lunedì 19 settembre 2022

Condizionatori irragionevoli (Puntata 542 in onda il 20/9/22)

A Derrick abbiamo già parlato di condizionatori. Qualche tempo fa osservavo come tentare di rendere artificialmente vivibile un mondo torrido a volte porti a paradossi, o situazioni angoscianti, come quelle di vicoli che diventano invivibili perché ospitano le unità esterne delle pompe di calore che buttano fuori il caldo, o in generale di città infrequentabili se non dentro centri commerciali iperraffreddati (ne ho esperienza recente nel sudest asiatico).

Il tutto con consumi i cui effetti sul clima peggiorano ulteriormente cose, almeno finché useremo le fonti fossili di energia.

Oggi su questo tema abbiamo ospite in voce la giornalista e autrice Simona Bonfante, che ringrazio. Sentite con che storia.

Ringrazio Simona Bonfante, il cui sito è www.kuliscioff.com, e attendo aggiornamenti sulla sua storia.

martedì 13 settembre 2022

"Disaccoppiamento" tra prezzo dell'elettricità e del gas? (Puntata 541 in onda il 13/9/22)

Finestra a Regensburg (foto Derrick)
Non mi sembra che le questioni della crisi energetica siano qualitativamente molto cambiate negli ultimi mesi. Gran parte degli appelli sono sempre in favore della protezione di famiglie e imprese dai prezzi alti e dell’istituzione di un tetto al prezzo che in realtà può voler dire molte cose diverse e su cui per ora l’UE non ha trovato una quadra.

Forse la quadra non si trova perché alcuni degli obiettivi sono contrastanti. Tenterò, vista la brevità della trasmissione, di fare una serie di affermazioni per forza di cose non troppo dettagliate ma spero rilevanti e che sintetizzano le idee che mi sono fatto.

-        Se temiamo il razionamento, dobbiamo limitare il più possibile il prezzo politico dell’energia. Questo perché un prezzo più basso di quello di mercato tenderà naturalmente a produrre una domanda maggiore dell’offerta disponibile a quel prezzo e quindi a rendere ineluttabile proprio il razionamento. Questo lo sostiene per esempio Daniel Gros del Centre for European Political Studies, che ricorda quanto è fondamentale ora consumare poco e quindi fornire incentivi a farlo.

-        Una conseguenza, che mi permetto di lanciare come proposta di Derrick, è che i prezzi calmierati dovrebbero essere limitati a un fabbisogno di necessità, per esempio in base a una stima dei consumi necessari a riscaldare una casa in una determinata zona climatica in coerenza ai nuovi parametri stabiliti dal Governo. È facile calcolare queste quantità? No, ma nemmeno impossibile darsi dei criteri standard ragionevoli. E i nuovi contatori “smart” del gas letti a distanza permetterebbero di applicare la norma senza bisogno di mandare improbabili investigatori a vedere chi ha la caldaia accesa. Superata la soglia di moderazione, chiamiamola così, il prezzo sarebbe quello di mercato, senza sconti.

-        Poi c’è la questione del cosiddetto disaccoppiamento tra prezzo dell’elettricità e quello del gas, che mi sembra più che altro uno slogan scarsamente fattibile. Provo a dire perché.
Se per fare l’ultimo MWh di elettricità necessario serve usare il gas, non è affatto strano che il prezzo del megawattora a gas diventi il riferimento del mercato di breve termine. Gli accordi commerciali di lungo periodo all’ingrosso o al dettaglio a prezzo fisso o con criteri non necessariamente legati al gas non sono mica vietati, esistono, anche se oggi inevitabilmente vengono rinnovati a prezzi molto più alti. Ma è normale che la fissazione di un prezzo fisso risenta delle condizioni momentanee di scarsità, così come è normale che chi ha comprato a prezzo fisso con contratti lunghi prima della crisi oggi venga premiato.

