrick periodicamente diamo conto di nuovi studi sugli scenari energetici globali. Questo periodo dell’anno in particolare è quello in cui esce l’outlook della IEA, l’agenzia indipendente di Parigi. Vediamone qualche tendenza interessante: 
  • Il mondo avrà sempre più bisogno d’energia (30% in più di oggi nel 2040 quando saremo 9 miliardi d’abitanti) la quale sarà sempre più usata in forma di elettricità. Solo l’Europa, notevolmente, il Giappone e leggermente gli Stati Uniti contrarranno i propri consumi. L’aumento dell’India varrà da solo 5 volte il risparmio europeo.
  • La domanda di petrolio, che dipende soprattutto da consumi non elettrici, aumenterà ancora per tutto il periodo considerato, anche se a un tasso decrescente. Gli USA dal 2020 saranno esportatore netto anche di petrolio e non solo gas, grazie alla sopravvivenza dell’industria dello shale oil e gas (cioè gl’idrocarburi di scisti) al periodo recente di prezzi bassissimi.
  • D’altra parte l’elettricità verrà prodotta sempre più da fonti rinnovabili, il 40% nel 2040 (livello che in Italia è già raggiunto), grazie all’impressionante calo dei costi. La parte del leone, soprattutto fuori dall’Europa, la farà il solare fotovoltaico.

40% di penetrazione delle rinnovabili nel 2040 non è un obiettivo estremamente ambizioso, tanto che la IEA immagina anche uno scenario di maggior impegno nella riduzione delle emissioni-serra, scenario nel quale il mondo sarebbe in grado di fare meglio. Dipende dalle politiche, naturalmente.
Se le politiche coerenti vengono attuate, il mondo può addirittura produrre tutta l’elettricità da fonti rinnovabili senza aspettare troppo. Si tratta di un’affermazione non nuova, e che in particolare di recente è stata illustrata in uno studio di Energy Watch Group, una non-profit tedesca, in collaborazione con il politecnico di Lappeenranta, in Finlandia. Secondo lo studio, emettere zero CO2 nella produzione elettrica del 2050 richiederebbe un mix di generazione quasi al 70% basato su fotovoltaico e un’enorme quantità di batterie installate per far fronte all’intermittenza delle rinnovabili.

A quali costi? Sempre secondo lo studio tedesco e finlandese, l’elettricità tutta rinnovabile costerebbe comunque meno di quella attuale, con un costo medio futuro di generazione di 52 €/MWh contro quello medio del 2015 stimato in 70.

Attenzione, non stiamo parlando di consumi energetici interamente carbon free, ma solo (si fa per dire) di una produzione interamente rinnovabile di elettricità, la quale, pur costituendo una fetta sempre più importante dei consumi energetici finali, non riuscirà nemmeno nel 2050 a coprire l’intero fabbisogno degli usi, per esempio, di trasporto e riscaldamento.

Testi e link ai documenti citati sono sul blog Derrick Energia. Un saluto da Michele Governatori


Link utili



Archivio: la puntata 282 di giugno 2016 sullo stesso tema

Da dove verrà l’energia elettrica del futuro? Il 13 giugno [2016] è uscito il nuovo numero di un outlook di Bloomberg New Energy Finance (BNEF) di cui parla diffusamente, tra gli altri, un articolo di Karen Beckman sull’Energy Post.
Rapporti di questo tipo non li definirei propriamente “previsioni”, se mai esercizi di scenario che quasi sempre si basano anche su ipotesi sulle politiche pubbliche da cui dipendono i numeri stessi. Politiche influenzare le quali è per giunta obiettivo di questi studi…
Detto questo, vediamone le conclusioni più rilevanti secondo Derrick:

  1. Gas e carbone continueranno a costare industrialmente poco, e con loro costerà poco l’elettricità prodotta usandoli, al netto di politiche per internalizzarne i danni ambientali. Si tratta di una tendenza a cui ci stiamo già abituando e che si vede da un po’ nella componente energia, sempre più magra, delle nostre bollette.
  2. Anche i costi di produrre energia da sole e vento scenderanno. Entro il 2030 queste tecnologie saranno le più economiche per produrre elettricità in quasi tutto il mondo. L’eolico di terra, già oggi la fonte rinnovabile elettrica più economica, costerà oltre un terzo in meno che oggi in media, fino a raggiungere nel 2025 secondo lo studio i 5 centesimi di dollaro al kWh. Il solare fotovoltaico addirittura dimezzerà i prezzi e sarà solo di poco meno economico. Attenzione però: le ipotesi dietro questi numeri sono inevitabilmente opinabili, soprattutto perché i trend tecnologici potrebbero avere discontinuità che oggi non immaginiamo, e perché i costi – sostanzialmente di investimento – di queste fonti dipendono molto da variabili macroeconomiche come i tassi di interesse, che sono esogene rispetto allo studio.
  3. L’Asia e le aree del Pacifico da sole saranno la sede della maggioranza degli investimenti in generazione elettrica.
    Il nuovo quartere di Porta Nuova a Milano
    visto da Derrick dall'ultimo piano di Palazzo Lombardia
  4. Le auto elettriche faranno il boom e nel 2040 avranno il 35% di quota di mercato secondo l’outlook del BNEF tra i veicoli da trasporto leggero su gomma. Questo avverrà in parallelo con lo sviluppo di batterie economiche rispetto a oggi.
  5. Nella produzione di elettricità secondo l’outlook non ci sarà un boom del gas in attesa della decarbonizzazione (invece anticipato negli anni scorsi dalla IEA). Ci sarà invece una crescita del carbone trainato in primis dall’Asia (India in particolare) e dall’Africa, in completa divergenza rispetto al forte calo in Europa determinato dalle politiche locali. (L’ipotesi naturalmente è che nei Paesi in via di sviluppo i consumi totali di energia aumenteranno di molto, questo rende compatibile il boom del carbone con quello delle rinnovabili).
Infine, la brutta notizia: la tendenza naturale degli investimenti in generazione elettrica, quella descritta in questi punti e che lo studio quantifica in oltre 9 mila miliardi di dollari, non sarà sufficiente a garantire il contenimento dell’aumento della temperatura globale in due gradi rispetto al livello preindustriale. Per raggiungere l’obiettivo, servirebbero oltre 5 mila miliardi in più entro il 2040 per stare sotto le 450 parti per milione di CO2 in atmosfera considerate soglia massima di sicurezza dall’ONU.

Nessun commento:

Posta un commento