Può l'energia elettrica all'ingrosso essere venduta gratis? In
qualche caso, sempre più frequente, succede. Come in vari giorni in Spagna lo
scorso aprile, ma perfino in Italia, dove anche all'ingrosso l'elettricità è
ancora più cara che nei paesi confinanti, ci sono state di recente ore in cui al
Sud l'energia veniva fornita senza remunerazione nella borsa elettrica.
Com'è possibile? I fedelissimi di Derrick naturalmente lo
sanno, ma per i nuovi arrivati forse è il caso di dare una piccola spiegazione.
Borse elettriche come quella italiana prevedono che tutti gli operatori che
fanno offerte di vendita di energia vengano per ogni combinazione di ora e di
zona remunerati al prezzo richiesto dall'impianto più esoso tra quelli
necessari a soddisfare la domanda. Contrariamente a quel che si potrebbe
pensare di primo acchito, la maggior parte degli esperti ritiene che questo sia
il meccanismo più efficace per la concorrenza.
Ebbene: nei casi-limite di cui
stiamo parlando, l'offerta di energia di impianti a costi variabili nulli e con
diritto a incentivi è sufficiente a soddisfare l'intera domanda, e quindi il
prezzo in borsa si annulla essendo nulla la richiesta economica in borsa anche
dell'ultimo impianto necessario. Ma anche nei casi più frequenti in cui la
capacità rinnovabile non soddisfa l'intera domanda, essa spiazza gli impianti
termoelettrici più costosi e porta il prezzo in borsa a un livello che remunera
i soli costi variabili, ma non quelli d'investimento e mantenimento, delle
centrali a gas, quando vengono accese.
È sostenibile per i produttori? Sì per gli impianti da fonti
rinnovabili incentivati fuori borsa e in parte per il carbone finché i prezzi
dei permessi ad emettere CO2 restano depressi. Gli altri, invece, rimangono spenti
a meno che non vengano chiamati a fornire servizi di riserva o di flessibilità
dal gestore della rete.
Il risultato è che, se prima che le fonti rinnovabili
elettriche prendessero così tanto piede le borse elettriche riuscivano a
remunerare anche le centrali convenzionali, ora non più. Da un lato è una
normale evenienza visto che il settore ha eccesso di capacità e che una parte crescente
dell'offerta ha costi variabili bassi. Dall'altro è una distorsione se si tiene
conto che gli incentivi alle rinnovabili, di norma più alti dei costi variabili
delle centrali convenzionali, non sono computati nell'ordine di merito della
borsa. Ma è una distorsione voluta e necessaria, perché le fonti rinnovabili per
decisione strategica politica devono avere la precedenza sulle altre.
Ciò che
non è voluto è che i produttori da fonti convenzionali, in parte indispensabili
a fare da backup alle rinnovabili, se non trovano altre forme di remunerazione
sufficienti a mantenersi in esercizio possano decidere di chiudere.
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