In altri termini, non riesco a capire come sul mercato a pronti della borsa elettrica, che è quello che serve appunto a bilanciare domanda e offerta ora per ora, il prezzo di mercato possa essere diverso dal costo marginale della risorsa. Che – lo ricordo – nelle ore in cui le rinnovabili soddisfano tutta la domanda diventa anche nullo, o, dove le regole non lo impediscono come in Germania, negativo (cioè i clienti vengono pagati per consumare i sovrappiù momentanei di energia).

Se quest’ultima parte suona non chiara almeno per chi non si diletta di economia o energia. Se sì fatemelo sapere e magari proverò a riformulare meglio.

lunedì 1 agosto 2022

Un inverno senza funghi (Puntata 538 in onda il 2/8/22)

Consumo evitabile?
Speriamo di poter ricordare il luglio 2022 come un caso estremo di caldo e siccità. La tendenza purtroppo non è invece quella di un fenomeno isolato rispetto all’andamento degli ultimi anni.

Una cosa che dovrebbe spaventarci ancora più del caldo in sé sono certe sue conseguenze secondarie, che mostrano come l’adattamento alle nuove condizioni climatiche abbia in realtà le gambe cortissime e dipenda da attività, tecnologie, infrastrutture che in realtà finiscono per andare esse stesse in crisi o per peggiorare la situazione generale causando effetti indiretti avversi sul clima.

La linea verde della metropolitana di Milano, che percorre molti chilometri all’aperto, ha dovuto nei giorni peggiori ridurre la velocità a causa della temperatura troppo alta dei binari che ne modifica in modo pericoloso le caratteristiche fisiche. Trenord (già peraltro nota per i suoi frequenti disastri operativi) ha fatto saltare molti convogli forse per difficoltà della rete aerea di alimentazione dovute alla temperatura. Per inciso: i cavi elettrici oppongono più resistenza alla corrente quando sono più caldi: si tratta di un circolo vizioso che viene attentamente monitorato nelle reti elettriche proprio per evitare che segmenti di linea vadano in avaria in un effetto-domino di sovraccarichi che se incontrollato può causare un blackout.

Gli stessi condizionatori di treni e altri mezzi pubblici diventano insufficienti quando le temperature sono estreme. In compenso, funzionano al massimo della loro potenza contribuendo al consumo addizionale di energia elettrica che dev’essere fatta a gas, con tutte le conseguenze che sappiamo.

Il funzionamento dei condizionatori in città ha anche conseguenze per certi versi amare dal punto di vista della distribuzione del benessere. I condizionatori sono infatti pompe di calore: usano energia per portare il calore da luoghi già più freschi (all’interno) a luoghi più caldi (all’esterno), mentre se usati d’inverno fanno il contrario. Di conseguenza, l’energia che usiamo per raffrescare gli edifici ha l’effetto di riscaldare le strade, oltre che quello di surriscaldare il clima a causa dei gas-serra dovuti alla quota di energia necessaria ancora fatta con i combustibili fossili.

Ma capita anche, camminando in strada, di sentire uscire il fresco da ingressi di edifici che sono climatizzati ma a causa delle porte aperte lo disperdono. Agnes Pannier-Runacher, la ministra francese per la Transizione ecologica, ha annunciato che d‘ora in poi simili pratiche in Francia saranno sanzionate.

Sapete come la penso: le istituzioni in casi come questo hanno il dovere di guidare i comportamenti dei cittadini.

Chissà cosa penserà il prossimo inverno la ministra francese di quei cosiddetti “funghi” a GPL con le bombole, con cui sempre più spesso bar e ristoranti rendono frequentabili i dehors anche quando fa freddo. Voglio vedere se nella stagione del rischio di razionamento energetico ci toccherà assistere ancora a uno spreco del genere. (Facile controdeduzione è che i funghi usano credo bombole di GPL, che è un derivato del petrolio, e non metano. Resta a mio avviso l'opportunità di moderarne i consumi, anche se il petrolio è cresciuto molto meno del gas naturale).