Questa è la terza puntata sulla quindicesima conferenza globale sulla tassazione
ambientale promossa dall’università di Aarhus che si è tenuta a fine settembre 2014 a Copenaghen e che ha anche visto la presentazione di uno studio del
sottoscritto insieme a Marianna Antenucci.
Lo studio si occupa di due cose. Nella prima parte riporta
una valutazione dei sussidi dannosi all’ambiente, secondo la definizione OCSE,
presenti in Italia. Nella seconda osserva come la presenza di una carbon tax o
di un disincentivo economico all’emissione di gas-serra interagisce con il
mercato elettrico italiano del giorno prima. Quello in cui
i principali operatori della produzione e del consumo di energia elettrica, per
ogni ora del giorno seguente, presentano le proprie disponibilità economiche di
produzione e di acquisto in modo che il gestore del mercato possa stabilire un
prezzo di equilibrio per l’energia di ogni ora, insieme all’elenco dei
produttori e consumatori, rispettivamente, chiamati a produrre e che si sono
aggiudicati l’energia per il consumo.
Riguardo alla valutazione dei sussidi dannosi all’ambiente
(oltre che alle tasche di chi paga tasse e bollette), i numeri sono clamorosi e
coincidono con quelli già denunciati nella campagna Radicali Italiani–Legambiente
#menoinquinomenopago e ripresi tra l’altro da un articolo
del sottoscritto e di Edoardo Zanchini su lavoce.info: oltre 5 miliardi di € nel
2014 di sussidi al consumo di combustibili fossili soprattutto ai trasporti
stimati dalla Ragioneria Generale dello Stato, e oltre un miliardo a vantaggio dei
grandi o intensivi consumatori manifatturieri attraverso le bollette elettriche.
Riguardo all’effetto sul mercato elettrico di un disincentivo alle emissioni-serra dei combustibili, Antenucci e Governatori mostrano
che esso non solo, com’è ovvio, rende meno conveniente la produzione elettrica
a carbone (quella con più emissioni), ma favorisce quella di alcune fonti
rinnovabili, a causa dell’effetto di rialzo del prezzo dell’elettricità di cui
esse si avvantaggiano. Questo però non vale per tutte le fonti elettriche
rinnovabili, ma solo per quelle i cui meccanismi di incentivo si aggiungono, ma
non la sostituiscono, alla vendita dell’energia sul mercato. Per questo tipo di
impianti, concludono gli autori, una carbon tax può essere associata a una
riduzione degli incentivi a loro dedicati, senza per questo danneggiarne la
redditività.
Morale: non è una bestemmia ridurre anche retroattivamente alcuni
dei costosi sussidi alle rinnovabili se nello stesso tempo si introduce una
carbon tax.