lunedì 20 luglio 2026

Albedo (Puntata 730 in onda il 21/7/26)

Illustrazione di Paolo Ghelfi
Se dico Ceres cosa vi viene in mente? La birra? Malissimo.

Ceres è un programma della NASA che sta per  Clouds and the Earth’s Radiant Energy System che studia attraverso i satelliti il comportamento della Terra riguardo al bilancio tra energia che riceve dai raggi solari, visibili e infrarossi, e quella che riflette. Sembra incredibile, ma nell’era del populismo, di politici o commentatori, perfino quelli a parole progressisti o pro-scienza, che liquidano il tema con tautologie tipo “Il clima è sempre cambiato”, esistono ancora anche in America istituzioni scientifiche che usano criteri rigorosi per studiarlo e aiutare le decisioni dei Governi.

La questione del bilancio energetico della Terra è cruciale per capirne e prevederne il riscaldamento, e, se ci è ragionevolmente chiaro come la concentrazione di gas-serra provoca l’effetto-serra che fa liberare la Terra di meno calore, gli attuali strumenti di calcolo anche dell’IPCC, l’organo Onu che a Ginevra monitora il clima, sembra sottostimino altre cause del crescente assorbimento di calore. La maggior parte di queste, ahinoi, sono effetti secondari del riscaldamento stesso.

Parla del tema un lungo articolo divulgativo dell’Economist il cui link metto sul blog e cui m’ispiro oggi.

Albedo è il termine, immagino dal latino albus, con cui ci riferiamo alla capacità di una superficie di riflettere la luce, e viene usato più in generale per parlare di quanta energia (in ultima analisi: calore) la Terra riesce a far rimbalzare fuori. Oltre all’effetto-serra già menzionato, ci sono altre caratteristiche dell’atmosfera che rilevano, tra cui il tipo e l’intensità delle nuvole – che a loro volta cambiano con il clima – e la limpidezza dell’aria, che aumenta il calore ricevuto. La limpidezza è un aspetto particolarmente demoralizzante perché è un caso (per fortuna l’unico che mi viene in mentre tra tanti virtuosi) in cui politiche ambientali di successo – istituite per motivi diversi dal clima, nella fattispecie la salubrità dell’aria e delle piogge – potrebbero avere un effetto negativo sul clima. Per esempio: le emissioni di zolfo che abbiamo ridotto con successo da industrie, motori di navi e altri veicoli hanno la proprietà di schermare la luce in arrivo, così come ce l’hanno le polveri di emissioni vulcaniche che nella storia della Terra hanno generato eventi di freddo eccezionale.

Altro effetto più ovvio e meramente ottico è che venendo meno i ghiacci la terra diventa più scura e assorbe più calore, esattamente per lo stesso meccanismo che rende un’auto bianca più efficiente in termini di fabbisogno di raffrescamento. È un tema rilevante anche per l’adattamento cittadino. Non ci vogliono studi per capire che un prato coperto a bitume assorbirà più calore. Ma ci vuole cultura popolare per riconoscere chi ho appena citato (fatemelo sapere per favore).

Dove va il maggior calore che resta sul pianeta? Per la stragrande maggioranza negli oceani, la cui immensa inerzia termica da un lato ha ritardato gli effetti sulle terre emerse, dall’altro li renderà più persistenti quand’anche troveremo una soluzione. Un programma internazionale chiamato Argo sta studiando le dimensioni del riscaldamento dei mari con migliaia di sonde galleggianti negli oceani.

Il clima è sempre cambiato sì. Il che non esime l’umanità, che conta più dei numi in termini di responsabilità, dal capire come continuerà a farlo, e mitigarne gli effetti avversi.

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