domenica 20 maggio 2018

Energia e ambiente nel "contratto per il governo del cambiamento" (Puntata 357 in onda il 22/5/18)


La genericità delle parole spesso tradisce confusione nei concetti. Ma può anche succedere – quando ci si deve mettere a tutti i costi d’accordo su un testo – che scriverlo vago sia l’unico modo di renderlo compatibile con opinioni diverse.

Vista dalla ruota panoramica di Tokyo
Probabilmente è successo questo con il “Contratto per il Governo del cambiamento” esito del lavoro degli sherpa programmatici del Movimento Cinquestelle e della Lega, che qui analizzo come pubblicato da Quotidiano.net il 19 maggio mattina e il cui link riporto sotto. Lo stesso giorno non ho trovato il testo (ma solo una sua sintesi) nel “blog delle stelle” e non essendo io iscritto alla piattaforma Rousseau non sono in grado di dire se e quale versione vi fosse pubblicata per il voto. Sulla stessa piattaforma, navigando come ospite, sempre lo stesso giorno non sono riuscito a trovare il testo.

Vediamo quali sono i contenuti per i settori energia e ambiente del documento in questa versione (che mi aspetto verrà modificata):
  • Mobilità elettrica: il programma prevede sviluppo dell’infrastruttura di ricarica delle auto elettriche e ibride con incentivi a chi le compra disfacendosi di un’auto con motore endotermico. (Motore di cui, per inciso, sono dotate anche le auto ibride, per cui scritto così l’incentivo varrebbe anche per la sostituzione di un’auto ibrida con un’altra ibrida).
  • Efficienza energetica e fonti rinnovabili sono richiamate come strumenti fondamentali per la lotta al cambiamento climatico, ma il contratto non fa riferimento a obiettivi quantitativi e temporali, né quelli contenuti nella Strategia Energetica Nazionale né in quella alternativa del Movimento 5 Stelle (entrambe già analizzate da Derrick - link sotto).
  • “Indispensabile”, scrive il contratto, è fermare il “consumo (spreco)” di suolo. Qui non so se una delle due parole, evidentemente non coincidenti, sia un refuso. Se non lo è, la frase è sibillina e aperta a scelte molto diverse: un conto è zero nuovo consumo di suolo, un conto è limitarne lo spreco, cosa che l’ordinamento già oggi è pensato per fare.
  • C’è anche la lotta all’inquinamento, con particolare riferimento alla pianura Padana, e con una chiosa estremamente fumosa che preconizza “misure volte all’adeguamento degli standard di contrasto all’inquinamento atmosferico secondo le norme in vigore”. Anche al fine, dice il testo, di prevenire sanzioni europee. E questa è una corretta per quanto implicita ammissione che se oggi ci sono leggi e controlli a tutela della salute dei cittadini rispetto all’inquinamento, è perlopiù grazie all’Unione Europea.
  • Del completamento della liberalizzazione dei mercati dell’energia, già previsto dalla Legge Concorrenza, il contratto non fa parola, a differenza di quanto ci si poteva attendere da dichiarazioni contrarie di autorevoli esponenti del M5S.
  • Il concetto di conversione ecologica e “circolarità” dell’economia c’è in più punti nel documento, che parla di “innescare e favorire processi di sviluppo economico sostenibile” ma anche di “decarbonizzare e defossilizzare economia e finanza” (ammetto di essere intrigato dal concetto di finanza “defossilizzata”).
    Manca però, e ritengo sia un vero peccato e anche un vulnus notevole alla possibilità di finanziare almeno in parte le costosissime proposte del programma, l’idea di eliminare i circa 16 miliardi annui di sussidi dannosi all’ambiente già identificati dal Governo.

    Sospetto che quest'ultimo punto sia caduto sotto la scure della Lega, il cui leader ha affermato davanti alle telecamere, nei giorni della negoziazione, l’obiettivo di abbassare accise sui carburanti e aiutare l’agricoltura, che sono proprio due dei settori in cui i sussidi antiecologici allignano in maggior misura. E la riduzione delle accise e i più soldi all’agricoltura (che già ne riceve enormi quantità dal bilancio UE e dello Stato), a differenza dell’eliminazione dei sussidi antiecologici, nel programma ci sono.
    Sulle accise, in particolare, ci si impegna a eliminare quelle “anacronistiche”. Cosa che non vuol dire nulla, ma che probabilmente si riferisce alla storia dell’inserimento delle accise sui carburanti in risposta a bisogni contingenti dello Stato. In realtà tale stratificazione è già stata superata: oggi l’accisa non è più composta per obiettivi, e se la si tocca occorrerebbe anche dire perché e in che misura.


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