martedì 14 novembre 2017

Distribuzione degli oneri in bolletta (Puntata 335, su Radio Radicale il 14/11/17)


Oggi torniamo su un tema che abbiamo già visto in passato ma di cui è utile seguire le evoluzioni: gli oneri generali nelle bollette elettriche, quelli non strettamente dovuti all’approvvigionamento della materia prima energetica. Quanto pesano? E in che modo le varie categorie di consumatori vi contribuiscono?
Ci occupiamo in particolare di due famiglie di oneri: quelli per la realizzazione e mantenimento delle reti, e quelli per l’incentivo alle fonti rinnovabili.

Cavi elettrici a Santiago de Cuba
(agosto 2015) di Laura Zigiotti
Tra il 2011 e il 2017, la variazione delle componenti tariffarie nella bolletta domestica tipo ha mostrato un aumento del peso delle componenti regolate, cioè gli oneri di rete sostenuti per il trasporto dell’energia e per la gestione del contatore, sia stato superiore all’aumento del peso della parafiscalità per le rinnovabili, cioè gli incentivi pagati tramite i cosiddetti oneri di sistema. In numeri, nella seconda metà del 2016, tali sussidi rimangono comunque superiori ai costi di rete di tre punti percentuali, pesando rispettivamente per il 22 e il 19% della bolletta.

Nel 2016, i costi per la gestione della rete sono stati sopportati prevalentemente dalle utenze domestiche, che hanno pagato il 42% di questi prelevando dalla rete poco più del 20% dell’elettricità. Hanno contribuito in misura minore le piccole e medie imprese, i clienti industriali in media tensione, e le industrie allacciate direttamente alla rete nazionale, ciò è coerente con il fatto che i domestici usufruiscono di più servizi di distribuzione rispetto a un’azienda manifatturiera in alta tensione.

Anche la distribuzione degli oneri per l’incentivazione delle rinnovabili avvantaggia i grandi consumatori, ma con una logica degressiva in parte differente, che premia i grandi consumatori: all’aumentare dei prelievi di energia diminuiscono gli oneri dovuti per unità di consumo. In questo caso sono le utenze non domestiche in bassa e media tensione a pagare la quota più alta, vale a dire le piccole e medie imprese, che verosimilmente non hanno consumi sufficientemente alti da garantirsi sconti sui contributi agli incentivi per le rinnovabili.

Dunque i 15,8 miliardi di oneri di sistema e i circa 12 miliardi di oneri di rete del 2016 hanno gravato in maniera non direttamente proporzionale rispetto ai consumi di energia, mostrando che la categoria che beneficia maggiormente dall’attuale meccanismo è quella dei grandi consumatori.

La degressività sugli oneri per le rinnovabili è destinata ad essere superata a breve, per essere però sostituita da un rafforzamento del meccanismo di sussidio ai clienti energivori, cioè alle aziende con un’incidenza elevata dei costi energetici su quelli operativi complessivi.
Peraltro gli incentivi alle rinnovabili nel 2017 sono entrati nella fase calante, diminuendo di quasi due miliardi rispetto all’anno precedente.
Ma dato il trend di aumento della tariffa di rete che ha caratterizzato gli ultimi anni, che si spiega in parte dalla necessità di integrare sempre più impianti rinnovabili in rete, rimane un’incognita se le minori spese per avere energia pulita si potranno effettivamente concretizzare in una riduzione della bolletta per il cliente domestico o se verranno invece neutralizzate dal costante aumento dei costi per trasportare e distribuire elettricità.

Naturalmente, anche se non ci fosse alcun risparmio economico a lungo termine dalla transizione alle rinnovabili, il bilancio di questa transizione sarebbe comunque strapositivo, visto il vantaggio in termini di messa di sicurezza ecologica del sistema energetico nel frattempo operata.


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