domenica 13 febbraio 2022

Catalogo dei sussidi dannosi all'ambiente, IV edizione (dati 2019-20) (Puntata 515 in onda il 15/2/22)

Ciclabile Assisi-Spoleto
È finalmente uscita l’ultima edizione di un documento particolarmente caro a Derrick, di una rilevanza economica tanto alta quanto il sistematico oscuramento dei suoi dati nel dibattito politico e nella conoscenza del pubblico: il Catalogo dei sussidi dannosi e favorevoli all’ambiente del Ministero della Transizione Ecologica.

I dati son presto riassunti: ancora nel 2020 l’Italia usava i sistemi fiscale e parafiscale (bollette) per dare oltre 20 miliardi di euro di soldi pubblici ad attività dannose all’ambiente, una cifra di quasi 3 miliardi maggiore di quella dei
sussidi vantaggiosi e inferiore solo al dato del 2019, inversione di tendenza questa dovuta purtroppo alla congiuntura e non a un cambio di politiche.

Il Catalogo è ormai anche un compendio di teoria economica e di analisi internazionale in materia, eppure son certo che di nuovo non basterà a prevenire nemmeno le più disinformate delle controdeduzioni che a ogni edizione tocca sentire. Tipo che uno sconto fiscale non è un sussidio.

Si arricchisce in questa edizione di approfondimenti, tra le altre cose, su:

  • uno dei suoi punti più controversi: la valutazione del sussidio costituito dalle minori accise sul gasolio per autotrazione rispetto alla benzina;
  • il regime delle royalty su energie minerarie (a dir poco d’attualità, visto che è tornato in auge il sogno autarchico del gas nazionale, come se fosse quasi gratis e abbondante);
  • le norme internazionali su navigazione aerea e in mare (laddove nella prima finalmente si vede una riduzione dei sussidi grazie alle politiche europee in materia);
  • le tariffe idriche e dei rifiuti;
  • l’economia circolare.

Da notare tra i sussidi dannosi l’opportuno inserimento del “capacity market”, il sistema che usa la parafiscalità delle bollette per ripagare interamente costi di capitale di nuove centrali perlopiù termoelettriche.

Sempre impressionanti i numeri sulle aliquote agevolate dell’IVA. (Un caso tra gli altri: che senso ha l’IVA al 4% per la cessione di fabbricati residenziali da parte dei costruttori? Ok, serviva per rilanciare il settore. Ma oggi non basta il superbonus per l’efficientamento del patrimonio esistente? Siamo ancora a regalare soldi pubblici al consumo di suolo? Parliamo di oltre due miliardi, che fa benissimo il MiTE a considerare un sussidio dannoso contro il parere della commissione sulle spese fiscali la quale lapalissianamente lo considera una semplice “aliquota differenziata”).

Della cifra totale dei sussidi dannosi, poco meno di 10 miliardi (la metà) riguardano l’energia. Ne consegue che il deficit tra sussidi buoni e cattivi in seguito alle varie norme salvabollette (che addirittura hanno aggiunto una tassa sulle rinnovabili) è destinato ad aumentare di molto, a meno di non correggere la logica e le condizionalità con cui gli aiuti vengono attribuiti.

Smetterebbero di essere dannosi all’ambiente, credo, se non dipendessero dai consumi effettivi ma da quelli standard basati su tecnologie efficienti, oppure se fossero subordinati ad azioni di efficientamento o all’adozione di tecnologie meno dannose per la salute e il clima.

Il comitato interministeriale per la transizione ecologica si è impegnato a una proposta di programma di superamento dei sussidi dannosi all’ambiente da presentare entro metà 2022. Visto il rischio di esplosione di cui sopra, forse intervenire non è mai stato così urgente.


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