Questa puntata può essere ascoltata qui.
Chi viaggia in treno sulla linea Roma-Avezzano avrà notato ogni tanto il suono del convoglio che urta la chioma di alberi. Un sistema di potatura passiva, diciamo così.
Anche pensando a questo non mi sono stupito
granché quando il 13 agosto 2026 sul treno da Avezzano per Roma Tiburtina che
avrebbe dovuto partire alle 18.25, e che invece non partiva, si è sentito che
la causa erano rami sulla linea.
Come al solito, il problema è stato comunicato solo dopo
l’orario di partenza del treno e dopo che i biglietti della corsa erano stati
venduti fino all’ultimo momento utile e non erano più modificabili.
E purtroppo, oltre all’incapacità di Rete Ferroviaria
Italiana di garantire in quel frangente la funzionalità della linea (che due
giorni prima era in crisi per un passaggio a livello guasto a Guidonia e che è
stata chiusa solo un paio di mesi fa per aggiornamenti), sono riemersi una
serie di comportamenti vessatori di Trenitalia verso i clienti dei treni
regionali. Ricordandoli pubblicamente, spero di contribuire a qualche
miglioramento.
Intanto c’è un problema di onestà nella comunicazione. La
capatreno dopo oltre mezz’ora dall’orario di partenza ha annunciato che il
treno sarebbe stato “accorpato” al successivo di oltre 2 ore e mezza dopo e che
non ci sarebbero stati mezzi sostitutivi. Accorpato un corno, il treno è stato
soppresso senza alcun supporto ai clienti. Nemmeno la possibilità di attendere
a bordo perché “io devo chiudere il treno” ha detto tautologicamente sempre la
capatreno.
Quel che nessuno ha raccontato ai clienti lasciati sulla
banchina è che il fantomatico rimborso dei treni regionali in ritardo di più di
un’ora non è affatto automatico come l’azienda ha raccontato dopo l’ultimo
aggiornamento delle regole. Per aver indietro i soldi infatti il personale di
bordo deve aver scansionato il biglietto. Cosa che non avviene perché durante i
disservizi i capitreno tipicamente si nascondono nell’ara chiusa della
conduzione del treno e, anche quando non lo fanno, i biglietti li controllano a
campione o niente affatto. A maggior ragione, se il treno non parte proprio,
nessuna scansione avviene. La mia esperienza poi è perfino peggio: l’unica
volta che in un regionale in ritardo di più di un’ora ho fatto scansionare il
biglietto andando a stanare il capotreno che non si era mai fatto vedere nel
vagone, non ho ricevuto comunque alcun rimborso.
Questo del finto rimborso automatico è particolarmente
vessatorio visto che il biglietto si considera usato al momento della partenza
del treno e da allora non è più riutilizzabile anche se il treno in realtà è
soppresso. Conseguenza: se compri un biglietto di un treno regionale che poi
non parte o magari non si fa nemmeno vedere in stazione l’unica certezza che
hai è di aver perso anche i soldi.
“Il personale di bordo è a disposizione per qualunque
necessità” recita un irritante annuncio periodico sui convogli.
Derrick sarà felice di ospitare qui repliche del gruppo FS
purché affrontino dettagliatamente i punti sollevati e siano meno ipocrite
degli annunci sui treni.
Link
- Delle regole vessatorie dei biglietti regionali Trenitalia avevamo già parlato qui.
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